Difesa di ferro.

aprile 7, 2010

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un giorno del 1981 giocavo a calcio con i miei compagni di classe in un piccolo torneo studentesco. Collocato in campo come libero ( oggi si direbbe: centrale di difesa) ero una schiappa come tante, in mezzo ad altre schiappe più o meno capaci. Stavamo chiusi in area senza proporre granchè : il gioco latitava, non c’erano grandi schemi, avevamo evidenti limiti tecnici e fisici.

Il ricordo più nitido è il seguente: su una punizione da tre quarti campo verso la nostra area, saltai di testa per respingere la palla lontano. La presi male, mandandola proprio sui piedi di uno degli avversari piazzato giusto al limite dell’area. Quello tirò una gran botta. Il portiere la prese, respingendola sui piedi del nostro stopper ( oggi si direbbe: altro centrale di difesa) che, maldestramente, la mandò giusto sui piedi di quello che aveva appena tirato; questi non fece una piega: gran caricamento di gamba e giù un’altra gran botta. Traversa piena. La palla schizzò in mezzo all’area,dove stavo io che provai a calciarla via in una specie di rovesciata. Fantozzianamente, la similrovesciata diventò un perfetto cross alto per il centravanti ( oggi si direbbe: prima punta) degli altri. Il tipo infatti, da spilungone che già era, spiccò un gran balzo e schiacciò fortissimo la palla; che però uno dei nostri, retrocesso dal centrocampo, riuscì a fermare giusto sulla linea, con una gran spaccata molto bella a vedersi, ma totalmente inutile ad allontanar la sfera, dacchè il pallone rimase lì in mezzo all’area ballonzolante. Siccome io avevo già fatto due belle frittate, a respingere la palla ci andò il nostro terzino sinistro ( oggi si direbbe: cursore sinistro): sparò via una gran pacca alla sperandio. Prese in pieno in faccia il nostro stopper, che si accasciò tramortito, mentre la palla restava lì in mezzo all’area. Intervenne il nostro terzino destro ( oggi si direbbe: l’altro cursore di fascia) e cercò di buttar la palla in calcio d’angolo: fece un gran liscio, la sfera assunse una traiettoria innaturale, si alzò e toccò un palo, poi rimbalzò contro lo stopper ancora esanime in mezzo all’area, indi finì addosso al centravanti avversario, lo spilungone di cui s’è detto: questi, capita l’antifona, cercò di farsi strada palla al piede per esser sicuro di centrar la porta. Lo falciammo all’unisono, io e quello retrocesso dal centrocampo, una gamba ciascuno a far da forbice. Rigore netto. Così netto che il professore di ginnastica facente funzioni di arbitro rise nel fischiarlo, chiedendoci poi se eravamo scemi o cos’altro: il centravanti avversario era totalmente defilato ,mica avrebbe tirato da lì, imbecilli.

 Quando leggo le difese di questi giorni dei vari Cantalamessa, Bertone,Bagnasco,Betori, eccetera: ecco,mi viene in mente quella partita lì.

 State bene.

Ghino La Ganga

 P.s.nr.1.: il rigore, poi, lo segnarono. Con calma. Tanto stava già quattro a zero per loro.

P.s. nr.2: chiedo scusa ai calciatori italiani degli anni settanta e ottanta, ritratti in alcune delle foto sopraesposte, per aver composto una squadra così poco competitiva. So peraltro che l’avrete notato: in tutto siete in dieci,manca il portiere. Eh,beh: ruolo già coperto,direi….