Gli ingegneri del Terzo Reich ne erano convinti: il cannone da ottantotto era la migliore arma che si potesse avere su un campo di battaglia. Bastava costruirgli attorno un carrarmato, e si otteneva il miglior carrarmato che si potesse avere su un campo di battaglia. Così nacque il carro Tigre: grosso, potente, spaventoso. Ma anche terribilmente lento, gran consumatore di carburante, inspiegabilmente fragile sui fianchi. Ne costruirono un certo numero: ma non tantissimi. Tutti si convinsero infatti che ne bastassero pochi , ma piazzati in testa alle colonne di altri carri armati, per vincer qualunque battaglia: il cannone da ottantotto aveva una portata di milleseicento metri, e chi era in quel raggio d’azione era morto. Fu così che nacque l’idea di attaccare nel saliente di Kursk: i tedeschi ammassarono un milione di uomini, duemila carri armati, oltre duemila aerei. Era uno sforzo notevole: solo pochi mesi prima a Stalingrado s’era persa un’intera armata, e toccava cercar di riequilibrare buttando in campo quel che s’aveva. I Russi? Non stavano a guardare. Tutt’altro. Zukov predispose anzitutto una serie dui micidiali trincee, per farci cader dentro i mastodontici carri tedeschi : furono impiegati migliaia di contadini, in turni di lavoro massacranti. Poi gli stessi contadini, sommariamente addestrati, vennero spediti a ritirare i carri T-34, dei quali era stata aumentata la produzione : eran carri meno potenti dei Tigre, ma più veloci, senz’altro meno fragili e più facili da pilotare; sicchè i contadini russi divennero carristi in un giorno o poco più, guidando i carri direttamente dalle fabbriche al fronte. Zukov aveva capito una cosa: bisognava affollare il campo di battaglia di mezzi, muovendoli velocemente, e cercar di prendere non tanto il fronte dell’attacco, bensì il fianco, per cannoneggiare i tedeschi di lato,dove eran deboli. Alla fine, nel saliente di Kursk riuscì a far schierare quasi due milioni di soldati, oltre 5.000 carri, quasi tremila aerei. Aveva la superiorità in tutto, ma non bastava e lo sapeva : bisognava soprattutto esser bravi a incassar colpi, poi ripartire più veloci. Fottere i tedeschi sul loro stesso piano, facendoli risultare lenti. Le prime cannonate si udirono il 5 luglio 1943 : i carri tedeschi sgasavano da nord a sud, cercando di far tenaglia sulle linee russe. Dopo tre giorni avevano guadagnato cinquanta chilometri a nord. Pochini, specie per le tante perdite subite. Ma fu nella parte sud, in una semisconosciuta cittadina di nome Prokhorovka, che si tenne quella che ancor oggi è la più grande battaglia di carri armati mai vista nella storia. Il numero esatto di mezzi impiegati in quel solo settore, da una parte e dall’altra, non è mai stato accertato con sicurezza: forse cinquecento per i tedeschi, almeno ottocento per i russi. Più che uno scontro, parve un megaingorgo di veicoli colossali, un corpo a corpo tra acciaio e acciaio: i T-34 russi carcavano di attaccare dal lato infilandosi nelle linee tedesche, sicchè il famoso cannone da 88 dei Tigre tedeschi risultava inutile in un confronto così ravvicinato. Si vide di tutto: carristi che non riuscivano a puntare e scendevano dai carri, per tirar granate o molotov contro il carro avversario lì davanti; carri che giravano la torretta senza controllare e colpivano con una cannonata l’amico al fianco. Il campo di battaglia era grande, ma troppo affollato e lento: quel che volevano i russi. Nel pomeriggio, intervennero anche i micidiali aerei tedeschi Stukas muniti di cannone anticarro: nel fumo dei combattimenti sparavano direttamente sulle torrette sovietiche, ma la bassa quota li esponeva alle mitragliere tanto degli aerei quanto dei carri russi, che infatti ne abbatterono parecchi. Perchè i tedeschi, la mattina del 13 luglio 1943, si ritirarono? Per le molte perdite, sentenziarono in parecchi : è vero che dei settecento (!!) carri distrutti a Prokhorovka, almeno i due terzi eran russi, ma le riserve sovietiche eran più consistenti di quelle tedesche. In realtà, alcuni ritengono che se il generale tedesco Model avesse insistito sul fronte nord, anziché snobbarlo per il poco terreno guadagnato, forse avrebbe messo in crisi la difesa di Zukov, e – se non altro – avrebbe stabilizzato il fronte: troppo ampio per i tedeschi , che da quel momento in poi non riuscirono più a spostarlo in avanti, arretrando sempre di più. Fu decisiva, Kursk : per i tedeschi Stalingrado era stata una gran mazzata, ma Kursk fu la definitva perdita di iniziativa. Da quel momento in poi, sul fronte orientale avrebbero solo impostato ritiri, mai più avanzate. Resta solo da chiedersi perchè una battaglia così strana, ma importante, non abbia mai trovato un Aldrich , un Fuller o uno Spilberg che la raccontasse per immagini.

State bene.

Ghino La Ganga