E poteva mancare l’indispensabile messaggio di Sua Eccellenza in prossimità delle elezioni? Esticazzi, certo che no. D’altronde, se al gregge ogni tanto non gli fai sentire il ringhio del cagnaccio, si sa che le pecorelle possono sbandare. E allora Mons. Luigi Negri sostituisce allo zuccotto viola la coppola mafiosa e riprende i suoi insostituibili ammaestramenti.

Nell’approssimarsi di questo doppio importante appuntamento socio politico il Vescovo sente in coscienza il dovere di ribadire alcuni punti che sono sostanziali, e quindi, normativi per l’atteggiamento che i cristiani sono chiamati ad assumere in questa occasione.

1. Il magistero del Vescovo, (le lettere pastorali, i ripetuti interventi nei momenti della vita delle varie comunità parrocchiali), ha riproposto continuamente che il cristiano è chiamato a percorrere un itinerario, personale e sociale, che va, senza soluzione di continuità, dalla fede alle opere. La fede non può non diventare cultura, non può non dettare criteri etici e sociali, per un intervento originale nella vita della società. L’impegno attivo a partecipare alla tornata elettorale è pertanto non un fattore facoltativo ma necessario, per la verità dell’esperienza di fede.

Solito pugnettone isterico volto a riconfermare i noti privilegi. Abbiamo anche spostato i confini del “la chiesa non fa politica” a “la chiesa deve fare politica”: Sua Eccellenza Mons. Bagnasco aveva nel frattempo spiegato i passaggi intermedi con passamontagna, piede di porco ed esplosivo al plastico. Attendiamo ancora spiegazioni da quei politici cattolici che coi loro paralogismi calligrafici da rivista parrocchiale ci avevano spiegato che la chiesa non interferiva in alcun modo con i processi legislativi.

2. Debbono essere privilegiate formazioni socio politiche e singoli candidati che garantiscano una fedeltà viva ed operativa ai principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa. Sinteticamente essi sono: la centralità assoluta della persona umana, nella sua dignità e responsabilità; il rispetto e la difesa della sacralità della famiglia fondata sul matrimonio che si esprime nell’assunzione responsabile della paternità e della maternità e della educazione dei figli.

Allora: a seguire al dettaglio le istruzioni di Sua Eccellenza niente Bossi, niente Berlusconi, niente Fini, niente Casini. Insomma, Monsignor Luigi Negri, tra le righe, invita a votare a sinistra. Per una volta, smessi i panni del prete-pasdaran, indossa quelli del prete-operaio.

Non meno grave è il compito di promuovere la indisponibilità della vita umana a qualsiasi forma di potere mondano. La vita umana deve essere riconosciuta ed amata in tutti gli stadi dell’esistenza, con un’opposizione forte a qualsiasi tentazione manipolatrice, ed a qualsiasi, ipocrita deriva di carattere eutanasico. Occorre poi lavorare attivamente perché la liberta di educazione e di cultura possano essere riconosciute ed attuate anche in questo territorio. Il Vescovo ritiene assolutamente intollerabili gestioni del problema adolescenziale e giovanile che risultino, di fatto, connivenze con le devianze di alcolismo e di droga. Tali principi dovrebbero ovviamente essere alla base dei programmi di singoli o di coalizioni che intendano coniugare questi principi della Dottrina Sociale della Chiesa con le condizioni le esigenze e i problemi delle popolazioni di questo territorio. I problemi reali devono essere illuminati dai principi, non i principi essere di fatto estromessi dal “piccolo cabottaggio” istituzionale ed amministrativo. I principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa sono proposti in modo inequivocabile solo dalla Autorità della Chiesa.
L’autorità della Chiesa giudicherà persone coalizioni ed amministrazioni, tenendo presente esclusivamente la fedeltà vera a questi principi fondamentali.

Traduzione: Berlusconi può anche fare le prove-bukkake con delle quindicenni. A me e agli altri non ce ne frega un cazzo.

