Cara Signora Patrizia D’Addario;

mi permetto di scriverLe qualche riga,visto il clamore dei giornali riguardo al Suo nome e alla Sua professione.

Se questo fosse il paese civile che, con tutte le sue forze, questo paese non vuole essere,il Suo lavoro di escort sarebbe considerato un lavoro come tanti.
Sicchè sarebbe soggetto a tassazione; ed anche controllo sanitario periodico,come avviene per alcuni specialisti medici quali,ad esempio,i radiologi.

Se questi due aspetti le seccano un po’,mi permetta di farLa riflettere.

L’Avvocato Ghedini ( su La Stampa) risulta aver detto che il Presidente del Consiglio,nei confronti Suoi, non avrebbe commesso illeciti di sorta, dacchè sarebbe stato null’altro che “un utilizzatore finale”.
Converrà con me che a nessuno viene in mente, dopo essersi sottoposto a visita radiologica, di precisare che non ha commesso illeciti di sorta perchè ha solo “utilizzato il radiologo” : perciò consideri attentamente i benefici, terminologici e pratici ,del far divenire quello di escort un lavoro come gli altri.

Cioè un lavoro nel quale, quando si ha la sensazione d’aver davanti non un paziente o cliente, ma un individuo assai maleducato,che disprezza a tal punto l’attività altrui da dir che “usa” chi la svolge, lo si mette alla porta .
Anche se promette candidature a vanvera,e senza bisogno di registrare alcunchè :pensi un po’ la soddisfazione.

Stia bene Lei, e stiano bene i lettori.

Ghino La Ganga