Lilly alla lettera.

marzo 8, 2011

 Vi ricordate Lilly Pasini, ex consigliera comunale ciellina di Riccione, in quota Pdl, dimessasi poco tempo fa per motivi di lavoro? Fu colei che suggerì in diretta radiofonica a Berlusconi, qualora gli fosse venuto quel turbinìo, di pensare ai nipotini e farsi una doccia fredda.

Sul Corriere di Rimini di oggi, pagina 11, compare il suo pensiero:

Aboliamo la festa dell’otto marzo. Quali sono le differenze con le altre giornate? Oltre alle palline gialle puzzolenti( mimosa) tutti ti pongono un quesito: cosa fai questa sera? L’otto marzo altro non è che un’operazione commerciale inventata da un geniale uomo ( ovviamente) di marketing. Che accidenti c’entra uscire tutte l’otto marzo, come cavallette fameliche che debbono per forza dimostrare di essere libere. Care donne ricordiamo il perchè della ricorrenza dell’otto marzo, le 129 donne arse vive ( nella fabbrica della Ford agli inizi del secolo scorso), le donne violentate, uccise,infibulate, picchiate.”

Cavoli. Come dar torto a Lilly? Le mimose puzzano. Se le donne hanno sofferto, che dire delle cavallette fameliche, vittime di un uomo di marketing? Figuriamoci. Ha ragione. C’è anche il finalino:

Ricordiamole con un gesto, una preghiera, un pensiero, una telefonata, allora sì che l’otto marzo sarebbe delle donne e non della pubblicità e dei ristoranti.”

Acciderba. Una preghiera? Mh. La vedo dura. Se io provo a pregare, vien giù il cielo direttamente, qua. Un pensiero? Mh. Se penso, mi viene in mente l’espressione di Lilly (foto sopra), e son dolori. Però Lilly ha ragione: bisogna far sì che l’otto marzo sia delle donne, e non dei ristoranti. Resta la telefonata, dunque. Beh, forza. Prenotiamo un massaggio in quel bel centro benessere equivoco. Che ci vorrà mai. Ah, dimenticavo: grazie per l’illuminante riflessione e buon otto marzo, Lilly.

State bene.

Ghino La Ganga

Dopo aver visto a teatro Il signore del cane nero due sabati fa, sono andato a rileggermi Petrolio. L’avevo comprato e letto nel 1996. Edizioni Einaudi tascabili. E’ come mi ricordavo: incasinato. Pasolini ci scrisse e riscrisse sopra, fino a pochi giorni prima della morte ai primi di novembre 1975. Alcuni brandelli sono geniali, come la descrizione delle delegazioni dei partiti . Altri non leggibili. Lo scorro velocemente. Più di cinquecento pagine. Vado verso la fine. Le note.

 Pagina 542. Riga diciannove e seguenti:

Finito di fare l’amore,i giovani vanno verso le loro case: ma abitano tutti nello stesso quartiere: uno di loro ha deciso di buttare una bomba nella stazione Termini”.

C’è una correzione a mano, di Pasolini. Al posto di Termini ha scritto : di Bologna.

 Prosegue, alla riga 23 e seguenti:

La bomba è fatta scoppiare: un centinaio di persone muoiono,i loro cadaveri restano sparsi e ammucchiati in un mare di sangue, che inonda, tra brendelli di carne, banchine e binari.”

 Pagina 546. Nota Carlo primo donna. Le ultime due righe:

La bomba viene messa alla stazione di Bologna. La strage viene descritta come una visione.”

Pagina 547. Nota Nomi di numi fascisti. Una serie di nomi. Poi la frase:

Ognuno consiglia uno degli attentatori ( della fica fascista) e tutti in gruppo distraggono i poliziotti della stazione di Bologna,creando la complicità non detta,ecc. Gli attentatori hanno tutti nomi di gerarchi o di martiri fascisti, ma sono tutti molto moderni (alcuni avranno nomi di canzonettisti)”.

Io non ho ben capito perchè la gente va ai santuari. O dal mago. Basta rileggersi Pasolini. Magari anche solo le sue note del 1975. Dài.

State bene.

Ghino La Ganga