Per quanto riguarda le elezioni europee: il Vescovo non può non comunicare il suo profondo disagio per atteggiamenti e decisioni che hanno informato, negli ultimi anni, l’unione Europea e le sue strutture operative. Abbiamo assistito a posizioni discriminatorie e vessatorie nei confronti dei valori della tradizione cristiana e anche nei confronti di persone che li testimoniavano coraggiosamente nella vita politica europea. L’Unione Europea ha preteso più di una volta di interferire nella libertà del magistero papale aprendo pubblicamente polemiche disinformate ed intolleranti. L’Unione Europea e le sue strutture operative sono, oggi come oggi, un luogo di serio e continuo attentato alla libertà della Chiesa ed alla varietà delle culture dei popoli europei. Per questi motivi, il Vescovo ritiene che sia assolutamente necessario, utilizzando la possibilità della preferenza, mandare in Europa personalità di limpida cultura cattolica e disposti al sacrificio di una testimonianza pubblica, anche quando richiedesse sacrifici. Non è certo il momento di mandare in Europa piccoli funzionari che hanno concluso la fase locale della loro carriera politica o personalità stravaganti, ma senza dignità culturale e senza reale amore al bene comune. Il popolo della Diocesi sappia utilizzare fino in fondo la possibilità che gli è data di un voto “qualificato”. Il Vescovo implora sul popolo, impegnato in questi importanti scadenze elettorali l’aiuto e la protezione della Beata Vergine delle Grazie, che in tempi non meno tristi di questi ha assicurato a questo popolo conforto e sostegno nella quotidiana testimonianza della fede.

Traduzione: vota PdL, me lo ha detto anche la Madonna, ieri, mentre giocavo a tressette.

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La seguente è invece una dichiarazione a seguito della nota dell’Asur Marche che invitava i medici regionali a rispettare la legge e a prescrivere la pillola del giorno dopo.

Siamo di fronte all’ennesima prova del disprezzo della legalità e della libertà della persona. Quali sono i motivi di necessità  che spingono ad adottare una direttiva di questo tipo? Il tema della pillola abortiva è delicatissimo da più punti di vista. Obbligando la prescrizione, si impone, di fatto, una via che chiunque deve poter decidere di rifiutare. Non mi sembra possibile. Prima è stato consentito l’omicidio forzato di Eluana, ora si obbliga a praticare l’aborto. Spero proprio che non sia un diktat  perché tutti i medici devono poter essere obiettori. E se si priva la libertà anche di un solo sanitario, viene meno uno dei principi fondamentali della Costituzione. Questa è una dittatura, e in Italia si parla sempre più spesso di azioni dittatoriali. E’ ora che la gente si faccia qualche domanda in più. I medici devono resistere in nome della libertà.

Queste facce di merda e treccartari del cazzo sono meravigliosi: pronti a calpestare la Costituzione quando essa sancisce il diritto a rifiutare le cure, e a farsi forte di essa con interpretazioni bizantine se un pertugio ne può consentire l’interruzione di pubblico servizio, che però resta comunque un reato; difensori instancabili della “libertà”, che però deve essere amministrata da loro che sono uno stato totalitario e non ammette alternative. L’inconsistenza delle loro argomentazioni è così desolante che possono trovare spazio solo in paesi dall’identità incerta ed usi a diventare colonie. Non sono altro che buffoni col cervello in merda, pedofili impenitenti, piccoli truffatori da osteria, giocolieri da teologia di strada e balilla ignoranti che ammorbano la vita civile e tutto gratis grazie ai soldi dei contribuenti. Bisognerebbe prenderli a calci in culo su e giù per la via Emilia per qualche migliaio di chilometri: gli scarafaggi hanno una lunga autonomia.

