Cara, Divina Galatea,

Anskij e Ghino sono genuinamente sollevati nell’apprendere e giudicare positivamente il tuo zelo nel personale, faticoso cammino di ricristianizzazione da te recentemente intrapreso. Eppure, a nostro insindacabile giudizio, resta ancora in te quella scintilla di renitenza e ribellione relativista che – ne convieni – sara’ nostra cura estirpare con la dovuta decisione. E’ il solo modo – tu ci insegni – per compiere il decisivo passo che oggi e’ piu’ che mai necessario, in un paese dove ancora sono purtroppo visibili focolai e rigurgiti di insubordinazione anticattolica.

Proprio cosi’, Divina: quando una ninfa quasi redenta ma un tempo – sono parole tue – rotta ad ogni perversione, si presenta cosi’ pregna di buone intenzioni, ma con ancora tanta incertezza sul cammino da intraprendere che’ la porti alla definitiva purificazione, allora Anskij e Ghino si sentono chiamati da una volonta’ superiore al perfezionamento di quei valori cattolici indispensabili a una creatura – specialmente di sesso femminile – che voglia dirsi conforme alla cultura del nostro paese, alle tradizioni cosi’ santamente propugnate dal nostro premier, alla legge naturale come ce la insegnano Sua Santita’ e le loro Eccellenze ed Eminenze illustrissime.

Perche’ – e scusa il cambio di tono – quando una donna scherza con Anskij e Ghino sui valori cattolici, allora son bacchettate. Dure. Sode. Gravi. Nodose. E frequenti.

A tale proposito – e qui la lungimiranza di Ghino emerge in tutta la sua potenza – e’ stata approntata una cappelletta segreta nei sotterranei della sua nuova residenza, dotata di tutte le attrezzature del caso. Crocefissi, rosari, cilici, ostie consacrate, e soprattutto unguenti lubrificanti sapientemente preparati con la miracolosa soluzione che proviene dal sacro suolo di Lourdes.

Per prima cosa, apprezziamo la tua rinnovata volonta’ di stare in ginocchio per espiare le tue – ancora brucianti – colpe. Ben educata in questo dal nostro osservantissimo premier e dal senso del dovere di Mara Carfagna e delle altre officianti, hai capito che in ginocchio si riflette meglio, si riesce perfettamente ad intuire la portata, il prodigioso getto di beatitudine che profluisce dal duro insegnamento delle scritture, la gravita’ delle argomentazioni della dottrina che, se afferrate in modo deciso e gentile allo stesso tempo, risultano in una esplosione di grazia e pacatezza interiore, figura di quella manna che piovve dal cielo sul popolo eletto e che fece loro rompere il digiuno.

Passata questa imprescindibile fase, sara’ la volta di un serrato ma indispensabile interrogatorio sul catechismo, nel quale la doppia sollecitazione del credo, ancora dirtto e ben pieno di virtu’, potra’ portare, se sarai pronta a riceverli come si deve – i valori – ad un prodigioso rincorrersi di beatitudini, doppie e addirittura triple, il cui risultato ultimo e’ segreto comune a pochissime anime elette e dalla fede integerrima: una multipla trascendenza e cosmica. Quante ne abbiamo viste, o Divina, insieme a Sua Eccellenza Mons. Bagnasco, prone sull’altare, le numerose aspiranti mentre sottomesse ricevevano la definitiva consacrazione! Per tacere di quelle giovani, docili creaturine di sesso maschile ugualmente iniziate ai piaceri della Quaresima e al mangiare di magro.

Insomma, se la tua disposizione e’ appropriata – e non a caso ci si serve spesso delle soluzioni di Lourdes, che come poche riescono a lubrificare la fede degli scettici – potresti essere iniziata al quarto segreto di Fatima. Potrebbe risultare un po’ ostico all’inizio, data la pienezza cristiana dell’esperienza, ma passata la prima sensazione di dolore teologale – e’ l’esperienza a dirlo – l’anima pia non si sazia ed anzi non solo si abitua, ma ne vuole ancora. E parecchio di piu’. Anzi, parecchi, di valori.

