Souvenir di Rimini.

dicembre 22, 2009

Cammini. La via è in leggera salita.

Freddo. Neve.

Molta neve, di quella che ti si infila negli occhi.

Nella via c’è una scuola elementare .

Ora di uscita.

Mamme intabarrate con bambini imbacuccati.

Piumini,berrette,sciarpe davanti alla faccia stile banditi.

Difficoltà di passo: la strada è scivolosa, perchè sotto lo strato di neve,ai lati, c’è il ghiaccio.

Dal fondo opposto della via si sente un rumore di acceleratore a manetta.

E’ una smart,metallizzata.

Arriva velocissima, in mezzo a mamme e bambini che faticano a scansarsi.

Si scansano come possono,con paura.

L’auto procede a razzo verso la tua porzione di strada.

Fai cenno con la mano verso il parabrezza: rallenta,cazzo.

L’auto si avvicina in un attimo.

Adesso quello alla guida lo vedi bene.

Avrà trent’anni.

Piumino.

Berretta scura fino agli occhi.

Guanti neri.

Noti i guanti perchè avvolgono una della sue mani, mentre ti fa il segno con le dita raccolte: cazzo vuoi.

Poi ti fa anche il fanculo con il braccio,precisato dal labiale.

Passando, ripete gesto e labiale: fanculo, fanculo.

Vorresti avere tra le mani la statuetta di un duomo.

Non ce l’hai.

Quando ce ne è davvero bisogno,certe cose mancano.

Ti viene in mente che quella del duomo di Rimini,probabilmente, manco la fanno.

Smoccoli.

State bene.

Ghino La Ganga

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ADESSO E’ TUTTO CHIARO

Ve ne imploriamo: scusateci. Forse è troppo tardi, amici del Partito Democratico: ma Anskij e Ghino vi chiedono perdono.

Fossimo a Pasqua, diremmo, col capo cosparso di cenere: ma ora che siamo sotto il Santo Natale, vedremo presto come esso sia foriero di ben altri gloriosi auspici per lo straordinario rinnovamento del nostro paese.

Non avevamo capito: ma ora, finalmente, tutto è diventato chiaro.

Ci apparivano fumose le strategie del Partito Democratico; incerte, le velleità di riorganizzazione dello stesso; e confusi, i progetti di rivincita e rinnovo della sua classe dirigente.

Non avevamo capito che c’era un grande progetto dietro a tanti fatti del passato:un grande progetto dietro,solo per fare degli  esempi, alla grande cavalcata perdente di D’Alema alle regionali del 2000, alla candidatura a sindaci di grandi città di gente presa a casaccio da altre città (anche piccole),allo sfolgorante naufragio di Veltroni alle politiche, alla nomina a ministri delle finanze di personaggi  antipatici anche alle loro famiglie per come pretendevano di tassare la paghetta dei figli,alle geniale gestione dell’indulto, alle straordinarie crescite di Latorre come pensatore e di Rondolino come opinionista, al bingo,al dopobingo,alle slot- machine,alle sfilate dei contrabbandieri a Brindisi,al meraviglioso modo di fare politica estera facendosi fotografare con hezbollah a destra e uno a sinistra,alla gestione del caso Cermis,ai “sì-però” dopo il terremoto D’Abruzzo,alle marce di duemilioni di persone che diventano un milione, poi mezzo, poi trecentomila, poi centomila,poi cinquantamila, poi tremila, poi cento, poi sette.

Pensavamo andasse tutto allo sfascio.

Ma ora, è tempo di ammetterlo con vergogna: dopo la indispensabile, sensazionale apertura di Bersani e D’Alema a Pier Ferdinando Casini presidente del consiglio, Anskij e Ghino ammettono, umiliati, che le loro argomentazioni contro la straordinaria prima linea del Partito Democratico sono straccamente esaurite.

Come valutare infatti serenamente questa eccezionale novità del panorama politico, se gli oligarchi del partito completano in maniera così sfolgorante la loro – breve, peraltro – marcia nel deserto?

