(Roma) 7 a 6. Come diceva Stalin, i numeri, si sa, sono testardi. Ed allora e’ solo appropriato ripartire da questo dato incontrovertibile, da una vittoria numerica che suona trionfalmente come avviso di sfratto a Berlusconi. Avviso di sfratto che e’ il culmine di svariate battaglie combattute dal Partito Democratico ora e dall’Ulivo, dall’Unione, dalla Gad e dalla Fed in passato, ma con il medesimo risultato: un’impercettibile ma giusta e definitiva erosione – implacabile – di voti che sta mettendo in ginocchio il PdL e soprattutto la Lega, quella “costola del movimento operaio” nelle parole del nostro leader Massimo D’Alema.

Sa di aver vinto, Bersani, ma lo stesso non vuole maramaldeggiare, soprattutto nei confronti della fronda interna, che a suo tempo aveva contestato la linea politica del segretario. Adesso invece tutto si dimostra esatto: dalla strategia delle alleanze con l’UdC al sostegno al Vaticano e al Santo Padre. Su questo irrinunciabile punto il segretario lascia parlare la fida Maria Pia Garavaglia:

Tutti ricordiamo l’effetto delle parole alla via crucis del 2005 su ‘quanta sporcizia c’e’ nella Chiesa’ scritte dall’allora cardinale Ratzinger. Mi pare chiaro dunque che le accuse che vengono rivolte in questi giorni a lui, divenuto pontefice, siano non solo ingiuste e fuori luogo, ma anche e soprattutto strumentali. Papa Benedetto non ha bisogno della mia difesa, ma da credente e anche da persona che ha deciso di dedicarsi all’attivita’ pubblica, le sofferenze di un’istituzione fondamentale come la Chiesa non possono lasciarmi indifferente e con questo mio sentire sono sicura che si ritrovano tantissimi elettori, qualsiasi siano le loro idee politiche. Oggi i cristiani, in quanto tali, sono oggetto di feroci attacchi, in particolar modo in Asia. Eppure, anche nell’Occidente che si picca, e senz’altro a ragione, di un alto grado di civilta’, si odono oggi parole d’intolleranza verso la Chiesa che mal si addicono ai valori di questa nostra parte di mondo. Se il papa tace, c’e’ reticenza, se parla, lo si accusa di voler coprire gli abusi. Mi sembra che si stia esagerando. Le depravazioni non toccano solo i preti ma tanti ambienti e percio’ occorre vigilare perche’ siano sempre e corrette le relazioni affettive e sessuali. Ma tutto questo non puo’ trasformarsi in un processo sommario alla Santa Sede.

Tutti siamo d’accordo che, in un paese normale, non ci dovrebbe essere bisogno di una difesa simile, dato che risulta evidente come quella sui preti pedofili sia solo una campagna d’odio, un’ignobile mistificazione frutto di invidia da parte di chi sa benissimo che la chiesa non ha mai coperto nessun pedofilo, e che l’unica colpa e’ dei laicisti che hanno consentito la vendita di troppi g-strings e sguinzagliato il secolo eroticizzato su radio, web e tv. E poi, al netto di ogni ipocrisia politically correct, vogliamo dirlo una volta per tutte, liberamente: questa e’ una battaglia di coscienza e civilta’ che passa dal diritto delle gerarchie, cosi’ impegnate a lavorare per la nostra salvezza ed eroicamente stressate dal voto di castita’, di incularsi qualche volta un bambino o due. Avranno il diritto anche loro a divertirsi? E cosa sono alcune budella sfondate davanti al bene che la chiesa fa quotidianamente e alle anime che salva, mandandole in paradiso per direttissima?

Ma allora perche’ la difesa del Vaticano e’ cosi’ strategica per Bersani e i suoi? E’ presto detto: per la straordinaria consonanza ideologica tra Santa Sede e Partito Democratico. Cosi’ come il risultato della perdita dei valori e’ conseguenza del fatto che non c’e’ abbastanza cattolicesimo, cosi’ le temporanee difficolta’ del Partito Democratico sono dovute al fatto che non e’ stato dato abbastanza spazio a Massimo D’Alema, con tutti i veltroniani e le altre anime belle che non trovavano di meglio che mettergli i bastoni tra le ruote. Le differenze tra i due sono cosi’ marcate che non e’ opportuno dilungarci in questa sede: aggiungiamo solo che, ora che pure il Partito Democratico ha scoperto internet, per gli altri sono tempi ancora piu’ duri ed e’ stata messa doverosamente la parola fine all’arroganza veltroniana.

Si e’ sempre detto – e a ragione – che il serbatoio di personalita’ di rilievo che Margherita e DS potevano mettere in campo era pressoche’ sterminato, soprattutto grazie al patrimonio di competenze maturato dopo le esperienze nelle amministrazioni locali, gestite con quell’acume, quella sagacia, quell’intelligenza, quella capacita’ di massimizzare le risorse senza sprechi e clientele e quella sprezzatura a cui la sinistra ci ha abituato da anni. Ma ora, ora che l’elettorato bue dimostra di non capire piu’ la visione culturale di una sinistra mai cosi’ forte ed autorevole sulle terrazze romane – dicevamo, non sara’ mai che ora la riserva di seconde e terze linee pronte a fare il grande salto sul palcoscenico nazionale si stia assottigliando?

Ma no, assolutamente, recisamente no. Rassicuriamo gli elettori di sinistra: con le personalita’ che stiamo per sottoporvi, quei voti che naturalmente spettano alla sinistra sono sul punto di ritornare. E’ solo questione di pochissimo tempo.

