1) Franceschini, non azzardarti ad espellere la Paola dal Partito Democratico che’ prendiamo il primo treno utile e dopo il dialogo col mondo cattolico lo facciamo alla maniera nostra, mettendoti una ringhiera in culo.

2) Quasi non sto nella pelle, molto probabilmente in settimana arricchira’ il nostro – mio, di Ghino e di Galatea – paniere di idee sulle proposte cattoliche anche un pezzo da 90. Ma che 90, 91, 92… e anche 69 volendo. Si annuncia qualcosa di scoppiettante, dio bonino.

Cara sorella Maria Cuoricina Redenta già Galatea,caro fratello Anskij;
i vostri interventi sono mirabili,senza dubbio alcuno; tuttavia,se proprio devo muovere un appunto, trovo difettino di quella concretezza cattolica,immediata ed urgente di cui questo paese – che, come dice fratello Anskij, “ci sta tanto a cuore” – abbisogna .
Cari sorella e fratello, ne converrete: bisogna partire “dal basso”, con misure di più pronta applicazione.
Misure che richiedono solo il munirsi di pochi,indispensabili oggetti:parlo di un saio e di un flagello,tanto per cominciare.
Il saio si indossa agilmente, uno scrollone e via, mentre il flagello – e qui sta la vera novità – andrà indirizzato non sul proprio corpo,bensì su quello delle decine,centinaia,migliaia di umani, che il peccato simili a bestie rende.
Alcuni esempi.
Si incontra un ciarlatano?
Giù una bella flagellata,affinchè si convinca che la sua opera di persuasione va messa al servizio delle nostra difesa dei valori.
Si incontra un truffatore?
Lo si convince a passare dalla parte di noi cattolici,affinchè la sua opera di peccatorio raggiro diventi virtuosa,perchè gestita dalla parte giusta; se tuttavia il truffatore rifiuta,sostenendo d’esser impegnato per il proprio profitto e non per il nostro,lo si flagella fino all’inevitabile ravvedimento.
Si incontra un frequentatore di prostitute?
Giù flagellate, finchè non ci conduce con lui a convertir quelle sventurate;le quali, se rifiutano di consegnar subito l’obolo guadagnato col turpe mercimonio del loro corpo, si beccano tante flagellate a loro volta.
Si incontra una coppia scambista?
Ci si fa portare nel club privè, e giù flagellate a chi non accetta lo scambio dell’abito firmato col nostro povero saio.
Si incontra uno speculatore di borsa?
Giù flagellate,finchè non dimostra d’avere investito fino all’ultimo euro in opere pie, cioè le nostre.
Si incontra uno del PD?
Una bella flagellata tanto per partire; se poi dichiara d’aderire alla mozione Marino,o addirittura – il tapino – di non credere, gli si scaricano addosso non meno di di cento flagellate.
Si incontra uno del PDL?
Una bella flagellata di saluto; poi una flagellata ogni volta che mente,dichiarando d’avere a cuore i valori della famiglia, fino a che non rivela il numero esatto delle amanti e non ci consegna tutti i suoi conti all’estero,altro che scudo fiscale.
Si incontra uno dell’UDC?
Una bella flagellata a prescindere;poi un’altra, poi un’altra ancora, finchè non confessa quello che già sa bene: ossia di far parte d’un partito troppo poco cattolico,quel meschino.
Indi,alcuni casi singoli.
Si incontra Michele Vietti?
Giù una bella flagellata sul gessato,al grido di “non sai fare un cazzo, e vuoi governare il Piemonte,eh?”
Si incontra Quagliariello?
Una flagellata di rimprovero: coglione, quando è ora di parlare di eutanasia sai solo urlare, che son capaci tutti; indi, gli si impone di autoflagellarsi.
Si incontra Parisi?
Una bella flagellata,già consapevoli che sarà come fendere l’aria.
Si incontra Siniscalco?
Flagellate a manetta: coglione, son capaci tutti a fare gli sburoni che tolgono l’ici agli edifici religiosi,salvo non muovere poi un dito per difendere l’esenzione.

Insomma,cara sorella Maria Cuoricina Redenta già Galatea,caro fratello Anskij: è tempo che noi cattolici agiamo.
Poche storie: ne va della difesa dei veri valori.

State bene.
Fra’ Ghino La Ganga

rosario

Cari Anskij e Ghino,

fratelli miei ritrovati in Cristo, è con gioia e titubanza che entro, con piede leggero e scalzo, in questo luogo di santo confronto, reclinando il capo in segno di rispetto verso Coloro ai Quali debbo gratitudine eterna. Io, sedotta dal verbo laicista, vagavo da anni nell’oscurità. A tal punto di abiezione m’ero spinta da assumere come nome quello di una ninfa pagana! Solo il vostro amorevole soccorso nel rammentarmi il Vero Verbo Cristiano mi ha spinto ad abbandonare quel sentiero di Perdizione, quella Strada aperta verso l’Abisso, e ritornare assieme a voi nel caldo grembo della Chiesa. Onde per cui, cari fratelli, vi prego su questo blog di non ricordar nemmeno la mia precedente identità di peccatrice, ma chiamarmi con il mio nuovo nome, ovvero Suor Maria Cuoricina Redenta, dell’ordine delle Accucciate di Villa Certosa.