Tutti i problemi del Partito Democratico sono risolti: si uniscono le due culture (le due culture che solo del bene han fatto al nostro paese), viene riconfermata la diversità comunista, si fa fronte all’emergenza democratica, e soprattutto ci si affida a una forza di onestà specchiatissima, con candidati eccellenti – specialmente al sud – mai collusi con la criminalità organizzata e in grado di dialogare con le frange più illuminate del mondo cattolico, come per esempio dimostrano le frequenti dichiarazioni di Luca Volontè.

E vogliamo dimenticarci delle forze che andiamo a recuperare? Temevamo di doverci privare di un ariete come Rutelli, e invece ora ce lo ritroviamo di nuovo in casa. E brindiamo con Anna Finocchiaro al quieto, placido assentire di Paola Binetti, che non a caso ha subito rinfoderato gli azzardati propositi di uscire dal Partito Democratico.

Avevamo rischiato anche questa devastante perdita, e ora invece marciamo convinti verso la vittoria.

Per cercare di mettere qualche toppa alle nostre passate critiche – quanto erano ingenerose! – ci siamo premurati di sondare gli attivisti ex-Ds: e sono tutti entusiasti. Altro che – come dice D’Alema – il Partito d’Azione! Abbiamo parlato con tanti veltroniani, dalemiani ortodossi e in sonno, ex-foleniani, comunisti unitari, cristiano-sociali e addirittura socialisti di sinistra: non vedono l’ora di portare l’acqua a Casini, Cesa ma anche Bottiglione, l’uomo che hanno cacciato dalla UE perché non lo capivano, che ha distrutto il Partito Popolare ma solo perché non lo capivano, e che è stato trombato alle elezioni di sindaco di Torino proprio perché non lo capivano. Invece i militanti di sinistra, finalmente, lo capiscono: non a caso, si sa che sono da sempre i più istruiti,gli unici a parlare correntemente l’inglese e  a sapere usare un computer.

Con una tale forza alle spalle, questa volta a Casini non lo batte neanche Optimum Prime. E il fatto che l’apertura sia stata ufficializzata sotto il Santo Natale, non fa che confermarne gli straordinari auspici e aumentarne l’autorevolezza.

Gli stessi militanti di sinistra hanno anche lodato i meravigliosi esempi della politica culturale del nuovo corso: come dimenticare la favolosa sinergia tra personale religioso, laicato più avanzato e forze dell’ordine come vediamo nell’indispensabile “Don Matteo”?

Non è forse in questa fiction –  di cui solo ora,causa nostro colpevole ritardo, ci appare ben chiaro lo straordinario messaggio-  che si vede una sinergia tra un prete e i carabinieri; sinergia dalla quale, come è chiaro in ogni episodio, esce rafforzata l’idea di famiglia, attraverso la supplenza che prete e carabinieri svolgono recuperando figli sbandati,mogli derelitte,padri assenti?

E dopo tanti anni di coralli Einaudi ed Editori Riuniti, come dal loro torto?

Lasciatecelo dire: l’intero gruppo dirigente del Partito Democratico ne esce legittimato e rafforzato, ma noi ci vorremmo soffermare soprattutto su Francesco Rutelli e Massimo D’Alema.

Rutelli, ci ha fatto capire cosa significa “diventare la prima forza nel paese” .

E D’Alema – beh, vittoria dopo vittoria, il suo genio politico, la sua insuperabile capacità tattica, la sua lungimiranza, il suo staff leggendario con grandi pensatori quali Minniti e Latorre… avevamo torto, non c’è altro da aggiungere.

Insomma, cari amici: è tempo di assumersi chiare responsabilità.

Non avevamo capito: ora,però,ci è tutto chiaro.

Scusaci,Bersani: non potevamo arrivarci prima, ma da quando sei segretario tu, con alle spalle il fantastico Massimo, ci sentiamo tutti più sicuri.

Alleiamoci con l’Udc, dunque, non solo alle regionali, ma in ogni e qualsivoglia elezione locale:provincia, comune, quartiere.