Politely.

maggio 28, 2009

Ti han sempre detto che bisogna essere educati : non puoi esser brusco con chi si esprime in modo diverso da te.
Devi pesare le parole.
Anche se chi hai di fronte ha detto cose assurde che non condividi, o ha esposto idee balzane che non ti appartengono, o si è prodotto in autoelogi che mai ti sogneresti di tributarti, specie se tu fossi lui, devi respirare profondamente ed essere garbato.

Poi leggi sui giornali locali che alcuni candidati d’una lista locale,che conosci come rinomati perdigiorno, si definiscono “imprenditori modello”, “lavoratori indefessi”, “splendidi e tecnologici”.
Leggi poi che una candidata, di un’altra lista locale, chiede il voto invocando “ il ricambio generazionale,fuori i tromboni dal consiglio comunale” ; consiglio comunale ove, ti viene in mente, costei siede dal 1990, o forse anche prima, e mai che avesse letto una delibera prima di votarla .

Ti han sempre detto che bisogna essere educati.
Sì.
E’ vero.
Però hai deciso che a questi,quando li incontri in giro, magari anche stasera stessa,a fanculo li mandi proprio dicendo “vaffanculo” .
Con la dovuta educazione,certo.
Poi,se ci scappa, gli rifili anche una poderosa pedata nel sedere.
Ma con educazione, chiedendo per favore.
Girati così,per favore: pum.
Anzi,visto che hai fatto solo tre metri in volo: rigirati di nuovo, per favore.
Ri-pum.
Educati,bisogna essere.
E che cazzo.

State bene, siate educati.

Ghino La Ganga

Io non so se farei educare i miei figli a Barlusconi.

Ma dopo quel che è successo ier l’altro nella piemontese cittadina di Poirino, ove un padre induceva la figlia ventiduenne a sposarsi con un extracomunitario bisognoso del permesso di soggiorno, dietro il modico compenso di euri mille complessivi da dividersi cinquecento il genitore, cinquecento la figliola, la quale avrebbe utilizzato il contante per raggiungere in Sardegna un’amica mai vista se non su Facebook,penso che il problema sia più profondo e antico della villa di Arcore.

State bene.

Ghino La Ganga

La giusta distanza.

maggio 26, 2009

Sei al mare, ai tavolini di un baretto sulla spiaggia.
Si sta bene,chiacchieri con amici e amiche mentre bevi roba fresca e analcolica.
Due tavolini più in la’ si siedono un paio di ragazze.
Sono belle.
In particolare una.
E’ seduta di fronte a te, mentre il resto del tuo gruppo le dà le spalle.
Capelli a caschetto neri,nasino all’insù,seno e fianchi proprorzionati,occhialoni da sole,gambe perfette.
Son bei momenti : puoi guardarla mentre continui a parlare con gli amici che non la vedono.
Nella conversazione con loro, infatti, inserisci quel pilota automatico che funziona bene già da quando avevi dieci anni ed eri appunto al mare, tua madre ti diceva di stare con la testa all’ombra e tu le rispondevi a tono; mentre in realtà guardavi le amiche di tua sorella che avevano quindici/sedici anni ed erano bellissime mentre si spalmavano la crema sui lettini a due metri da te.
Ti viene in mente che una di quelle amiche di tua sorella,qualche tempo dopo quando tu avevi sedici anni e mezzo e lei ventidue,ti fece un regalo.
Il regalo più bello che una ragazza può fare a un adolescente maschio che ancora non l’ha avuto, quel regalo.
Sì,proprio quel regalo lì.
Fu dolce, quella volta la’:fece in modo che tu capissi che non poteva essere un fidanzamento,che lei era più grande e che tu avresti conosciuto altre ragazze,e che era giusto che non restaste troppo vicini.
Lì per lì non ci restasti molto bene: ma i bei regali non sono eterni,realizzasti poi.
Ti viene in mente che ancora oggi,quando la incontri che è una bella signora sposata e ha figli,vi guardate con molta dolcezza; anche qualche settimana fa,che l’hai vista in centro,lei con un’altra amica di tua sorella, vi siete salutati.
Poi dopo qualche passo ti sei girato a guardarla mentre vi allontanavate, e s’è girata anche lei a guardarti, con quel sorriso lì.

