Ed eccolo. Inaspettato, e per questo piu’ bello. Un regalo, una fenice che non solo rinasce ma ulteriori volte si rinnova, un pensiero luminoso e penetrante che, come Wandissima, scende le scale della filosofia teoretica e atterra dolcemente sulle dolci praterie dell’etica e dell’antropologia culturale. Di chi stiamo parlando? Ma naturalmente di Bruno Sacchini, uno degli svariati premi Nobel che collaborano con la Voce di Rimini e che sono in questi giorni impegnati a rifocillare con bacche e frittatine il direttore Franco Fregni, fattosi partigiano e datosi alla macchia e alla lotta dalle parti di Perticara dopo l’arrivo in Italia della RU486.

I giorni scorsi, Sacchini ci ha lasciato un altro di quei suoi pezzi indimenticabili, nei quali il genio, oltre fantasia, creativita’ e velocita’ di esecuzione si concreta nei sapidi slittamenti alla Derrida, decostruendo quei rudimentali concetti che le nostre povere menti laiciste hanno fatto propri in questi tempi bui, affetti dal nichilismo piu’ cupo.

Il nuovo capolavoro ha un titolo tonitruante, gia’ carico di quella eccedenza di significati che il superbo filosofo della Voce ha ritenuto opportuno scodellare in partenza, da secco, sul groppone del lettore ignaro: “Poveri maschi moderni, evirati e pure…”.

Si comincia con una descrizione lunghissima, dettagliatissima e per questo interessantissima del nonno di Sacchini, altro grande intellettuale, e di come avesse brigato per farsi dare un posto in Ferrovia da Mussolini, arrivato poi puntualmente. Vi dico subito che, per la vivacita’ dei tocchi e la scelta sapiente ed accortissima dei dettagli, nemmeno De Felice in persona avrebbe saputo spiegare tanto meglio la nascita del glorioso regime fascista. Anzi viene quasi da pensare che vi sia uno scambio epistolare De Felice-Sacchini che certamente fara’ luce sulle fonti.

Si continua con una lode accorata, commovente, struggente nella sua indispensabile concretezza, su come il nonno fosse un inguaribile donnaiolo. Ma qui e’ d’uopo lasciar parlare lo storico, sono sicuro che mi perdonerete la lunga citazione.

Siccome poi a mio nonno piacevano le donne, col trasferimento a Bologna aveva fatto il salto di qualita’: dalle arzdore Romagnole alle ballerine di giro. Con mia nonna che tutte le sere gli preparava al biancheria pulita perche’ aveva paura di far brutta figura.

Lei, non lui.

Finche’, una sera che evidentemente non ce la faceva piu’, dopo che l’altro era uscito in bicicletta (…) lei usci’ a sua volta e comincio’ a girare sotto i portici del centro per coglierlo in fallo. Cosa che le riusci’ quando, affacciatasi di nascosto alle vetrine d’un ristorante su via Zamboni, lui era in allegra compagnia e, accortosi della presenza della moglie, usci’ in strada e le fece una scenata davanti a tutti che non s’azzardasse piu’ a seguirlo e spiarlo mentre lui era a cena con le sue amiche. (…) La nonna si ritiro’ in buon ordine e non s’azzardo’ piu’ a fargli la punta, anche perche’ l’unico stipendio che entrava in casa era quello del marito che pero’ se n’andava tutto in ballerine e lei s’era dovuta inventare un mestiere di sarta a domicilio per non morir di fame assieme alla figlia.

Mio nonno insomma era un uomo tutto d’un pezzo, prototipo di quel maschio latino, anzi romagnolo, che a quei tempi era la regola, non l’eccezione, e le famiglie stavano in piedi grazie all’eroismo quotidiano di mogli disposte a tutto pur di salvare il matrimonio.

Scusate, se vedete il monitor bagnato e’ perche’ in questo momento dolci lacrime di commozione mi rigano gli occhi. Non ho mai incontrato, nemmeno nei romanzieri russi, nemmeno nei modernisti inglesi, nemmeno nelle parole di Ghedini una tale, decisiva e definitiva spiegazione sul mistero ineffabile e sui meriti indiscutibili della famiglia naturale, fondata sul matrimonio e ovviamente senza divorzio. Qui non c’e’ Althusser, non c’e’ Foucault, non c’e’ Bataille o Blanchot che tenga, per non parlare delle omologie goldmaniane: se non danno una cattedra per direttissima a Sacchini in Etica della Famiglia alla Pontificia Universita’ di Pietralcina del cazzo, tocca cominciare a raccogliere le firme e organizzare marce da ora. Ogni altro commento sarebbe superfluo, voglio solo soffermarmi su come si stagli, eroica, la figura della nonna, vessillifera di quei valori che noi tutti non vogliamo scompaiano nelle tenebre del relativismo.