E se la sezione Udc non c’è,creiamola noi: come facevamo una volta con i Verdi.

Sì,adesso è tutta un’altra storia.

C’è Casini,mica Pecoraro Scanio.

C’è Cesa.

Mica la Francescato.

Dài.

Andiamo a vincere.

Anskij & Ghino

Il maestro del Natale.

dicembre 21, 2009

(Avviso: questo post è molto volgare,come certi regali di natale, che però,alla fine, son quelli che fan più ridere e si ricordan meglio. Sicchè,se lo leggete,non venite a lamentarvi.)

Seduto alla scrivania poco prima del natale, ricevevi una signora incazzatissima: tu eri l’amministratore di quel comunino lì,lei era venuta apposta. All’inizio ti squadrò cattiva. Poi parlò: “‘sto comune lo amministrate malissimo.”

“Perchè,signora?”

Avevi commesso un errore: non si chiede mai perchè. Lo sguardo del tuo dirigente,seduto lì accanto,ti confermò quel che già sapevi: il politico bravo parte e zittisce chiunque abbia davanti simulando la massima attenzione, ci sono difficoltà ma le supereremo, non può non riconoscere i successi finora ottenuti,grazie per essersi scomodata a venir fin qui prima delle feste, eccetera. Invece tu, idiota, le avevi chiesto perchè.

Perchè non sapete fare. Vuole un esempio? Io ho un negozio sfitto da dieci anni in pieno centro storico,su per la salita al paese alto: nessuno di voi s’è mai degnato di dirmi cosa farci dentro.E adesso tutti gli altri negozi sono addobbati per le feste. Il mio no.”

Rimanesti basito. Senza favella. Cazzo rispondevi,adesso? Ci fu un silenzio tremendo: una parte di te voleva espolodere in un vaffanculo di tuono, cazzo rompi i coglioni vecchia scema, non ho una più lira a bilancio per fare eventi cretini con le renne,e te sei venuta a far perdere tempo con le tue pugnette private.  La tua parte civile diceva invece: calma,Ghino, adesso prendi tempo e dille che esaminerai il caso.

Il risultato fu che restasti zitto.  Lei lo prese per quel che era : la resa di un incapace, a conferma delle sue idee.

Razza di incapaci. Lo dicevo : non sapete fare. Buone feste, con i nostri soldi pubblici.Ora vado, che ho da fare,io…”

Il dirigente si alzò,deferente, e le aprì la porta: Buone feste,signora, a nome di questa amministrazione.

Rimaneste tu e lui.

“Cazzo di roba…” mormorasti.

Sei un pataca. Non hai ancora imparato. Eppure io ti ho insegnato.”

“Insegnato cosa?”

“A non farti prendere impreparato. Ti spiego subito: dove si trova il negozio della signora? Nel paese alto,lungo la salita. Ecco l’idea: lei mette uno scivolo in cima alla salita, una commessa con cassa e  un cartello con su scritto: SCIVOLATA  SESSUALE A  SORPRESA,FINALE DOVE CAPITA, CINQUE EURO. Lo scivolo entra diretto al centro del negozio, dove la signora si mette nuda dalla vita in giù a pecorina appoggiata a un banco. Il cliente arriva in scivolata e piglia dove piglia, cinque euro comunque. “

“La signora ha più di settant’anni…”

“Facciamo quattro euro, allora,ma è un casino con il resto e si fa perder tempo ai clienti. Io dico: cinque euro. Al limite uno sconticino: tre giri, cioè tre scivolate, dieci euro. Sempre cifra tonda, così l’attesa alla cassa è minima. Bisogna lubrificare bene lo scivolo, il che può comportare qualche spesa aggiuntiva; e il didietro della signora, ovviamente….”