La bella ragazza a due tavoli da te si alza,si avvicina a parlare con un tipo del tavolo vicino a quello dove stai tu, ma gli altri continuano a non vederla.
Sei tu che noti un tatuaggio sulla spalla di lei, che puoi leggere bene perchè adesso è di schiena,è vicinissima a te ed ha un gran bel sedere.
Ma è quel tatuaggio, che vedi.
E’ una bandiera tricolore sventolante, e sotto la scritta.
“L’ITALIA AGLI ITALIANI”
La scritta.

Che ti alzi e le guardi il sedere, ma capisci che non basta a compensare.
Respiri profondamente.
“Tutto bene?”
Chiedono gli altri.
Sì.
Tutto bene.
Mi allontano solo un po’.
Scusate.

State bene.
Ghino La Ganga

Avevamo lasciato qualche anno fa il grande giornalista, apologeta e giocatore di scopa bazzica cattolico alla visione del film “Magdalene” di Peter Mullan, nel quale si mostravano le agghiaccianti violenze e sevizie di cui erano vittime ragazze in un collegio cattolico femminile irlandese. Con il sussiego tronfio del mestatore cattolico, Messori arricciava i suoi baffi da busone in sonno e sentenziava che dopo tale sconcezza e falsità, sarebbe stato opportuno “creare una lega anti-diffamazione per tutelare i cattolici, sul modello della Anti-Defamation League ebraica”.

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Bene, bisogna essere onesti e riconoscere che Messori aveva ragione: il film “Magdalene” era del tutto inadeguato, ma per difetto, dato che il recente rapporto dei giornalisti Colm O’Gorman e Mary Raftery, reso pubblico a Dublino nei giorni scorsi, fotografa una situazione di abusi orribili e pressoché sistematici senza distinzione di sesso. Insomma, roba da lager nazista con il solito corollario mafioso di insabbiamenti, minacce, scuse pelose e preghierine per i colpevoli: ma non si era detto che i nuovi Hitler erano quelli che votavano “sì” al referendum sulla legge 40?

Per cui invitiamo senz’altro Messori ad istituire la lega anti-diffamazione cattolica: magari depositandone l’atto di fondazione presso lo stesso tribunale dove verranno celebrati i primi processi a carico della lobby ecclesiastico-mafiosa autrice delle decennali violenze. Anzi, in quell’occasione lo si potrebbe anche fare incontrare senza scorta con i famigliari delle vittime e le vittime stesse. Sono certo che come primo passo della sua lega, sarebbe un successone.

Una colonna della madonna.

maggio 23, 2009

Dalla modifica dell’elezione del Sindaco,nell’ormai lontano 1993, è un classico: se hai culo, e la tua lista capita incolonnata giusta-giusta a fianco del candidato primo cittadino, si becca quantomeno un 5% in più di quel che meriterebbe,gentile omaggio dell’elettore italiano medio che – timoroso di sbagliare,che di segni sulla scheda può metterne genialmente anche due – schiaffa la crocetta lì, sul primo simbolo a lato, così è sicuro : “cazzo,vuoi vedere che faccio bene?”

Sicchè il giorno in cui si sorteggiano le posizioni in lista vedi tutti che fanno il tifo: amuleti, cornetti rossi, cipolle,ferri di cavallo.
Quando arriva l’estrazione giusta, ecco lì il rappresentante di lista che caccia due-tre bei moccoli liberatori, viva la colonna, viva la madonna e tutti gli angeli in colonna.

Il giorno dopo le elezioni, poi,c’è il vero spettacolo: altre madonne e angeli in colonna,perchè capita che il tapino, che ha schiaffato il segno lì a caso per non sbagliare, magari ha anche scritto come preferenza il nome di uno che non è in quella lista.
Sicchè il votato se la piglia in quel posto e perde un voto.