Oh, caro Anskij! Tu mi chiedi di entrar nel merito d’una questione assai grave, che tanto tormenta noi sorelle nelle lunghe notti in cui il nostro ordine organizza novene di preghiera nell’eremo estivo che ci ospita, posto con magnanima liberalità dal nostro Presidente del Consiglio presso il suo vulcano personale, che scoppietta e erutta in sincrono con le nostre silenti preghiere, volte a trasformare in puro canto gregoriano le immortali canzoni di Mariano Apicella. È un piccolo convento, il nostro, in cui trovano riparo giovani fanciulle bisognose di temporaneo asilo per sfuggire le tentazioni del mondo, ma in esso le opere fervono con instancabile devozione.

Il Premier, come voi ben sapete, aiuta coloro che aspirano a prender i voti a giungere con voli continui, dedicando particolare attenzione a quelle giovani che, ancora sul liminare dell’infanzia, siano disposte a mostrare a lui ed agli altri pii ospiti convenuti quanto ancora intatta esse mantengano la loro virtù, e con quale determinazione ferrea esse la difendano, impegno assai difficoltoso in mondo come il nostro, che irride con sprezzo materialista il più prezioso dono che la donna possiede, cioè il suo sapersi mantenere casta. Il mio ruolo, che è quello di istitutrice delle novizie, consiste appunto nello spiegare a codeste fanciulle, povere pecorelle smarrite che una educazione materialista rischia di traviare, quali ricompense si possano invece trarre da una virtù bene amministrata, e con quali mezzi e con quali tecniche di meditazione e di penitenza noi donne, esseri fragili per naturale inclinazione, siamo però in grado di compiacere i nostri Cristianissimi Benefattori, donando loro amore, amore, amore, e ricevendone in cambio, oltre che una lecita e reciproca soddisfazione, anche dei segni tangibili di quanto il nostro sacrificio continuo e senza risparmio sia apprezzato da essi: essi proteggono ed aiutano, infatti, con disinteressata generosità il nostro operato, e lo favoriscono ponendoci in ruoli chiave dell’amministrazione pubblica, al fine di rendere questo Stato veramente cristiano e quindi veramente santo.

Cari Anskij e Ghino, non vi nascondo che, pur temendo che ciò possa esser letto come una forma di superbia peccaminosa da parte mia, questa nuova missione mi riempie il cuore di letizia. Il mio sogno è che il nostro ordine possa diffondersi in Italia ovunque, mentre ora la sua presenza è limitata solo a Villa Certosa ed alla sede invernale di Palazzo Grazioli. Invece io sogno – oh vertigine della vanità- che in ogni città, in ogni comune vi sia una nostra casa, in cui donne come me, convertite e rinate, possano istruire le giovani di ogni cantone d’Italia, perché esse possano divenire un valido appoggio per assessori, sindaci, politici di quartiere. La diffusione capillare dell’ordine delle Accucciate di Villa Certosa, con il loro abito a tailleur grigio ministeriale, il taglio a scodella a imitazione delle nostre prime due cristianissime alunne, le ministre Carfagna e Gelmini, sarà il segnale che questa nazione può rinascere, anzi lo vuole, in nome di quei valori cattolici di santità, continenza, castità che il nostro Premier da sempre appoggia, perché, come ha giustamente e piamente ammesso in recenti interviste, è stato il suo partito ed il suo movimento a riportare la moralità nella politica.italiana. La moralità, questo valore così necessario, e che anni di propaganda laicista rischiavano di cacciare!

Cari Anskij e Ghino, per ora il contributo mio di idee per la rinascita di questa nazione si ferma qui: del resto sono una donna, non potete chiedermi alti voli teorici, che sono appannaggio delle menti maschili.

Nel ringraziarVi per il dono della Fede solo grazie al Vostro luminoso esempio ritrovata, Vi invito quanto prima a farmi visita nel mio convento, dove mi impegnerò a dimostrarVi, come è giusto, tutta la mia gratitudine, non lesinandoVi dunque tutti quei casti abbracci, quei baci e quell’amorevole dedizione che la Vostra cristianissima benevolenza nei miei confronti richiede e merita.

Vostra già nello spirito e desiderosa quindi di unirsi al più presto a Voi, anche nel corpo – mistico, s’intenda! –  e non solo nella preghiera

Suor Maria Cuoricina Redenta, già Galatea.