“Ma il cliente…”

“Il cliente? Eh,cavoli suoi se non si prepara bene e non termina la scivolata ben eretto . E’ come al poligono di tiro: è garantita la postazione di sparo e la corretta posizione del bersaglio, ma la pistola e i colpi li porti te,amico. “

“Ma quello è centro storico,vincolatissimo…”

“Diobuono, devo insegnarti tutto. E’ solo uno scivolo in legno o plastica, basta una d.i.a. e vai,hai fatto . Il cartello a norma,ci mancherebbe: ma chi non ti sa fare un cartello a norma, cazzo? E la dipendente alla cassa in regola, che sennò sei in pubblico, passa l’ispettore del lavoro e ti saluto scivolate. Così la signora se ne sta zitta. Lo dovesse fare a casa sua, che è in periferia, non le basterebbe un piano particolareggiato, per iniziare…”

“Io… non so te dove….”

“Scivolo con corrimano,così ti pigli il contributo per la sicurezza e l’abbattimento di barriere architettoniche; inoltre, siccome siamo a natale,  ha perfino il supporto per le lucine colorate, buone feste, eccetera… la signora deve solo vestirsi da renna, se vuole…”

Zitto. Adesso stavi zitto davvero.

Io non so fare politica. Hai ragione tu.”

“Ma no. E’ che non mi ascolti. Ma imparerai, te lo garantisco. Adesso vado,che devo prepararti quella relazione sul commercio equo e solidale. Così magari un giorno la signora potrebbe rientrare in questa categoria qui…”

Ora eri ammirato, sinceramente.

Sai che sei un grande? Perchè non lo fai te,l’assessore?”

Ti guardò con tenerezza.

Perchè il mio compito è di insegnare. Non di fare il pataca in pubblico.”

 Suonò il telefono. Alzasti la cornetta. Era la segretaria.

“Quella signora è andata via tutta arrabbiata…..ho dovuto faticare per farmi lasciare i dati…”

“Brava Domani richiamala. Fissiamole un appuntamento,dille solo che ci sono novità.”

“Va bene.”

Il dirigente ti guardò, felicemente stupito.

Oh. Ecco un bel regalo di natale. Grazie, Ghino.”

(State bene,Buone Feste . Ghino La Ganga )

Pagamento in natura.

dicembre 16, 2009

Quando finge di scordarsi che ti deve pagare per il lavoro che hai fatto, allora, lo strozzeresti. Poi però ti ricordi di due episodi.

Il primo fu durante l”università,primavera 1987. Eri a casa che studiavi, stanco. Arrivò lui, sul fuoristrada targato RSM con altri due amici vostri, strombazzando a più non posso, forza- forza- sali- sali; salutò tua madre signora come sta, sempre bella, eh? complimenti, andiamo a prendere un caffè a Rimini, eh? e via di corsa, verso Rimini, che poi diventò Riccione perchè Rimini in fondo è scontata; e poi Cattolica perchè in fondo, uffa, siam sempre a Riccione, poi divenne Pesaro, che nelle Marche il caffè  è più buono, sarà l’aria di Rossini, ah ah ah che cazzata; poi Ancona, vuoi mettere la vista del porto dall’alto? poi s’era fatto tardi per un caffè, puntaste nell’entroterra, ci facciano una crescia col formaggio? ma insomma, adesso, ‘sta crescia, non è meglio andare a Perugia, ormai siamo a poca distanza, come si mangia a Perugia, ma come si mangia,eh? che poi ci son quelle due amiche di Roberto… come quale Roberto, Roberto lui,quello seduto dietro, va la’, che ci son quelle due …ho capito, passiamo anche Perugia, sennò son botte; e alla fine arrivaste nel Lazio, cioè : direttamente a Roma, cazzo, ma siamo a Roma, eh, e allora? scusate, se v’ho fatto ‘sto dispetto….invece di ringraziare… e finiste a Trastevere, in trattoria, un’abbuffata della madonna, tu telefonasti ai tuoi,sono a Roma, con tuo babbo che rideva, io lo so che quando arriva lui poi fate cazzate; almeno andate piano….poi in macchina andaste in Piazza di Spagna: sì,esatto, proprio nella Piazza, alle dieci di sera,pieno di gente, che vi fermarono due vigili chidendovi come cazzo eravate messi, e lui tirò fuori serissimo e impettito  non si sa quale tessera di una biblioteca sanmarinese, dicendo sono in visita diplomatica, mi son perso, ah sì, s’è perso? e come cazzo faceva lui, a rendersi così simpatico e credibile, che quelli a momenti vi scortavano, ma dove dovete andare? chiamiamo una scorta… mannò, adesso giriamo qua, grazie-grazie-grazie… e parcheggiaste in una via in pieno centro, appena scesi praticamente non respiravate dal ridere, alla fine lo prendeste, ‘sto caffè, che offrì Roberto, giraste per  Roma , poi a notte fonda riprendeste la via di casa, vi alternaste alla guida, ridere e ridere,arrivaste all’alba; ma che cazzo di roba, e io che devo studiare, ma che cazzo devi studiare, lascia stare, vedi me? dovrei studiare anche io; e poi,oggi non ho studiato, non abbiam studiato? Cazzo: geografia, cucina,diplomazia,parcheggio…