Oppure, il tapino che cerca di non sbagliare non ha proprio messo nessuna preferenza, da vero italiano medio: perciò si ritrovano eletti candidati che han preso tre preferenze,ma che stanno in una lista che – grazie appunto a quell’incolonnamento fortunato – s’è presa un dieci percento cha mai avrebbe sperato, e magari aveva perfino fatto fatica a raccoglier le firme.

S’era proposto di cambiare le schede elettorali: il nome del candidato sopra, e tutte le liste sotto, magari a una certa distanza.
Mannò,mannò,han detto i parlamentari: vuoi togliere a questo paese il vero brivido che l’anima da tempo, ossia il superenalotto in ogni luogo e sede del paese?

Dunque avanti così: tutti in colonna, sperando che sia quella buona.
E se va male, c’è sempre in colonna la madonna: quella del giorno dopo.

State bene.

Ghino La Ganga

Rimontare subito.

maggio 21, 2009

La cronaca: giorni fa,il parroco Don Alvaro di Gambettola (FC) – città nota ai più per aver dato i natali a Luciano Lama – è stato arrestato per aver abusato d’un ragazzetto del luogo.
Le prove parrebbero esser schiaccianti: difatti,per qualche giorno, la competente Diocesi di Cesena è rimasta tramortita.
Ma ier l’altro s’è riunito il Consiglio Pastorale gambettolese,alla presenza del Vescovo Antonio Lanfranchi.
Questi s’è prodotto,inizialmente,in una costernata scusa ai parrocchiani :
“so quanto sia profonda la vostra ferita e voglio farvi percepire la mia vicinanza; per un vescovo ogni sacerdote è come un figlio.”

Poi ha iniziato la rimonta :
“Don Alvaro ha inoltrato domanda di perdono che andrà valutata”.

Poi ha cominciato a scalare sempre più rapido:
“Potevamo accorgercene prima,e non ordinarlo sacerdote? Rispondo che è stato un errore ordinarlo, ma questo con il senno di poi”.

Sempre più rapido,sua eccellenza ha proseguito :
“Mi sono sentito tradito. Al momento dell’ordinazione e durante il suo cammino nulla faceva presupporre questo epilogo”.

Ah,ecco.Ma chi lo fermava più,il Vescovo:
“Bisogna che ora ci facciamo consolatori l’un l’altro,come diceva San Paolo. L’importante è capire che le persone possono tradire,Dio no.quindi dico a tutti di continuare a spendersi nel proprio percorso educativo”.

Indi la parola è stata data al pubblico.
Ha iniziato Ramona Baiardi della Caritas:
“La nostra preghiera va al ragazzo offeso e alla sua famiglia, ma anche ( SIC) a Don Alvaro visto che non sta a noi giudicarlo”.

Poi voci sparse:
“ E’ un duro colpo,ma non vogliamo per questo piangerci addosso(SIC).Abbiamo due campi scuola,il centro estivo,la cresima a settembre e tanti altri progetti (SIC)”.

Infine :
“Speriamo che dalla Diocesi arrivi presto un parroco in appoggio,anche per un periodo limitato”.

E che diamine: è solo un incidente del cavolo in un campionato spettacolare,bisogna rimontare subito.

State bene.

Ghino La Ganga

Con il loro nome.

maggio 20, 2009

All’appena terminato salone del libro di Torino c’era anche Maurizio Ferraris, autore di “Piangere e ridere davvero.Feuilletton” , che dovrò leggere.

