Ebbrezza. Foia. Folle volo (a planare). Sono state queste le emozioni più penetranti che mi hanno afferrato quando, dopo lunghe notti di studio sui candidati alla provincia di Rimini, avevo deciso di votare Stefano Vitali e il Partito Democratico.

Ebbene sì, lo confesso, col cuore in mano. Mi sentivo visionario ed ascetico come Gnassi, veramente Margherita come Mussoni, geniale e improrogabile come Piva, impetuoso come Zerbini, sontuoso stratega locale come Nando Fabbri, ieratico come Vichi. Era fatta, mi avevano convinto. Rappresentavano tutte le battaglie che stanno care a noi cattolici, corroborate e certificate dalla limpida alleanza con l’UdC. E invece.

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E invece, scende come un arcigno grifo sulle mie infantili valutazioni e conigliesche la parola imprescindibile e definitiva di Sua Eccellenza Mons. Luigi Negri, che con la scomunica all’alleanza tra Partito Democratico e UdC riporta al centro dell’attenzione e del dibattito politico la consumata saggezza delle gerarchie, la fragrante orazione del pastore che ricorda al gregge che ci sono partiti giusti ma anche partiti sbagliati, coalizioni giuste ma anche coalizioni sbagliate, apparentamenti giusti ma anche e soprattutto apparentamenti sbagliati. E per un cattolico, come per tanti di noi cattolici, anzi di veri cattolici, le Sue preziose parole non possono che essere vincolanti. Sennò, che cazzo di gregge saremmo, dio cangurello?

Sua Eccellenza ci ha anche ricordato che, per essere cattolico, anzi per essere quintessenzialmente cattolico, cattolicissimo, per essere un vero cattolico, devi stare nella stanza dei bottoni, manovrare le leve del potere e pure le cerniere del portafogli. Puoi anche vergare una croce con la passata di pomodoro su Magdi Cristiano Allam e mandarlo alla conquista del Santo Sepolcro, puoi sbudellarti in diretta con una scimitarra davanti all’ospedale di Eluana, puoi fare una kermesse di fustigazioni in cilicio con la Binetti, la Baio Dossi e Riccardo Schicchi, puoi fare con Castagnetti le Olimpiadi dello Spirito Santo – insomma puoi fare quel cazzo che vuoi ma se non sei al governo non sei un cattolico serio. Anzi non sei proprio un cazzo.

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Sua Eccellenza ci ha anche ricordato, in modo sbrigativo ma efficace, e soprattutto impegnativo – d’altronde è il magistero, mica merda di gabbiani – che oggi il più cattolico di tutti – l’uomo che “almeno non approva i Dico” – altri non può essere che Silvio Berlusconi. Sobrio, misurato, rispettoso della frugalità cattolica ed esempio integerrimo di padre di famiglia, Silvio Berlusconi – e, verrebbe da dire, in feconda simbiosi con Niccolò Ghedini – è il vero statista cattolico che fa le fortune del nostro grande paese.

Silvio Berlusconi ci allontana dal pericolo comunista. I comunisti non ci sono più dall’89, ma è sempre meglio stare in guardia, dato che il Muro di Berlino potrebbero sempre ricostruirlo, e se non lo sa lui che ha costruito Milano 2, allora non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Impegnato eroicamente a resistere contro miliardari comunisti come Murdoch, giornali comunisti come l’Economist e il Financial Times, giudici comunisti, giornalisti comunisti, piante grasse comuniste, registi comunisti, preti comunisti, mignotte comuniste, escort comuniste, filosofi comunisti e financo post-fascisti comunisti. Silvio Berlusconi è l’ultimo argine cattolico contro il comunismo, l’unico che può far andare avanti, in Italia, le lancette della storia.

Sua Eccellenza ce l’ha ricordato, e noi rispettosamente ci inchiniamo votandolo senza se e senza ma. E buonanotte al cazzo e al Partito Democratico.