Braccio destro di Sua Eminenza Massimo D’Alema, Francesco Cundari si e’ posizionato accanto al migliore politico italiano, quello che “non ha mai perso un’elezione” ma solo primarie, come si e’ visto in Puglia col caso Boccia. Non affossiamoci in inutili e sterili attendismi: Cundari ha gia’ dimostrato di essere pronto a prendere le redini delle sottocorrenti – vedi l’esperienza trionfale di RED, tirata su dal niente per mettere la mordacchia ai velleitari progetti televisivi veltroniani – e non osiamo pensare cosa potrebbe fare una volta affiancato alle grandi personalita’ del partito, come per esempio Nicola Latorre, qui ritratto col nostro grande leader.

Sempre da questa parte del cielo, troviamo l’altro astro nascente Matteo Orfini. A chi vince i congressi va reso merito e basta. Quella sua dimestichezza con tessere, segretari di sezione e apparati ci riporta al clima straordinario del vecchio PCI, alle sue battaglie culturali, al suo servizio d’ordine, e poi ai DS, alle alleanze allargate, alle straordinarie cavalcate con Fausto Bertinotti. In poche parole, Matteo Orfini e’ il rappresentante migliore dello spirito del partito, ne e’ cifra e sintesi, pietra angolare indispensabile e inscalfibile. Quelli che dicono sia stato eletto in segreteria solo perche’ Consorte a suo tempo dichiaro’ che era contentissimo di come gli stirava le camicie sono in totale malafede. Il curriculum di Orfini, responsabile relazioni esterne di ItalianiEuropei, sta li’ a dimostrarlo. Non facciamoci del male in puro stile sinistrese, le nostre qualita’ vanno salvaguardate. Last but not least, con quel piglio grifagno potrebbe gia’ da ora sostituire Nanni Moretti ogniqualvolta c’e’ un girotondo o una manifestazione di piazza.

Ma, anche se come avrete capito la nostra preferenza va a Massimo D’Alema e ai suoi invincibili giannizzeri, noi del Partito Democratico sappiamo cogliere tutte le energie positive, come gia’ accadde ai tempi delle alleanze PCI-sinistra DC e successivamente DS-Margherita, che tanto hanno fatto guadagnare al paese. Rendiamo quindi l’onore delle armi a Walter Veltroni e ai suoi, anche se hanno colpevolmente fermato lo sviluppo del Partito Democratico nella sua giusta e definitiva evoluzione dalemiana. E lo facciamo evidenziando un candidato che tra poco vedremo con tutta probabilita’ alla guida del governo o almeno di un ramo del parlamento: Debora Serracchiani.

L’aquila di Udine, che tra l’altro si e’ dimostrata cosi’ produttivamente efficace nelle sue varie avventure a capo di prestigiose amministrazioni locali, ci piace anche per il contributo progettuale, la simpatia e la freschezza con la quale espone la sua personale versione del pensiero sistematico sulla decrescita economica e le curve econometriche del nuovo monetarismo. Il Partito Democratico ha saputo riportarla a casa dopo tanti anni passati ad Harvard, ed il rientro di questo cervello sta gia’ facendo sentire le sue felici conseguenze.

E che dire di Pippo Civati, l’erede degli Amendola e dei Pecchioli, l’uomo delle grandi aperture e delle repentine mobilitazioni, delle tesi e degli statuti, sesta colonna del partito e fonte di saggezza raffinatamente peregrina? Il suo disperato innamoramento del Partito Democratico e’ anche il nostro.

Per poi tacere di Marianna Madia e di quella sconcertante – in senso buono – capacita’ di rimpiazzare immediatamente Paola Binetti nel dialogo con le frange piu’ avanzate del mondo cattolico, come si evince da questi due estratti illuminanti e che ci auguriamo vengano stampati in bella mostra sul prossimo programma del Partito Democratico:

L’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale. Sono certa che se si offrisse loro il giusto sostegno, le donne sceglierebbero tutte per la vita.Non sottoscrivo la moratoria, ma non perché non condivida le analisi di Giuliano Ferrara, anzi: mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso quella riumanizzazione della vita disumanizzata che ritengo necessaria oggi.Sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Quindi dico no all’eutanasia.Se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita.

Occorre facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia: una donna deve poter lavorare non perché deve fare carriera, ma soprattutto per potere mantenere il figlio e far crescere la famiglia.

E chiudiamo coi pesi massimi, Marco De Amicis ma soprattutto Mario Adinolfi. Di Mario Adinolfi ormai sappiamo tutto, dalle geniali battaglie “direttiste” per una democrazia finalmente libera e diretta solo dal Vaticano, all’auspicio assembleare che serva a decidere anche le dimensioni delle gabbie per polli, fino al limpido sostegno dato ad Emma Bonino in occasione delle ultime elezioni regionali. Un intellettuale di razza, Adinolfi. Che non manca mai di ricordarci dei suoi morti: ed anzi, ci viene da pensare che in occasione del prossimo lutto violento in casa non ci possa scappare una sua candidatura a segretario, che ha gia’ dimostrato di poter spostare milioni di voti.

Che bella storia, quella del Partito Democratico. Giovane, ma ora possiamo dirlo con quasi certezza: avanti cosi’, e smetteremo di rimpiangere la Margherita. Il che, ne converrete, non e’ compito affatto facile.

Palo

aprile 10, 2010

Peccato che a bordo non ci fosse anche il gemello. E poi basta con tutte queste lagne di circostanza, guardiamo il lato positivo: volete mettere i posti di lavoro che si sono liberati?