Se ho ben capito, il Ferraris parte ruicordando come il “pop” avesse come scopo quello di utilizzare le icone della società dei consumi, al fine di elevarne gli stili al rango di fenomeni culturali pari a quelli di forme espressive considerate alte: Roy Lichtenstein al pari di Piero della Francesca, per intenderci.
Indi,rileva come oggi vi sia anche un fenomeno opposto, definibile come il “papi”, consistente nell’utilizzare posizioni istituzionalmente o culturalmente riconosciute come importanti, per lanciare segnali “bassi”,assai vicini al sentire delle persone meno interessate al sapere: ed idealmente mettendosi al loro stesso livello,sì da ottenerne un pieno consenso.
Sicchè è “papi” non solo il Berlusca, ma tanti personaggi pubblici che,dal ruolo istituzionale,si sono prodotti in esercizi come quelli appena ricordati: ad esempio Lady Diana, o – sempre per restare in Inghilterra – il Tony Blair.

Tuttavia,non mi sento ancora di condividere tutti i distinguo dell’autore.
Anzi: Vi dirò che,pur da appassionato d’arte, comincio ad essere un po’ stanco di fare tutti ‘sti distinguo, e di dover rileggere i gesti e le vite di certuni,assai poco artistici, come plausibili se osservati sotto una luce diversa.

Ho invece una gran voglia di cominciare a chiamare le persone secondo categorie tradizionali.

Per me Berlusconi non è “papi”: è un condannato dalla giustizia italiana. .

Per me Lady Diana non era “papi”: era una donnina inutile.

E Tony Blair non è “papi”: è un uomo stupido.

Ecco.

State bene.

Ghino La Ganga

Vi ricordate l’argomento ontologico di quel simpatico campanellaro di Anselmo, quello secondo il quale la semplice pronuncia del nome di Dio – quis maius cogitari nequit – non ne implica necessariamente l’esistenza ma “solo” certifica la presenza di una parola divina, scaturigine di una gia’ esistente funzione significante e precipitato della rivelazione? Bene, attraverso i soliti paralogismi da gran filosofo piazzista tipo Aiazzone alla guida della sua playstation teologica, l’unica roba di un certo interesse che si puo’ ricavare da quel perditempo e’ che il linguaggio riveste e presuppone se stesso e che quindi il bonario coglione non stava fondando una visione di Dio, quanto una visione del linguaggio stesso.

Bene, arriviamo alle metafisiche dichiarazioni dell’altro ieri di Eugenia Roccella e vediamo come si leghino perfettamente al pensiero del grande treccartaro. La straordinaria filantropa, economa, bibliotecaria e ondina cattolica rispondeva al leader del Partito Democratico Gianfranco Fini il quale, stanco della tutela dei cattolici data in appalto all’On. Franceschini, faceva presente che “le leggi approvate in Parlamento non devono essere ispirate da principi religiosi”.

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Esticazzi! La nostra Eugenia e’ partita a marce forzate come Clorinda in difesa dei cattolici e del Vaticano, poveri martiri con le pezzuole ai piedi e vittime insanguinate dell’ennesima sortita laicista. La grande filosofa cattolica non solo difendeva a spada tratta il diritto del Vaticano di fare le leggi come cazzo vuole lui, ma rispondeva anche nel frattempo ad un manipolo di giornalisti comunisti, di cui presentiamo un breve ma significativo stralcio.

Giornalista: “Nel disegno di legge sul fine vita idratazione e nutrizione sono obbligatorie…

Roccella: “Non sono obbligatorie: non e’ possibile rifiutarle“.

Aspettate che lo riscrivo: “Non sono obbligatorie, non e’ possibile rifiutarle“.

Ecco, qui siamo oltre l’uso del linguaggio come rivelazione divina, come catena significante informata dall’avvento, come evento semantico che partecipa dell’universale e dell’Essere. Qui saltiamo Anselmo e andiamo direttamente alla settima lettera di Platone, quella sullo statuto della “cosa stessa”. Secondo Platone la cosa del pensiero e’ onoma, il nome ovvero il significante come gia’ nella logica stoica, logos ovvero la definizione ed il suo significato virtuale, eidolon ovvero immagine e referente attuale, nous o conoscenza che si possa qualificare come scientifica, e infine il presupposto stesso della conoscibilita’ della cosa, la sua “verita’”.

