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marzo 10, 2011

Finalmente e’ fatta. Dopo il potere legislativo, quello esecutivo e i media, con la riforma della giustizia abbiamo messo a posto anche l’ultimo che ci mancava, quello giudiziario. Ci vogliono dei riferimenti adeguati per festeggiare il momento: suggerirei il dialogo tra il Marchese de Custine e il regista Aleksandr Sokurov quando, in Russkij Kovcheg, diretto da quest’ultimo, si interrogano sulle forme di governo che la Russia ha conosciuto da Caterina ai giorni nostri, e Sokurov a meta’ tra lo sconsolato e il cinicamente divertito, dice “…adesso cosa siamo non lo so, non lo so proprio…”

Ma forse ci vuole una citazione migliore, magari con l’opposizione se non addirittura l’Italia intera in mente. E allora non puo’ che venire in mente Slip caldo e bagnato con Marina Lotar, specie il momento in cui Manlio Cersosimo/Mark Shanon, commentando le imprese orali dell’ex-moglie di Frajese, sentenzia: “Questa non fa i pompini, questa cesella!”. Buona visione.

Anskij

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Il trentapercento.

marzo 10, 2011

Imbocco la via che porta al garage. Pianissimo. Ci sono molti pedoni e non c’è marciapiede. Il garage è a mezza via. Ha un portone evidentissimo, con uno di quei cartelli passo carrabile così grandi che uno lo sa senza nemmeno leggerlo, che lì c’è un garage. Attivo il telecomando. La luce gialla lampeggiante lampeggia. Sfavilla. La si vede da due vie più in la’ . L’installatore fu chiaro: la monto grande così la vedono. Metto la freccia e accosto , indicando con chiarezza che voglio entrare nel garage che si sta aprendo. Un ragazzo in biciletta, contromano, vede e va sul lato libero opposto. Un altro tipo a piedi vede, e si ferma poco più in la’. Il tizio nell’auto dietro di me capisce, si ferma paziente e non strombazza. Una signora con bambina, a piedi, si ferma a distanza di sicurezza. Ci sono anche tre ragazze. Sui venticinque/trent’anni. Camminano proprio sul lato del garage. Paiono non aver sentito il rumore dell’auto che staziona. Né quello del portone fatto a saracinesca, che produce un discreto casino. Rallentano . Si fermano a parlare proprio davanti al garage, che ormai è spalancato, mentre il lampeggiante continua la sua opera. Una delle tre lo guarda perfino, incuriosita. Si mette sulla soglia del garage laonde stare un po’ più alta e comoda delle altre due, con le quali conversa amabilmente in questo simpatico angolino urbano, che si sono appena ritagliate. Sono incredulo: faccio segno con le mani dal parabrezza: dovrei entrare lì. Niente. Una è di spalle, non vede. Un’altra è impallata da quella di spalle. La padrona della soglia mi lancia un’occhiata distratta, per la serie : il solito porco che appena vede tre fighe si eccita. Suono il clacson. Un colpetto. Quella di spalle si gira e si rigira subito, che la conversazione è importante. Le altre due non fanno una piega : l’impallata parla e  messaggia sul telefonino. Suono una seconda volta, più forte. Il vaffanculo del trio è collettivo. Cazzo suoni. Cazzo inquini con il motore acceso. Imbecille. Andiamo, dài. Si allontanano, megaincazzate. Riesco ad entrare. Gli altri che aspettavano ridono. La signora con bambina va via, scuotendo la testa. Chiudo l’auto. Esco dal garage. Vorrei raggiungere la signora con bambina. Fermarle. Chieder loro: per le quote femminili obbligatorie nei consigli di amministrazione dal 2015 , posso già prendere i vostri nominativi?

State bene.

Ghino La Ganga