Questione di metodo.

febbraio 24, 2011

 Alla conferenza sei seduto comodo, in platea. L’argomento è di quelli seri. Giovani e giustizia. Cazzarola. Da scriverci due libri. Parlano vari relatori, il tavolo è pieno . Quello dell’Asl avrà sessant’anni. E’ stanco. Sfiduciato. Racconta che i ragazzi,  sballati o reduci da rissa o incidente, quando arrivano al Pronto Soccorso  fanno il diavolo a quattro per non farsi refertare. Che tutti,maschi e femmine senza distinzione di censo o titolo di studio, si rapportano malissimo con il personale sanitario, specie se straniero: non mi faccio curare da una marocchina di merda.   E’ inoltre usuale che si rivolgano a qualunque infermiera di bell’aspetto dicendole: dovresti stare a fare i pompini con l’ingoio da Berlusconi non qui a rompere i coglioni a noi. L’uditorio ascolta, attonito. Arriva il turno del secondo relatore. Anzi: relatrice. Parte dai buoni sentimenti: è difficile allevare i figli,oggi, bisogna sforzarsi di essere buoni genitori.Bisogna trovare un metodo. Io ho il mio metodo,con i miei figli. L’attenzione si fa più intensa. Fa una lunga pausa. Riattacca: per prima cosa, ho spiegato che se violano la legge loro sì che hanno da perdere economicamente, gli altri magari no. Credi di non aver sentito bene. Siccome la relatrice fa un’altra pausa, chiedi al volo al tuo vicino: ho capito bene? Lui annuisce, sbigottito. La relatrice riattacca: ho cominciato a seguirli fin da piccoli, sia chiaro: ad esempio, quando cambiavo baby sitter, facevo un periodo di affiancamento con quella nuova per capire se era adatta. Stavolta han capito bene in parecchi. Vi guardate. Fai segno a uno: andiamo a fumare?  Ti fa segno di sì con la testa. Uscite. Accendete le sigarette. Arriva un altro. Vi critica : cazzo,voi, non potete uscire in modo così plateale, mentre sta parlando un alto magistrato. 

State bene.

Ghino La Ganga

10 Responses to “Questione di metodo.”


  1. Io invece da insegnante sto pensando che si dovrebbero rivalutare i puri e semplici calci in culo.

  2. pio Says:

    Parole sante, Galatea, parole sante

  3. Il Metapapero Says:

    ma il metodo sta nel pompino con l’ingoio o nell’affiancamento alla baby sitter

    O in tutti e due, magari in contemporanea?

    (rido per non piangere)

    PS ovviamente gli strafatti li referterei e poi li mollelerei fuori dal pronto soccorso a vomitare in qualche aiuola

  4. jimmy dixxx Says:

    Esatto, ha detto bene Galatea. Calci nel culo ci vogliono.

  5. anskijeghino Says:

    per tutti:
    Anskij ed io siamo stati perfino elaboratori della teoria del “calcio in culo forte”, proposta in antitesi al “pensiero debole” di Vattimo: sicchè in questo blog sfondate una porta aperta.
    Resto tuttavia perplesso,constatando che -salvo Metapapero- il sistema educativo dell’alto magistrato donna non Vi ha granchè impressionato.
    State bene, inchino e baciamano a Galatea.
    Ghino La Ganga

    Ps: ho leggermente corretto il post, dacchè “merda” due volte nella stessa frase è ripetitivo.


  6. @Ghino: Il “sistema educativo” della magistrata non mi stupisce perché sento genitori di ogni professione enunciarmelo ogni volta che vengono al colloquio con me. Di solito prima di aggiungere che non so fare il mio mestiere e i loro figli loro sì li hanno allevati bene. Quindi, figurati.

  7. Il Metapapero Says:

    a mia parziale scusante devo dire che avendo due figli in eta’ scolare focalizzo spesso la mia attenzione agli aspetti educativi della questione, pur non disdegnando affatto i “calci in culo”

    Anzi a voler essere pedante c’e’ un nesso, a mio personalissimo parere, tra metodi educativi, quantomeno fallaci, e la necessita’ di “calci in culo” nei maggiorenni (strafatti e non)

  8. uoitiua Says:

    Molti genitori, io non lo sono sono solo padrino e faccio regali e carinerie, usano il sistema a bonus, paghetta, stai zitta per un’ora che poi ti prendo il Dildrake e do ut des del genere. Quindi no, il sistema ci fa un baffo (io manco l’ho capito bene bene, per dire).

  9. jimmy dixxx Says:

    Impressionato? No, per niente. La maggior parte dei genitori che ho il piacere di vedere all’opera fa molto di peggio: non è nemmeno un do ut des come dice uoitiua, è proprio un lasciare andare alla deriva la barca sperando che la marea te la riporti indietro. Bella roba.

  10. enzo Says:

    Se deleghi l’educazione dei figli alla tv, alla babysitter, ai social network e al gruppetto dei coetanei, visto che per te sono una rottura di coglioni e basta, i risultati sono questi. Da quel che vedo e sento in giro, la massima aspirazione dei genitori è sbolognare i figli a qualcun altro, per viversi la propria vita senza responsabilità e impegno. Dicono sempre che non hanno tempo, ma per sfinirsi due ore in palestra o davanti alla tele il tempo lo trovano. Poi ci sono gli altri, quelli che non riescono a essere severi, perchè non sopportano musi e pianti, perchè hanno paura di non essere più amati se dicono di no (esempio: figlio quindicenne: “xy fa una festa in discoteca, posso andarci?” padre: “No”. figlio: “ma perchè? ci vanno tutti” Padre “tu no”. Figlio si rinchiude nella sua stanza, fra pianti e strepiti, e ti odia per dieci minuti. Ecco, una cosa come questa per la maggior parte dei genitori è insopportabile.


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