Veniamo ora alla chiusa finale, ancora piu’ risplendente del genio del grande teologo:

Situazione che a guardarla con gli occhi di oggi (Ru 486, Umberto Veronesi, Mara Garfagna (sic), Dario Fini, Gianfranco Franceschini e compagnia cantante) sembra una cosa che altroche’ fondamentalismo islamico e infibulazione delle bambine, eppure a quei tempi la gente, anche se non del tutto felice, era di sicuro piu’ allegra e meno disperata di oggi.

Oggi che il maschio, anzi la stessa figura del padre (simboleggiato da un Babbo Natale che ogni 25 dicembre s’arrampica su per i muri per entrare in casa e noi lo teniamo fuori) e’ scomparsa, oggi che perfino in chiesa le lettrici hanno sostituito i lettori e la lotta di classe tra maschi e femmine s’e’ conclusa con l’evirazione del maschio senza che quest’ultimo neanche se ne sia accorto, una cosa mi chiedo.

Ma perche’, a parte che passiamo sempre da un estremo all’altro, perche’ cazzo deve esserci ogni volta il Veronesi di turno, sul Corriere della Sera, a godere anche per noi quando ce lo mettono in quel posto?

Ecco, vedete riconfermato come al genio non sia necessario spiegare: i suoi concetti si infilzano armoniosamente uno dentro l’altro, come fossero quei racconti che si squadernano nelle Mille e una notte, o i mansueti eppure tenaci listelli che si innestano nella perfezione di uno Stradivari.

Solo un dubbio ci resta, ovvero il perche’ il grande pensatore si rivolga in maniera cosi’ sprezzante verso Mara Carfagna o, come la chiama lui (condensazione archetipica? sfida al simulacro?) “Garfagna”. In fondo, il ministro Carfagna ha nel suo curriculum quella famosa notte, intera, resa immortale dalle intercettazioni, nella quale si prodigo’ a succhiare il membro virile del Capo che pero’ non voleva saperne di ergersi. Certo, vista la probabile incapacita’ smerigliatoria delle sue vie orali sarebbe stato piu’ onesto retrocederla a sottosegretario, pero’ la dedizione alla causa e la fedelta’ al padrone spesse volte sono piu’ importanti che la buona riuscita delle intraprese, specialmente in una democrazia. Ma qui probabilmente il grande politologo Sacchini si riferiva ad una interpretazione delle pompe della Carfagna come rilettura della categoria dell'”aperto” di Deleuze e Guattari, con una infarinatura di post-esistenzialismo.

Ho come il sentimento che sara’ difficile, per il nostro poeta, andare oltre questo pezzo indimenticabile. Ma, data la caratura dell’intellettuale, sono comunque fiducioso e, nel caso, provvedero’ a darvene nota.

Allora, ricapitoliamo per i piu’ piccini.

Avvenire, quotidiano dei vescovi, dice per pararsi il culo, nelle pagine interne, che Berlusconi almeno deve contraffare le carte di identita’ delle sue mignottelle minorenni, altrimenti il gregge perde l’orientamento, diventa depresso e smette di pascolare beato.

boffo

Il Giornale, foglio della servitu’ di corte, fa presente che il direttore di Avvenire Dino Boffo, che dio l’abbia in gloria, oltreche grande difensore della famiglia naturale e dei valori cattolici e’ un condannato dal Tribunale di Terni per molestie fatte alla moglie di un uomo con il quale intratteneva una relazione omosessuale.

Il direttore del quotidiano dei vescovi e’ un omosessuale che non solo, ricorda il maestro Malvino, rompe i coglioni a chi abortisce e a Beppino Englaro al fine di “indagare le ultime cause” e “scandagliare l’anima”, no, e’ pure un omosessuale che dirige il giornale dei vescovi e rompe il cazzo a Berlusconi che scopa eterosessualmente.

Ma non c’e’ contraddizione, perche’ Dino Boffo e’ un cattolico. Osservante. Come d’altronde Silvio Berlusconi. Infatti, si sono avute rassicurazioni sul fatto – garantisce Padre Livio Fanzaga, quindi dev’essere vero – che quando Boffo lo piglia o lo mette in culo, il mettinculo o prendinculo di Boffo non usa il preservativo. Il che, in questi tempi di crisi di valori, laicismo galoppante e relativismo a garganella, e’ gia’ qualcosa, voi mi insegnate. Ah, nemmeno Silvio Berlusconi usa il preservativo.

