Non ci manca nulla. Ammettiamolo. Abbiamo ancora codici fascisti che svolgono bellamente la loro funzione, sebben che nel mezzo ne sian state cambiate intere parti, senza tuttavia mutar l’impianto. Sicchè navighiamo tra termini perentori, rimessioni in termini, prescrizioni lunghe e brevi: gli uni accavallati agli altri. Un tempo i cambiamenti avvenivano ogni tanti anni: la procedura civile riformata nel  ’50 arrivò al ’90. Quella penale, dal ’33 all’ ’89. Poi, però, abbiam scoperto che la nostra libidine si sfoga nel riformare il più possibile: non importa il come, importa il semplice farlo; anche a spizzichi e bocconi, anche a brandelli o schegge, purchè la libidine si sfoghi in fretta. Avevamo i giudici conciliatori, ai quali, con geniale manovra, dal 1978 si attribuì la competenza sulle locazioni, finchè essi non collassarono per il troppo carico; si tornò quindi in pretura, salvo far sparire anche questa dopo pochi anni. Nel 1995 ( ma la riforma era del 1991) sostituimmo i conciliatori con i giudici di pace, chiamando a formarne i ruoli – purchè fossero laureati in legge – ex assicuratori, ex camionisti, ex venditori di saponi & profumi, ex arbitri di calcio, ex avvocati. Che poi tanto ex non erano, questi ultimi, dacchè facevano spesso ( e fanno) gli avvocati nel tribunale confinante. Ah, già: nel 1998 si cambiò perfin la legge sulle locazioni, ma solo di quelle abitative. Abbiamo infatti scoperto, con il tempo, che ci piace da morire lasciar lì tronconi di norme, come tanti scheletri da riesumar di bara alla prima eccezione utile. Pensate agli enti locali: a disciplinarli fino al 1990 c’era la leggina del 1915. Ma solo dopo il 2000, cercando di far sparire la legge del 1990, facemmo definitivamente sparire anche quella del 1915. Tuttavia, per l’accesso agli atti, resta ancora una legge del 1990, seppur modificata nel 2005. E il penale? Un florilegio di leggine ogni lustro o poco più, sull’asse reale-gozzini-cirielli-ex cirielli. Da penalisti che erano, parecchi diventaron contabili di termini: era indispensabile conoscere la tabellina del tre, del sei e del nove, mica aver fatto la tesi sul delitto aberrante! No, quella era necessaria per diventare Presidente della Prima Repubblica, specie se si era campani e s’eran difesi matricolati criminali. Nella Seconda Repubblica , fu più importante l’aver fatto il magistrato, ed aver firmato pure qualche condanna a morte, tanto per scaricar mitraglie partigiane. Suvvìa: non ci siamo fatti mancare proprio niente. Abbiamo avuto una riforma del diritto societario, che ha maturato soli sette anni di vita: abrogata la riforma, il di lei ideatore è stato subito promosso al Csm. Abbiamo avuto perfino una riforma del diritto fallimentare, bellamente infilata a corredo d’un decreto competitivo. Perfino dei codici del consumo semi-inapplicati. Perfino una mediazione imposta per legge. Perfino un ministro della giustizia di professione ingegnere,di Varese. Ed ora , già che ci siamo, ne abbiamo uno di professione avvocato. Di Agrigento. Non ci manca nulla. Suvvìa.

State bene.

Ghino La Ganga

P.s.: buon centocinquantenario,mi raccomando.