About birthday.

marzo 29, 2010

Il baretto è affollato.Del resto è normale: sole,calduccio,spiaggia a tre metri,casino,giornata di quelle che fanno uscire di casa tutti. Sei lì seduto a un tavolo, sulla panca, assieme agli altri amici tuoi. Aspettate che vi portino quelle piadine che ci metton tre ore a fare; perchè sì,siete in Romagna,ma il buon servizio è solo nella convinzione di chi non lo sa fare. Di fianco c’è un tavolino con una coppia. Sbracati. Lei carina, mora,formosa,supertruccata. Ogni tanto si leva un indumento finchè non resta praticamente in costume . Lui biondino, capello incasinato con una specie di coda, pizzetto, occhialino da intellettuale, muscolo in vista, dieci tatuaggi su pace, amore e fede; t-shirt e jeans stracciati,sneakers rovinate. Una specie di centocelle nightmare di sinistra.

Lui non parla: in realtà pontifica al telefonino, su come si sta bene lì nel baretto dove è lui, su come era buona la piada che s’è appena mangiato,su come sono scemi quelli che parlano con lui perchè non sono lì con lui,e che dovrebbero raggiungelo subito in bicicletta,se non vogliono perdersi il sole.

Lo raggiungono,infatti: arriva una coppia che è un clone della sua. Si siedono e cominciano a parlare. Di tagliatelle della zia, che forse eran perfino meglio della piada del baretto; di centri benessere dove andare nei prossimi giorni; di resort da frequentare,di moto da truccare,di biciclette costose. Ciò che colpisce è la voce del biondino: le cose di cui parla sono null’altro,appunto, che cose; ma lui ha il tono di Socrate, vedete cose ne penso io, questo centro benessere qui è meglio perchè le pietre calde sono più belle,l’ho scoperto io e adesso ci mando quelli che conosco,così sono tutti contenti.

E magari ti danno pure la percentuale, pensi, mentre fai finta di parlare con quelli al tuo tavolo.

In realtà, ascolti. Adesso il biondino è rilassatissimo. Lo si capisce dal fatto che,aumentando lo sbraco,sta stravaccato sulla sedia e,già che c’è,senza verbo proferire,appoggia un piede sulla panca tua. Vicino a te.

Sarebbe il momento giusto. Bisogna essere silenziosi. Non bisogna alzarsi,no. Questo crerebbe allarme. Invece: bisogna avvicinarsi al bordo,mettersi vicino al piede del biondino. Poi,di colpo, afferrarlo con decisione e tirarlo in aria,provocando la caduta rovinosa di biondino e sedia. Indi alzarsi di scatto,e con la pianta del proprio piede bloccargli sterno e respiro, mentre lui è schienato a terra. Indi colpirlo con forza con un oggetto sul viso,meglio se sugli occhiali. Ma quale oggetto? Hai solo dei quotidiani. Ma vanno bene,dài. Ne arrotoli uno,quello ancora non letto, così le pagine sono un po’ più compatte, poi colpisci con decisione e gli sfasci le lenti negli occhi. L’importante è la raffica: si devono assestare molti colpi,cadenzandoli bene, prima che il giornale si sfaldi. Bisogna essere decisi,continui,con poche pause. Te lo diceva anche il caporale istruttore durante la leva: decisi,veloci. Nel combattimento ravvicinato uno contro uno,il fuoco deve essere breve ma continuo. Tre colpi,brevissima pausa,tre colpi,brevissima pausa,cinque colpi, brevissima pausa, tre colpi. Se si ricarica, si deve essere rapidi,farlo nella pausa cadenzata. E non bisogna urlare: si perde fiato, si consumano le forze. Deve urlare di dolore l’avversario,così fa paura agli altri.

Il biondino non toglie  il piede.

Ecco le vostre piade,annuncia la cameriera, mentre gli amici del tuo tavolo le fan posto.

Decidi di lasciar perdere. Ora ci son le piade. Eppoi,in fondo, è ormai il tuo compleanno. Non ti va di passarlo in questura.

 State bene.

Ghino La Ganga