Slip stravaganti. Galatea si interroga sulla biancheria intima più adatta alla Fede.
Ottobre 18, 2009

Cari Anskij e Ghino,
mi rivolgo a Voi, che siete la mia luce nel nuovo cammino di santità da me intrapreso, per emendarmi da anni di bieco laicismo. Ahimè, abbandonata l’oasi di pace del Convento delle Accucciate di Villa Certosa, sono tornata al secolo per dare testimonianza della mia fede rinnovata. Non è dato infatti, a chi come me è stata alfine sedotta dalla Grazia, di ritenerla per sé: è d’uopo che chi è stata toccata vada per il mondo a darne le lieta novella, per fa sì che tutti i miscredenti sappiano come il venir toccata dalla Luce di Fede che ha il suo fulcro in Villa Certosa cambi la vita di una fanciulla e la renda per sempre diversa da ciò che era prima, quando ancora non l’aveva toccata nessuno.
Lasciando l’eremo, il nostro beneamato Premier mi ha salutata come si conviene, facendomi dono di alcuni piccoli segni che rendono noi Toccate dalla Grazia riconoscibili quando erriamo fra i miscredenti: un paio di ciondoli a farfalla da sgranare come un santo rosario durante le veglie notturne, una tartarughina da appendere al cordone della guepiere, e qualche baule di vestiti firmati comperati nelle boutiques di Porto Rotondo, perché non si può lasciare che i laicisti sguazzino nella loro facile ironia vedendo noi Toccate dalla Grazia vestite di stracci da pochi euro. Come ben sa il Santo Padre, lo sfarzo nel vestire è il più sicuro sintomo di vera macerazione interiore, e nulla più certifica un animo portato a comprendere le sofferenze dei poveri che una cappa bordata di zibellino, un camauro di damasco o delle ciabattine di Prada. Al fine di mortificare però il corpo in ogni momento della mia missione nel secolo, ho scelto di portare con me per calzarli sempre solo sandali da sera tacco dodici, che, come ogni donna ben sa, sono una tortura più dolorosa che non tutti i cilici della Binetti.
Miei cari Anskij e Ghino, vi confido che ero così soddisfatta di come mi ero comportata fino a quel momento, che mi recai a prendere il volo di stato con nel cuore una letizia ed una casta e pura gioia mai provate prima, neppure quando avevo raggiunto il Premier ai piedi del lettone di Putin per recitare assieme a lui, in ginocchio come si conviene alle aderenti al nostro ordine, le preghiere serali. Ma ahimè, come voi ben sapete, è proprio in questi momenti in cui più il nostro cuore si sente colmo di felicità che è sempre in agguato il Maligno. E’ stato proprio allora che con orrore e smarrimento mi sono ricordata che quella mattina, nella fretta di preparare i bagagli, avevo infilato distrattamente, senza pensarci, un paio di slip color turchese, retaggio del tempo infelice in cui, ancora non tocca, trascorrevo il mio tempo con i biechi laicisti, rotti ad ogni perversione, prima fra tutti quella per l’abbigliamento stravagante.
Fratello Anskij e Fratello Ghino, io mi rivolgo a Voi ben sapendo che non sono degna di invocare il Vostro ausilio, dopo che questo increscioso incidente ha dimostrato quanto ancora sia labile la mia fede, e sia io pronta a cadere vittima delle tentazioni con una facilità preoccupante, ma solo Voi posso invocare in questo momento, in cui mi ritrovo qui, sola, ottenebrata dai sensi di colpa. Ho ancora addosso questi slip turchesi. Per emendarmi dal mio peccato, mi aiutate a toglierli?
Vostra, pronta ad ogni penitenza
Galatea
Ottobre 18, 2009 at 5:31 pm
[...] Ma faccio atto di contrizione da Anskij&Ghino. [...]
Ottobre 18, 2009 at 5:32 pm
[...] Ma faccio atto di contrizione da Anskij&Ghino. [...]
Ottobre 18, 2009 at 6:04 pm
Son cose gravissime…
Ottobre 18, 2009 at 7:36 pm
@->Frap: Eh, ma dovevi colorare di turchese gli slip, ostrega!..
Ottobre 18, 2009 at 8:36 pm
Ah, ehm, scusa… ma intendi così o così ?
Ottobre 18, 2009 at 9:13 pm
@frap
vedo che finalmente stiamo entrando nel vivo delle argomentazioni, specialmente con la seconda illustrazione. siamo in piena sintonia con le posizioni cattoliche.