Una sigaretta buonissima.

ottobre 20, 2009

Lo sapevi.
Lo sapevi,che uscire con Valeria sarebbe stato così.
Bella ragazza.
Niente da dire.
Mora,un gran corpo.
Soprattutto il seno.
Fantastico.
Lo guardavi e stavi bene.
Non sentivi quel che diceva.
Ti dimenticavi perfino un fatto per il quale era famosa.
Quella volta che era uscita con Alberto.
Guidava lei, era andata a prenderlo lei.
Alberto non stava bene: “non sto bene”,le aveva detto.
“Ma sei malato? “ aveva chiesto lei,sospettosa.
“Mannò.. a volte esagero un po’ anche io. Sono un po’ ipocondriaco,ecco.”
Interdetta, era rimasta, la Valeria,smanettando sul volante.
“Ipocondriaco? Cosa vuol dire?”
Alberto non sapeva bene che rispondere.
“Vuol dire che a volte mi sento male…anche quando non sto male. Ecco… succede…è un fatto nervoso.”
Valeria non l’aveva mica digerita.
“Allora sei malato. Te sei malato.”
“No… sono ipocondriaco…non è come esere malato”.
“Ma va’. Te stai male. Sei malato. Ti devi far curare,te.”

La serata era andata in vacca, a quel che aveva raccontato Alberto.
Non era più riuscito a spiegare niente: un po’ gli veniva da ridere.
Non poteva credere che Valeria fosse così.
Invece era così: le dicevi una cosa che lei non afferrava?
Eccoti servito.
Ipocondriaco uguale a malato.
E tanti saluti.

Insomma: lo sapevi.
Sapevi che dovevi pesare le parole.
Frasi brevi.
Cosa preferisci di primo?
E di secondo?
Dopo cena andiamo a….?
Ah.
Discoteca?
Ma certo.
Mi va benissimo.
Come?
Ah:ci sono anche tutti gli altri.
Ma pensa.
Ci sono anche Dario,la Giovanna e tutti quelli là di Cattolica.
Quelli simpatici ma proprio-proprio simpatici-simpatici,insomma.
Il conto,per favore.

Ripartiti ,verso la disco sul colle di Misano.
Era estate.
Una gran fila.
Lei parlava.
Parlava,la Valeria.
Senti che bella musica che si sente già da qui,diceva.
Già.
Che bella.
Tu riflettevi.

“Sei pensieroso?”
Sentisti un brivido lungo la schiena.
Ripensasti alla parola “ipocondriaco”.
Attento,ti dicesti: da pensieroso ad ipocondriaco il passo è breve.
“Mannò… che pensieroso…” dicesti.

Arrivaste nel parcheggio,quello vip, proprio sotto alla scalinata d’ingresso della disco .
Avevi lasciato lauta mancia al parcheggiatore: così i sandalini di Valeria non si rovinavano.
Eccoci.
Lei scese al volo: non poteva aspettare.
Tu non scendesti.
No.
Cintura allacciata,stavi lì.
Valeria si girò, riaprì la portiera.
“Beh?Che fai?”

Respirasti profondamente.
“Non vengo,Valeria. Non ne ho voglia”
“Cosa? Ma scherzi? Siamo qui…dentro ci sono gli altri…..”
“Ecco. Raggiungili e salutali tutti da parte mia.”
Era bloccata. A bocca aperta. Pensava scherzassi.
“Ma dài…scherzi,vero?”
“No. Non scherzo. Vai tranquilla. Ci sentiamo,Valeria. Divertiti.Ciao”

Ora: il tuo ricordo è che la portiera la chiudesti tu, chinandoti sul sedile, mentre lei si scansava attonita.
Ti guardò dal parabrezza,girandosi mentre caracollava sui tacchi.
Era davvero bella: quei capelli neri,quel seno e quel sedere che si muovevano armoniosi, nonostante la postura assurda, perchè ogni tanto si girava per vedere se era uno scherzo.
Arrivata all’ingresso, ti guardò a lungo,prima di chiedere al gorilla dove stava il tavolo prenotato.
Ti fece uno strano gesto.
Una via di mezzo tra un saluto e un “sei pazzo”.

Il parcheggiatore non capiva.
“Va via? Ma…. quella ragazza….”
“Sì, vado via.La ragazza entra,stia tranquillo. E’ in buone mani.C’è il tavolo prenotato. Ci sono Dario e la Giovanna,poi.”
“Ma…boh… contento lei…”
Non poteva crederci.
Ingranasti la retro.
Il brecciolino schizzò via.
“Coglione! Come cazzo guidi…”
Rumoreggiò un gruppo di tipi,scansandosi.
Il parcheggiatore ti fece fare manovra.
Ti salutò come si saluta un matto: con deferenza, che non lo mettessi sotto.
Ricambiasti con una specie di saluto militare.

Imboccasti la discesa, verso il casello di Riccione.
Eri l’unico a scendere.
La fila ininterrotta saliva e saliva.
Qualcuno nella fila ascendente ti suonò: forse aveva riconosciuto la macchina, voleva salutare .
Chissà.
Salutasti alla cieca.

Ti venne voglia di fumare.
Una sigaretta.
Eccola.
Accendino.
Eccolo.
Una bella tirata.
Guidavi con una mano e fumavi con l’altra.
Non c’era fretta.
Stereo acceso.
Da dio,stavi.

Cazzo: come era buona,quella sigaretta.
Forse nel 1993 le facevano più buone.
Va a capire.

State bene.

Ghino La Ganga

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