Vedete dunque quanto e’ attaccato alla famiglia: gia’ ne ha due e quasi quasi e’ sempre sul punto di metterne su una terza. 

Il quale Silvio Berlusconi, per giocarsela in casa, si nega a Sua Eccellenza e alla marcia o quello che cazzo e’ della perdonanza manda Marisa, ovvero Gianni Letta. Che pero’ e’ la seconda scelta, infatti il premier avrebbe voluto mandare direttamente Patrizia d’Addario con in regalo una miniatura del lettone di Putin (quello con le tendine) a Sua Eccellenza Mons. Bertone, o’ malamente di Santa Romana Chiesa.

La rinnovata armonia tra gli altissimi prelati e l’altissimo castigatore dalla corta fava verra’ celebrata sul corpo dei morenti con una bella legge sul fine vita che, se nel lungo periodo fara’ la fine della legge 40, nel breve consente almeno qualche squartamento con successiva intubatura di semi-cadaveri devastati dal cancro, schiere di moribondi in stato vegetativo permanente etc. C’e’ da festeggiare, ne converrete con me.

In quesi frantumi di bocchini, inculate e pisellate negli occhi stona, come sempre, la posizione del Partito Democratico: ma come, mi venite a difendere un omosessuale pervertito e conclamato come il Boffo, senza porvi a scudo del difensore della cristianita’ , il grande appoggiatore di nerchie virili nonche’ Don Sculacciabuchi Silvio Berlusconi? Come direbbe La Voce di Rimini, non siete altro che dei “moralisti islamisti”. Eccazzo. E nell’attesa, speriamo che tutto l’otto per mille gli vada in trapianti, chemioterapia e riscatti.

L’effetto della bellezza.

agosto 28, 2009

Le hai poi viste, la tipa che ha lasciato il tipo e la di lei amica, mentre a capello al vento,abbronzate,microgonna, tacco dodici e falcata distesa, percorrevano il corso cittadino.
Per la serie: “ariecchice qua, non ce ne è più per nessuna”.
Le hai viste, ed è stato strano.
Tempo fa, avresti anzitutto pensato “ quanto sono belle”.
Solo dopo,pensando ai recenti eventi, avresti aggiunto diplomatico:“ però sono un po’ difficili”.
Invece,oggi hai pensato direttamente: “guarda ‘ste due sceme”.
La bellezza?
Ah,quella c’è, senz’altro.
Belle son sempre belle.
Sei tu, che non riesci ad avvertirne l’effetto pieno: come se avessi fatto indigestione di qualcosa che ti piaceva tanto, e che t’ha fatto star male.
Sicchè ora,quando vedi quel qualcosa, l’aspetto ti colpisce: ma il pensiero,immediato, va ai dolori di stomaco.

T’han visto anche loro, tra l’altro.
T’han salutato,si son fermate.
“Già al lavoro? Come stai?”
“Bene.Stavo pensando”.
“Eh,sempre dietro a pensare,tu.Pensieri di lavoro?Oppure pensieri d’amore?”
Ridevano.
“No,no. Vi guardavo e pensavo: guarda che due belle ragazze.”
“Aaahhh….ecco!! Cos’è,non l’avevi ancora notato? Bravo,pensalo sempre,che ci fa bene!!!”
“Ma certo. Lo penso ogni volta che vi vedo”.
Vi siete salutati.
Con tanto di bacino-bacino.

Ti sei acceso una sigaretta al volo, mentre tornavi in ufficio.
In fondo ti sei trattenuto usando una piccola bugia, innocua.
Sei stato bravo anche oggi,suvvìa.
Il tuo psicanalista sarà orgoglioso di te.

Ma se non torna dalle ferie, la prossima volta esplodi.
Dici alle tipe: “pensavo:guarda ‘ste due sceme”.
Serio.
“Guarda ‘ste due imbecilli,pensavo”.
In crescendo.
“Ora sparite, cretine,che devo fumare.Andate a dare il bacino a qualche idiota come voi”.

Sì, è meglio se torna dalle ferie, il dottore.
Meglio se torna presto.

State bene.

