Una carrellata sulle nuove leve che stanno facendo le fortune del Partito Democratico

aprile 10, 2010

Si e’ sempre detto – e a ragione – che il serbatoio di personalita’ di rilievo che Margherita e DS potevano mettere in campo era pressoche’ sterminato, soprattutto grazie al patrimonio di competenze maturato dopo le esperienze nelle amministrazioni locali, gestite con quell’acume, quella sagacia, quell’intelligenza, quella capacita’ di massimizzare le risorse senza sprechi e clientele e quella sprezzatura a cui la sinistra ci ha abituato da anni. Ma ora, ora che l’elettorato bue dimostra di non capire piu’ la visione culturale di una sinistra mai cosi’ forte ed autorevole sulle terrazze romane – dicevamo, non sara’ mai che ora la riserva di seconde e terze linee pronte a fare il grande salto sul palcoscenico nazionale si stia assottigliando?

Ma no, assolutamente, recisamente no. Rassicuriamo gli elettori di sinistra: con le personalita’ che stiamo per sottoporvi, quei voti che naturalmente spettano alla sinistra sono sul punto di ritornare. E’ solo questione di pochissimo tempo.

Braccio destro di Sua Eminenza Massimo D’Alema, Francesco Cundari si e’ posizionato accanto al migliore politico italiano, quello che “non ha mai perso un’elezione” ma solo primarie, come si e’ visto in Puglia col caso Boccia. Non affossiamoci in inutili e sterili attendismi: Cundari ha gia’ dimostrato di essere pronto a prendere le redini delle sottocorrenti – vedi l’esperienza trionfale di RED, tirata su dal niente per mettere la mordacchia ai velleitari progetti televisivi veltroniani – e non osiamo pensare cosa potrebbe fare una volta affiancato alle grandi personalita’ del partito, come per esempio Nicola Latorre, qui ritratto col nostro grande leader.

Sempre da questa parte del cielo, troviamo l’altro astro nascente Matteo Orfini. A chi vince i congressi va reso merito e basta. Quella sua dimestichezza con tessere, segretari di sezione e apparati ci riporta al clima straordinario del vecchio PCI, alle sue battaglie culturali, al suo servizio d’ordine, e poi ai DS, alle alleanze allargate, alle straordinarie cavalcate con Fausto Bertinotti. In poche parole, Matteo Orfini e’ il rappresentante migliore dello spirito del partito, ne e’ cifra e sintesi, pietra angolare indispensabile e inscalfibile. Quelli che dicono sia stato eletto in segreteria solo perche’ Consorte a suo tempo dichiaro’ che era contentissimo di come gli stirava le camicie sono in totale malafede. Il curriculum di Orfini, responsabile relazioni esterne di ItalianiEuropei, sta li’ a dimostrarlo. Non facciamoci del male in puro stile sinistrese, le nostre qualita’ vanno salvaguardate. Last but not least, con quel piglio grifagno potrebbe gia’ da ora sostituire Nanni Moretti ogniqualvolta c’e’ un girotondo o una manifestazione di piazza.

Ma, anche se come avrete capito la nostra preferenza va a Massimo D’Alema e ai suoi invincibili giannizzeri, noi del Partito Democratico sappiamo cogliere tutte le energie positive, come gia’ accadde ai tempi delle alleanze PCI-sinistra DC e successivamente DS-Margherita, che tanto hanno fatto guadagnare al paese. Rendiamo quindi l’onore delle armi a Walter Veltroni e ai suoi, anche se hanno colpevolmente fermato lo sviluppo del Partito Democratico nella sua giusta e definitiva evoluzione dalemiana. E lo facciamo evidenziando un candidato che tra poco vedremo con tutta probabilita’ alla guida del governo o almeno di un ramo del parlamento: Debora Serracchiani.

L’aquila di Udine, che tra l’altro si e’ dimostrata cosi’ produttivamente efficace nelle sue varie avventure a capo di prestigiose amministrazioni locali, ci piace anche per il contributo progettuale, la simpatia e la freschezza con la quale espone la sua personale versione del pensiero sistematico sulla decrescita economica e le curve econometriche del nuovo monetarismo. Il Partito Democratico ha saputo riportarla a casa dopo tanti anni passati ad Harvard, ed il rientro di questo cervello sta gia’ facendo sentire le sue felici conseguenze.

E che dire di Pippo Civati, l’erede degli Amendola e dei Pecchioli, l’uomo delle grandi aperture e delle repentine mobilitazioni, delle tesi e degli statuti, sesta colonna del partito e fonte di saggezza raffinatamente peregrina? Il suo disperato innamoramento del Partito Democratico e’ anche il nostro.

Per poi tacere di Marianna Madia e di quella sconcertante – in senso buono – capacita’ di rimpiazzare immediatamente Paola Binetti nel dialogo con le frange piu’ avanzate del mondo cattolico, come si evince da questi due estratti illuminanti e che ci auguriamo vengano stampati in bella mostra sul prossimo programma del Partito Democratico:

L’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale. Sono certa che se si offrisse loro il giusto sostegno, le donne sceglierebbero tutte per la vita.Non sottoscrivo la moratoria, ma non perché non condivida le analisi di Giuliano Ferrara, anzi: mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso quella riumanizzazione della vita disumanizzata che ritengo necessaria oggi.Sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Quindi dico no all’eutanasia.Se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita.

Occorre facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia: una donna deve poter lavorare non perché deve fare carriera, ma soprattutto per potere mantenere il figlio e far crescere la famiglia.

E chiudiamo coi pesi massimi, Marco De Amicis ma soprattutto Mario Adinolfi. Di Mario Adinolfi ormai sappiamo tutto, dalle geniali battaglie “direttiste” per una democrazia finalmente libera e diretta solo dal Vaticano, all’auspicio assembleare che serva a decidere anche le dimensioni delle gabbie per polli, fino al limpido sostegno dato ad Emma Bonino in occasione delle ultime elezioni regionali. Un intellettuale di razza, Adinolfi. Che non manca mai di ricordarci dei suoi morti: ed anzi, ci viene da pensare che in occasione del prossimo lutto violento in casa non ci possa scappare una sua candidatura a segretario, che ha gia’ dimostrato di poter spostare milioni di voti.

Che bella storia, quella del Partito Democratico. Giovane, ma ora possiamo dirlo con quasi certezza: avanti cosi’, e smetteremo di rimpiangere la Margherita. Il che, ne converrete, non e’ compito affatto facile.

2 Responses to “Una carrellata sulle nuove leve che stanno facendo le fortune del Partito Democratico”


  1. Ok, vi do il mio spassionato parere da donna.
    Almeno Civati è caruccio.
    😉


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