Queste parole della Roccella (“non sono obbligatorie: non e’ possibile rifiutarle“), nella loro folgorante genialita’, non possono che fare riflettere sull’ipotesi stessa del linguaggio e sul suo statuto ontologico. Non solo che cazzo lo usino a fare delle beghine rivoltanti e ignoranti di qualsivoglia nozione di scienza e diritto – che poi non gli serve, perche’ tanto sono cattoliche! – ma sulla stessa natura della significazione, sul linguaggio che pensa se stesso (che “si accatasta” su se stesso): ritorna ancora Platone, questa volta dal Fedro, e la sua svalutazione della scrittura. Certo, se avesse sentito la Roccella, probabilmente avrebbe bruciato tutti i suoi dialoghi: “Se dopo duemila anni di catena significante la gente ti prende ancora per il culo cosi’ – avrebbe pensato – tanto vale mandare tutto a massa e imbarcarsi su una triremi in direzione Siracusa, dove si mangia il pesce  e c’e’ tanta figa buona, sia locale che della Bitinia“.

Posto insomma il linguaggio che “tradisce” sia nel senso comune ma anche come quello dell’ut tradunt, il “come tramandano”, l’unica cosa che puo’ venire in soccorso alla Roccella e’ appunto la tradizione cattolica della truffa e del raggiro morfemico – l’Illuminismo e’ superfluo perche’ gia’ illuminava Cristo, chi spara non e’ contro la vita come chi e’ pro-choice perche’ quella li’ e’ piu’ vita dell’altra etc. A questo punto, la nostra ammirazione per il superbo sottosegretario cattolico e’ talmente inusitata che ci sentiamo in dovere di adottare le sue raffinatissime analisi sul linguaggio come “chimera”.

Non e’ un demente idiota col cervello in spuma e rivestito in merda: non e’ Padre Livio Fanzaga.

Non e’ un satiro nano che fa le orge con le mignotte, evasore fiscale che nel tempo libero corrompe i giudici: non e’ Silvio Berlusconi.

Scusi se La disturbiamo, Presidente Gianfranco Fini: dopo aver letto il Suo invito a che i precetti religiosi non diventino leggi,abbiam capito che Lei è davvero dei nostri.
Sicchè Anskij ed io avremmo da proporLe di andare tutti a far baracca da qualche parte,che viene anche qualche altro amico nostro ; tanto più siamo e più ci divertiamo, qua in Romagna i locali non mancano e di posto ce ne è.
Dopo la rituale cena romagnola con tanta piada, affettati e paste varie,avremmo pensato di portarLa in un noto strip-club della riviera :aspetti,non dica subito di no,e ci lasci spiegare.
Orbene, l’equipe pastorale di Riccione (sì,è scritto proprio così,”equipe pastorale” ) ha sentenziato che bisogna “fare basta con gli spogliarelli”: perciò, come Lei avrà capito,certi locali sono a serio rischio chiusura, e vanno aiutati.
Stia certo che lì non arrivano cobas a tirarLa giù dal palco;in ogni caso come servizio d’ordine ci saremmo noialtri, mica quei rammolliti di ex-katanga o il Cremaschi, che quando è ora di far barriera non ci son mai o fan civetta: ed il povero Rinaldini va giù lungo per terra.
E comunque,stia sicuro: lì non ci incontra la Roccella con la sua “legge 40 molto equilibrata”,nè Quagliariello, nè Gasparri,nè la Binetti.
Al massimo rischia di trovarci Noemi Letizia con il suo moroso,che han fatto sapere di volere andare a Riccione in vacanza, alla ricerca dei “veri valori”.
Ma son rischi accettabili, ne converrà.
Restiamo in attesa di Sua risposta : ci contiamo,eh?
Stia bene Lei, e stiano bene i lettori.

Ghino La Ganga