Ghino La Ganga

Gli stessi miei Fini.

agosto 28, 2009

Senta,Presidente Gianfranco Fini: Lei comincia a preoccuparmi,perchè La sento molto simile a me.
Oh,sia chiaro: non indosso cravatte rosa,che trovo un tantino strambe, nè occhiali a montatura extrasottile, ai quali preferisco le lenti a contatto.
Nè uso tintura dei capelli,perchè mi vien da pensare al Martini Presidente della Regione Toscana, che quando va alle inaugurazioni lo senti arrivare – causa olezzo del color nero caffè prescelto – tre quarti d’ora prima.
Però il resto lo condivido.
A Lei piacciono le donne, anzitutto: tuttavia il Suo modo di apprezzarle risulta meno chiassoso di quello del premier, e senz’altro anche meno scontato nella ricerca della partner.
Infatti, mentre nel Silvio nazionale si può constatare una predilezione per i cloni giovani e meno giovani della noiosa mugliera, in Lei si rileva una gioiosa ricerca senza preconcetti,almeno per quel che si conosce: si è andati dalla cupa palestrata tatuata laziale che mena, alla bellona siciliana un po’ dolente e tormentata,all’ilare biondona pupa del boss con trascorsi calcistici.
In secondo luogo, Lei coglie al volo le occasioni: La vidi io stesso, a un mitico festival dell’Unità a Pesaro nel 2006, scambiarsi un’occhiata di intesa con D’Alema per gestir la serata da par vostro – esautorata l’incapace Rula Jebreal che s’era fatta zittire dal pubblico – facendo diventare un noioso faccia a faccia un interessante scambio di idee, senza cattiveria alcuna.
Le piace maramaldeggiare, tra l’altro: chiamò gli astanti “cari amici” tra gli applausi,sorvolando su quel che fu il confronto politico di tanti e tanti anni fa.
Anni nei quali se Lei – giovane segretario del Fronte della Gioventù – avesse osato presentarsi a un simile evento, solo per veder come era, si sarebbe ritrovato impiccato per la cravatta rosa, l’occhiale infilato nel timpano e l’impermeabilino d’epoca a legar le braccia dietro la schiena.
Sicchè a più d’uno dei presenti sfuggì un ammirato “ che gran figlio di puttana!”, che Lei sa bene essere la più alta lode tributabile dal mondo della sinistra d’oggidì.

A tal proposito,Lei sa che la sinistra d’oggidì necessita d’un leader vero: ha potuto constarlo giusto ier l’altro in Liguria, dove è bastato un suo accenno alle Sue posizioni sui diritti e sulla laicità dello stato per portarle pieno consenso.
Consenso della sinistra italiana, intendo: perchè invece, dal Suo mondo di provenienza, sono arrivati immancabili e fetenti spernacchi, in testa gli immancabili Gasparri e Quagliariello.
I quali, ogni volta che apron bocca, penso provochino in Lei – siccome ,Le dicevo,La sento simile – lo stesso effetto che provocano in me : farmi sentire un genio assoluto,un Leonardo da Vinci .

Orbene,Presidente Fini, vengo al dunque, e La prego di non snobbare l’invito mio ( ma credo di poter parlare anche a nome del padrone di casa Anskij).
Non si comporti come fece mesi fa, quando La si voleva portare in qualche strip-club romagnolo per festeggiare la Sua posizione sulla fecondazione assistita, e ci ignorò senza neanche un commento.
Sia buono, fondi un partito, lo marchi con una connotazione laica rigorosa, chiami a sè tutti quelli che vuole, perfin la nuova Lega Nord anticlericale che tanto piace agli italiani, e ci permetta di indicarLa come nostro rappresentante.

Oppure,se vuol fare una mattana di quelle belle: si candidi alle primarie PD, come già han detto tanti.
Ma si ricordi: in quel caso, la campagna elettorale non può che partire da uno strip-club delle nostre parti: e non faccia finta di non aver sentito o letto,stavolta.

Stia bene Lei, e stiano bene i lettori.

Ghino La Ganga

M’è sfuggito.

agosto 27, 2009

Dalle pagine dei quotidiani di questi giorni, l’attuale Direttore per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale che di nome fa Mario Resca ( ex amministratore McDonald Italia), segnala d’aver concluso un grande accordo con Google.
Grazie a detto accordo, i testi conservati nei musei italiani potranno esser letti su internet, ed invogliare i lettori a venir qua,nel paesello nostro, a leggerseli.
Ne è sicuro, il Resca: “ uno vede su Google un incunabolo, lo legge,e poi sa esattamente dove si trova gli viene voglia di andarlo a vedere, di approfondire.”
Aggiunge, il Resca, che è pur vero che gli italiani non vanno granchè nei musei, ma lui ha intenzione di rendere questi luoghi più “friendly”.
Forse m’è sfuggito qualcosa.

Dal resoconto del Meeting di CL a Rimini,risulta che ieri il Governatore di Bankitalia Draghi ha fatto un figurone, in quella che tutti han definito “la sua prima uscita politica”.
A me viene in mente che un mesetto fa, quando saltò fuori la trovata di tassar le riserve auree della Banca, si udirono varie voci tra le quali quelle costernate della Banca Centrale Europea, stante l’evidente violazione del trattato su moneta unica e finanze comuni,garantite dalle singole banche nazionali con le loro riserve d’oro.
Non mi ricordo d’avere udito quella di Draghi: magari m’è sfuggita.

