Sugli specchi.

febbraio 16, 2011

Dunque il sei aprile si va a processo, senza nemmen passar dal via, con quello scheletro padovano che ti ritrovi come avvocato intento a dir che non c’è nulla, sicchè la giocatrice che difende quell’altra ti fa le prediche; con quella piazza, che pensavi vuota,   piena di tuoi pupazzi vestiti da maiale;  i messaggini non arrivan più, che l’han capito perfino quelle quattro sottodotate, perfino quella sarda e quella umbra fuori di testa, che i messaggini li leggon tutti, ma davvero tutti,  anche tu;  e che, se non rispondevi,era perchè non sapevi fare; ci s’è messo perfino il presidente comunista, transitato per Londra via Budapest, a guardarti con gli occhi sgranati; ormai troppi ti guardan con quegli occhi sgranati, quegli occhi che hai paura a capir cosa voglion dire, tu;  tu che l’hai sempre saputo, che non potevi essere quello che volevan gli altri, ma solo quello che volevi tu; e adesso vallo a spiegare, alle tre donne che ti giudicheranno, che un uomo può anche essere così, uno che guarda le tette i culi, che non può più pensare ad altro, che può esser villano,volgare, che può spararne di grosse in pubblico, mica solo in privato; vallo a spiegare che quello che abbracciava la vecchia a L’Aquila è lo stesso che toccava le tette ad Arcore; vallo a spiegare, che la tua vita non è altro che l’attesa di uno sfogo, che deve esser sempre diverso, perchè le cosce di oggi non sono quelle di domani, i culi di ieri metton tristezza, le parole non servono a niente, solo a far ridere o a cantare; l’hai sempre sentito, che eri così, da quando alla Statale guardavi le ragazze che manco ti vedevano; vallo a spiegare, che quell’arroganza che ti prende viene da lì, da quando sentivi che l’aver ragione di loro era l’aver ragione su tutto; vallo a spiegare, che quegli scatti di nervi che ti spingono a urlare in Europa, e strillare in diretta Tv, ne son solo un’evoluzione ; vallo a spiegare,che quel che t’han dato in questi anni tutti,compreso quel medico catanese, sa il cavolo cosa era, e cosa t’ha fatto; vallo a spiegare, che hai finto tante volte di non vedere chi avevi intorno e chi stava con te; vallo a spiegare, che spesso, quando guardi troppo in faccia gli altri, rischi di non saperlo più nemmeno tu, chi sei .

 (State bene.Ghino La Ganga)