Il secondo fu nel 1993. Niente morosa: sparita. Tu a casa, nero,tristissimo. Era sera, primavera. Sentisti strombazzare fortissimo: il fuoristrada targato RSM al cancello con lui alla guida e la sua morosa a fianco, forze-forza-sali-sali;  salisti, dove andiamo, a vedere le focarine di san giuseppe, pataca,ma guarda chi t’ho portato e lì nel sedile dietro c’era la sorella della sua morosa, che era carina-carina e lui tranquillo,davanti alla sua morosa e alla di lei sorella: oh, ghino, lei s’è appena lasciata col moroso, quel cretino, tu sei libero… adesso vedi un po’ te…e faceva le curve ai duecento, così vi saltate subito addosso e non perdiamo tempo,no?

Ti ricordi ‘sti due episodi, ti viene in mente che è un figlio di puttana simpaticissimo; anzichè mandarlo a culo ti viene da chiamarlo e dirgli: senti,non pagarmi ; dammi la tua faccia da culo, che te la invidio da sempre e siamo a posto così,pari e patta.

State bene.

Ghino La Ganga  

L’umanità.

dicembre 15, 2009

Che poi alla fine, con quella faccia impastata di sangue e cerone,l’occhio mezzo spento,l’aria smarrita di chi proprio non se l’aspettava,il mezzo saltello per star sul predellino comunque, le guardie del corpo che lo pigliavano e lo sbattevano sul sedile con la testa mezza riversa indietro,come si fa con i vecchi quando cascano e bisogna portarli in fretta all’ospedale; con tutto questo,dicevo, a me ha fatto una pena infinita, una pena della miseria; m’è venuto in mente che c’ha settantatrè anni e fa il pataca dove gli capita, spara cazzate anche pesanti, rompe i coglioni, dice frasi a vanvera, ci fa far figure in giro; sì, è vero, è gretto, volgare,inopportuno, fa il fenomeno; ormai alle cose che racconta ci crede poco anche l’ultima donnina che ha rimorchiato, che alla fine ha fregato anche lei, niente soldi e niente condominio; di amici non ne ha tanti e deve cercarseli all’estero: gente che poi, te la raccomando, uno che ti regala un letto come deve essere messo;  a me viene in mente uno zio di mia mamma, che giocava d’azzardo e faceva tanto quello sveglio,  poi alla fine s’è ridotto senza soldi, andava avanti a prestiti, rompeva i coglioni a tutti, nessun parente lo voleva tra i piedi, lui sempre in giro a salutare i passanti in piazza, come stai come non stai; alla fine gli è venuto un coccolone, lì vicino a casa, abitava dai miei nonni che  più che altro lo sopportavano; mi ricordo che lo soccorremmo, io e un altro mio parente, e pensare che quello zio mi faceva soggezione quand’ero piccolo, perchè era alto e sembrava sempre sapere il fatto suo, e me lo son trovato tra le braccia mezzo morto, respirava male; gli abbiamo allentato la cravatta, che la portava sempre, respirava come poteva, diceva solo diobono muoio, i miei parenti tutti intorno, arriva,st’ambulanza? e lui che voleva provare a sorridere simulando di riprendersi, un’ l’è nulla, ansimava,poi sbiancava; mi ricordo le mani gelate, la bava che gli usciva di bocca piano piano, il corpo abbandonato, gli infermieri che lo mettevano sulla lettiga come un pacco, ovvìa,su, che alla fine sull’ambulanza son salito io e basta, non c’era posto, gli altri dietro sulle macchine; con la mano gelata, che gliela tenevo, l’infermiere che non sapeva bene cazzo fare, gli metto la maschera dell’ossigeno o no, e lui che gli diceva senza voce ma un’ si disturbi; e a me,pianissimo: tu-te s’è salito,ma agli altri un’ gli garbo. 