Il tutto, anche con sacerdoti aggiuntivi, che da semplici contemplativi, quando anche il loro credo raggiunge la necessaria rigidita’ morale, possono poi essere iniziati alla beatitudine. Come vedi, la nostra opera di ricristianizzazione prosegue instancabile. Dobbiamo ringraziare il premier, ma anche le farfalline, le smeraldine, le meteorine, le tarantine, le stelline, le brambilline, Sua Santita’ e tutte le Eccellenze ed Eminenze illustrissime se ormai in Italia il sesso prematrimoniale e’ cosa del passato, pratica immonda e lorda che il santo insegnamento di Nostra Madre ha piamente estirpato, e viene santamente sostituito dall’insegnamento cattolico declinato in tutte i suoi multiformi protocolli, come insegna Suor Maria Stella Gelmini.

Per cui conta sicuramente su Anskij e Ghino per rimuovere quegli slip turchesi. Abbiamo ben altre applicazioni virtuose e pii insegnamenti da praticare per traghettarti compiutamente nelle schiere di noi cattolici.

Portandoti i Nostri Santi e Immacolati Omaggi, sepre Tuoi

Anskij e Ghino La Ganga

slip turchese

Cari Anskij e Ghino,

mi rivolgo a Voi, che siete la mia luce nel nuovo cammino di santità da me intrapreso, per emendarmi da anni di bieco laicismo. Ahimè, abbandonata l’oasi di pace del Convento delle Accucciate di Villa Certosa, sono tornata al secolo per dare testimonianza della mia fede rinnovata. Non è dato infatti, a chi come me è stata alfine sedotta dalla Grazia, di ritenerla per sé: è d’uopo che chi è stata toccata vada per il mondo a darne le lieta novella, per fa sì che tutti i miscredenti sappiano come il venir toccata dalla Luce di Fede che ha il suo fulcro in Villa Certosa cambi la vita di una fanciulla e la renda per sempre diversa da ciò che era prima, quando ancora non l’aveva toccata nessuno.

Lasciando l’eremo, il nostro beneamato Premier mi ha salutata come si conviene, facendomi dono di alcuni piccoli segni che rendono noi Toccate dalla Grazia riconoscibili quando erriamo fra i miscredenti: un paio di ciondoli a farfalla da sgranare come un santo rosario durante le veglie notturne, una tartarughina da appendere al cordone della guepiere, e qualche baule di vestiti firmati comperati nelle boutiques di Porto Rotondo, perché non si può lasciare che i laicisti sguazzino nella loro facile ironia vedendo noi Toccate dalla Grazia vestite di stracci da pochi euro. Come ben sa il Santo Padre, lo sfarzo nel vestire è il più sicuro sintomo di vera macerazione interiore, e nulla più certifica un animo portato a comprendere le sofferenze dei poveri che una cappa bordata di zibellino, un camauro di damasco o delle ciabattine di Prada. Al fine di mortificare però il corpo in ogni momento della mia missione nel secolo, ho scelto di portare con me per calzarli sempre solo sandali da sera tacco dodici, che, come ogni donna ben sa, sono una tortura più dolorosa che non tutti i cilici della Binetti.

Miei cari Anskij e Ghino, vi confido che ero così soddisfatta di come mi ero comportata fino a quel momento, che mi recai a prendere il volo di stato con nel cuore una letizia ed una casta e pura gioia mai provate prima, neppure quando avevo raggiunto il Premier ai piedi del lettone di Putin per recitare assieme a lui, in ginocchio come si conviene alle aderenti al nostro ordine, le preghiere serali. Ma ahimè, come voi ben sapete, è proprio in questi momenti in cui più il nostro cuore si sente colmo di felicità che è sempre in agguato il Maligno. E’ stato proprio allora che con orrore e smarrimento mi sono ricordata che quella mattina, nella fretta di preparare i bagagli, avevo infilato distrattamente, senza pensarci, un paio di slip color turchese, retaggio del tempo infelice in cui, ancora non tocca, trascorrevo il mio tempo con i biechi laicisti, rotti ad ogni perversione, prima fra tutti quella per l’abbigliamento stravagante.

Fratello Anskij e Fratello Ghino, io mi rivolgo a Voi ben sapendo che non sono degna di invocare il Vostro ausilio, dopo che questo increscioso incidente ha dimostrato quanto ancora sia labile la mia fede, e sia io pronta a cadere vittima delle tentazioni con una facilità preoccupante, ma solo Voi posso invocare in questo momento, in cui mi ritrovo qui, sola, ottenebrata dai sensi di colpa. Ho ancora addosso questi slip turchesi. Per emendarmi dal mio peccato, mi aiutate a toglierli?

Vostra, pronta ad ogni penitenza

Galatea