Con il loro nome.

maggio 20, 2009

All’appena terminato salone del libro di Torino c’era anche Maurizio Ferraris, autore di “Piangere e ridere davvero.Feuilletton” , che dovrò leggere.

Se ho ben capito, il Ferraris parte ruicordando come il “pop” avesse come scopo quello di utilizzare le icone della società dei consumi, al fine di elevarne gli stili al rango di fenomeni culturali pari a quelli di forme espressive considerate alte: Roy Lichtenstein al pari di Piero della Francesca, per intenderci.
Indi,rileva come oggi vi sia anche un fenomeno opposto, definibile come il “papi”, consistente nell’utilizzare posizioni istituzionalmente o culturalmente riconosciute come importanti, per lanciare segnali “bassi”,assai vicini al sentire delle persone meno interessate al sapere: ed idealmente mettendosi al loro stesso livello,sì da ottenerne un pieno consenso.
Sicchè è “papi” non solo il Berlusca, ma tanti personaggi pubblici che,dal ruolo istituzionale,si sono prodotti in esercizi come quelli appena ricordati: ad esempio Lady Diana, o – sempre per restare in Inghilterra – il Tony Blair.

Tuttavia,non mi sento ancora di condividere tutti i distinguo dell’autore.
Anzi: Vi dirò che,pur da appassionato d’arte, comincio ad essere un po’ stanco di fare tutti ‘sti distinguo, e di dover rileggere i gesti e le vite di certuni,assai poco artistici, come plausibili se osservati sotto una luce diversa.

Ho invece una gran voglia di cominciare a chiamare le persone secondo categorie tradizionali.

Per me Berlusconi non è “papi”: è un condannato dalla giustizia italiana. .

Per me Lady Diana non era “papi”: era una donnina inutile.

E Tony Blair non è “papi”: è un uomo stupido.

Ecco.

State bene.

Ghino La Ganga