State bene.

Ghino La Ganga

Poteva mancare il pistolotto ignorante di Sua Eccellenza, dopo l’aggressione a Silvio? Ma certo che no, ovviamente, con tutto il solito corollario di cazzate alla Negri, tipo che Belusconi è odiato “perché vicino al popolo”, e tutta una serie di pugnette stantie profferite da questa testa di cazzo infinita la quale, anziché esultare per la sua lobby ciellina che ha occupato militarmente tutta la Lombardia, trova pure il modo di venire in soccorso degli impuniti delirii di Caffarra, e le sue richieste di limitare i servizi sociali alle sole coppie sposate. Non solo, ma dal basso della sua sussiegosa e tronfia arroganza, ce li vende pure come lezioni di “vera laicità”. Bene, e allora visto che pure loro, a parte le numerose famiglie clandestine, almeno sulla carta sono single, che cominciassero a smetterla di approfittare dello stato italiano che si mette a pecora. Quando Sua Eccellenza se ne andrà a fare in culo sarà sempre troppo tardi.

Lapo in the sky.

dicembre 14, 2009

 

L’ho visto intervistato  a sky tg24, m’ha di nuovo stregato. Son stato mezz’ora a sentirlo. Adesso si occupa di comunicazione basata sul suono legato alle immagini del prodotto. Come una volta facevano marlboro e nescafè, che “legavano suono e prodotto”.  

L’intervistatrice ha cercato di capir meglio: ci faccia un esempio, come legherebbe suono e immagine di sky?

“Facendo sentire tuoni,pioggia,tutto quello che è legato al cielo.”

Ah.Interessante.

Ha proseguito con il calcio,la juve: ” Io quando ho visto la juve vincere contro l’Inter ho gioito come un bambino . Però mi trattengo.”

Perchè?

” Perchè cerco di essere costruttivo. Mi dispiace se esagero nel giorire,che poi mi pento di quel che dico.”

L’intervistatrice era brava: sempre più perplessa, manteneva tuttavia un tono serio.

Cosa pensa della juventus?

“Che deve essere cazzuta. “

Non riusciva a collegare  maschile e  femminile:

“un calciatore deve essere orgogliosa di giocare in una squadra che ha un blasone invidiata da tutti.” 

La difficoltà di collegamento,a un tratto,s’è fatta pesante:

“La vita di un uomo,come quella di una persona, è breve.”

L’intervistatrice ha capito che era bene chiudere come meglio poteva: i suoi fratelli hanno figli; lei pensa di diventare padre? E se sì,come chiamerebbe il figlio o la figlia?

E’ rimasto pensoso. Poi ha sentenziato.

“No,padre ancora non voglio diventare. Ma se avessi una figlia la chiamerei Italia.”

Che bel nome,ha commentato l’intervistatrice.

L’intervista è finita.

M’è ripresa quella dipendenza. Devo ribeccarlo su qualche canale. Sentire le sue massime. Sto già male,senza vederlo e sentirlo.

State bene,voi che non l’avete visto e udito.

Ghino La Ganga