Tromboni.

aprile 30, 2010

Vai a vederli al Teatro degli Atti di Rimini, perchè tutti dicono che Gianluca Petrella e la sua Cosmic Band sono la miglior jazz band italiana. Compri il biglietto per tempo, che non si sa mai. Arrivi giusto, ti siedi al tuo posto, e quelli attaccano con un quarto d’ora di ritardo. Ma non è che attaccano proprio: iniziano una di quelle lagne elettroniche cammuffate da suite, che già risultano antipatiche se le fanno Keith Jarrett o Chick Corea. Indi proseguono con grande sfoggio di fiati: che son ben quattro sul palco, compreso il Gianluca Petrella con il suo trombone, del quale diventa una sorta di duplicato. Sicchè risulta esservi un trombone suonato da un trombone. Un trombone che dirige gli altri con gesti inutilmente plateali; gesti simili a quelli che avevi visto fare già tempo fa al figlio di Jannacci, altro trombone supponente . Non c’è spazio tra un brano e l’altro, perchè ogni pausa è farcita di trovatine del cavolo: come quella di strofinare posate su piatti da pasto, o di far fare un assolo di chitarra di cinque minuti che fa scappare almeno sei persone nella fila davanti alla tua.

Ti giri, e chiedi a chi è con te: ce ne andiamo?  Vi tocca restare: perchè siete nel mezzo della fila, dovreste fare alzare mezzo mondo. Restate, dunque, assai perplessi: perchè ‘sti dieci benedetti ragazzi – molti sui vent’anni, eccettuato il Petrella che ne ha trentacinque anche se vuole dimostrarne diciotto – la tecnica l’avrebbero pure, a prescindere dall’esser premiati Top Jazz 2008 e 2009  e dai tifosi che li sostengono rumorosamente nelle prime tre file ; ma non sanno proporsi, non sono accattivanti, fanno i fenomeni. Quei fenomeni che allontanano la gente dal Jazz. Quei fenomeni di jazzisti ggggiovani che rischiano di far diventare realtà quella battuta che senti da troppo tempo, troppo spesso: ossia che il jazz son più quelli che lo suonano su un palco, di quelli che lo ascoltano seduti in platea.

State bene.

Ghino La Ganga