Neocialtroni.

agosto 19, 2010

(Avviso ai lettori: se avrò novità sulla vicenda di Maurizio, non esiterò a farci su un post. State tranquilli. )

Sere fa su Sky Discovery Channel davano un documentario. Il tema era l’incidente dell’Airbus nel volo Air France 447 del giugno 2009 tra Rio de Janeiro e Parigi: tutti morti,compresi dieci italiani.

Salta fuori che probabilmente la colpa è stata dei tubi di pitot,quelli che stanno sotto le ali e rilevano la velocità basandosi sul flusso d’aria : si sarebbero gelati improvvisamente perchè difettosi,mandando in palla tutti i sistemi di bordo,perchè impossibilitati a ricevere dati sulla velocità dell’aereo. Salta fuori che l’Air France aveva già notato questa avaria a ‘sti tubi di pitot fin dal 2004, iniziandone la sostituzione; ma con tutta calma, nonostante fioccassero segnalazioni di avarie: tre nel 2005, cinque nel 2006, altrettante nel 2007 e nel 2008.

Salta fuori che in caso di avaria ai tubi di pitot, il pilota automatico scatta a pilota manuale, costringendo i piloti a riprendere i comandi. Salta fuori che se non si è lesti a riprendere i comandi l’aereo potrebbe perdere velocità e andare in stallo, imbarcandosi su un fianco. Salta fuori che è un problema, tuttavia, risolvibile: come riferiva un ex pilota militare intervistato nel documentario, chi ha esperienza di aerei da caccia sa come fare: accelera e punta il muso in basso, in modo da far riprendere portanza alle ali; è impegnativo,ma assolutamente non impossibile; anzi, con un po’ di esperienza è una manovra che si fa d’istinto.

Salta fuori che i piloti civili di oggi non hanno alcuna esperienza di caccia militari , e che, a furia di star davanti ai simulatori di volo e non in volo vero e proprio, non san bene come affrontare le emergenze: con tutte quelle spie del cazzo che  si accendono dicendo che funziona male questo e quello, spesso si distraggono e non guardano le cose base, ossia l’acceleratore e l’altimetro.

Ieri ero al mare : due mie vicine d’ombrellone discutevano del figlio diciottenne di una di loro, addestrato dal padre cinquantenne a diventare un provetto campione di windsurf. C’è stato un inconveniente, che negli ultimi giorni ha portato padre e figlio a riflettere. Hanno scoperto di non sapere nuotare. Finita la riflessione, son ripartiti per il largo con le tavole .

Oggi,sempre al mare, due ragazze di forse sedici anni, cicciotte, mangiavano il gelato. Era il quarto in neanche due ore. Una chiedeva all’altra: ma non è che ci faranno male? Non è che ingrassiamo troppo?

L’altra rispondeva: mah, finchè non vado sulla bilancia cosa ne so.

State bene.

Ghino La Ganga

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