Ah,dimenticavo: oggi al Meeting di CL arriva Tony Blair.
Di cui m’è sempre sfuggita l’utilità.

State bene.
Ghino La Ganga

Un’amica è per sempre.

agosto 26, 2009

Quando ier l’altro a pranzo, al tavolo con amici e conoscenti, s’è detto che lei ha lasciato lui perchè lei voleva il matrimonio e un figlio, e lui invece solo un figlio senza matrimonio,hai teso le orecchie.
Perchè a difender lei c’era il migliore difensore sulla piazza: la migliore amica di lei.
Che tu hai sempre considerato poco simpatica.
Oddio: anche quell’altra, quella del matrimonio, l’hai sempre considerata poco simpatica.
Gran belle ragazze entrambe, per carità.
Ma quando le vedi ti vien sempre in mente quel detto delle parti di tua madre in Toscana: “la vigna l’era dimolto bella, ma l’uva l’era dimolto c’hattiva”.
Tra l’altro,il lasciato lo conosci.
Amico tuo?
Bah,non proprio: un buon conoscente.
Un tipo in gamba,gran lavoratore,che riempiva la tipa di mille attenzioni,regali costosi,vacanze.
E che voleva un figlio,visto che la tipa e lui convivevano già da un bel po’,in casa di lui.
Invece lei voleva abito, chiesa, musica,fiori,trecento invitati,confetti.
Il figlio?
Poi si vedeva.
Sicchè l’ha lasciato.
Adesso son tutti preoccupati per lui.
Perfino lei che l’ha lasciato: eh,poverino,lui soffre, ma io al matrimonio con la cerimonia non rinunciavo.
E neanche al brillocco: il matrimonio deve essere preceduto da consegna di appositi carati,ha fatto sapere la tipa,mica bastano quelli avuti in precedenza.

E tu?
Sei stato bravo,dài.
Non hai detto all’amica della tipa quel pensi di entrambe.
Cioè che se tutte e due si trasferissero a mille chilometri ti sentiresti meglio.
Circoleresti più sereno.
Non hai detto al moroso dell’amica – presente anch’egli al tavolo – che lo compiangi ogni sera .
Non hai telefonato al lasciato per dirgli : senti,tu non hai capito il culo che hai avuto,te lo spiego io e ti porto anche in qualche posto dove qualche ragazza te lo spiega con cura.
No.
Hai bofonchiato.
Un bofonchio che poteva anche essere un “e che cazzo”.
Ma che è stato interpretato come un non allinearsi.

Sei stato bravo,dài.
Non vedi l’ora di dirlo al tuo psicanalista,quando cazzo si decide a tornare dalle ferie.
Prima però una telefonatina la fai,al lasciato.
Parti formale.
Prosegui comprensivo.
Ma lasci il finale aperto: se credi,son qua.
Ci sono anche le mie amiche.
No,non la tua ex e la sua amica.
Ho detto le mie,di amiche.

State bene.

Ghino La Ganga

Teano.

agosto 25, 2009

Pare che Jovanotti e Lapo Elkann si siano incontrati,e che abbiano scoperto d’aver tante cose da dirsi,nonchè di amare entrambi,molto, il loro lavoro (anche se non è chiaro quale esso sia) e di provare entrambi forti pulsioni spirituali: l’Elkann Lapo ha rivelato financo di voler divenire ebreo,dacchè i rabbini,quando ebbe difficoltà, furon gli unici ad aiutarlo “senza addossargli sensi di colpa”.

Il tutto si troverebbe sulla rivista GQ, in uscita oggidì.
La tentazione di acquistarne una copia è tanta.
C’è un però.
Il luogo dell’incontro dei due: New York.

Ora, due simili campioni dell’italietta contemporanea potevan scegliere un posto simile, così saturo di luoghi comuni dai Vanzina in poi?
Inoltre: si sta o non si sta per celebrare un anniversario importante del paesello nostro?.

Ed allora, il sottoscritto avrebbe preferito che i due – novelli Garibaldi e Vittorio Emanuele II – si fossero incontrati nel luogo che fornisce il titolo del presente post: molto più significativo e storicamente evocativo.

Ho capito, non regge.
Non è vero un cavolo.
L’avrei preferito solo perchè si presta a volgari rime e scurrili giochi di parole .
M’avete scoperto.
Contenti?

State bene.

Ghino La Ganga