Instant movie.

novembre 17, 2011

 

 

E’ la storia di una ragazza campana di bell’aspetto, che studia danza ma prende la maturità scientifica, ed inizialmente si butta sul versante spettacolo e intrattenimento. Un primo tempo a base di prove, sacrifici, con l’insegnante che la critica ferocemente con battute velenose, tipo: non ce la farai mai ad essere una buona ballerina con tutto quel seno. Insomma: il tema della prima parte -a differenza di un qualsiasi clone di Flashdance o di Fame – è che la bellezza non aiuta, anzi: è un limite. Questo forgia il carattere della bella ragazza campana, che, per non precludersi altre strade, si impegna nello studio e raggiunge anche una laurea, sebbene in un ateneo di provincia. C’è la possibilità di sviluppare tutta una riflessione basata sul fatto che, sebbene la sua non sia la prima laurea della famiglia, tutti i parenti all’atto del conferimento del titolo piangono. Insomma: il pezzo di carta è sempre importante, come per tutte le famiglie italiane. Tuttavia, per evitare di ricadere nelle strausurate idee di fiction come Un posto al sole, bisogna sterzare decisamente ad inizio secondo tempo: la bella ragazza campana lavora sì in televisione e posa nuda, ma sente tutto questo come un limite. Vuol fare qualcosa di più: vuole giungere anche più in alto, di dove potrebbe portarla il titolo di studio, conseguito peraltro con una certa fatica. L’idea di far politica irrompe nella sua mente in modo furibondo: si potrebbe far partire questa faccenda già dal settimo posto conseguito   a miss italia, molti anni prima, dove la bella ragazza campana sente di avere ambizioni superiori rispetto a quelle di concorrenti semianalfabete, che però (è il colmo!, esclama in una scena chiave la bella ragazza campana) si sono piazzate meglio di lei . Insomma: flashback incrociati, nei quali si scontrano le caratteristiche del mondo dello spettacolo ( fighe, cosce, tette, spacchi vertiginosi, ricatti sessuali) con il deficit culturale ad esse connesso, che la nostra ragazza campana non accetta sentendo di non esserne afflitta, perchè laureata a Salerno. Ecco dunque, come si diceva, la politica intesa come riscatto: parlamentare, poi ministro. Le chiacchiere di persone invidiose ( indugiare sul fatto che a criticarla sono in genere donne, meno belle di lei, e non si sa quanto più colte). Poi, bisogna stare attenti: tutta la questione delle brutte storie sessuali sul suo conto va trattata con grande delicatezza. Ad esempio, si può far capire che la sua legge sullo stalking è la risposta della ragazza alle sgradevoli attenzioni sessuali subite fin da ragazzina, in un ambiente greve e pesante come certa provincia del sud. Qui il film può (anzi: deve) diventare una sacrosanta risposta a certe pellicole stracult degli anni settanta: fare il liceo a Salerno è duro, difficile, perchè non tutte le scuole superiori sono uguali a quelle cafone ma giocose della Trani dei film con Lilli Carati, anzi. Essere una bella ragazza, al sud, è un vero casino: ecco il tema da fare emergere, per raccordarsi con le difficoltà incontrate nella danza nel primo tempo. Ti tocca scontrarti con mille pregiudizi. Con mille luoghi comuni. Ti tocca resistere, secondo l’insegnamento delle migliori pellicole di Tornatore . Qui si può avere gioco facile nell’individuare nel premier una sorte di persona chiave, importante : ha anch’egli forti attenzioni sessuali verso la bella ragazza campana, ma quest’ultima riesce a fare risaltare le grandi capacità culturali salernitane che senz’altro possiede. Infatti essa diviene un politico rispettato, dopo tante battutacce iniziali: qui sarebbe opportuno dedicare una scena anche al tema dell’omosessualità, che prima essa tratta con disprezzo, salvo poi ricredersi e dichiarare che i gay sono suoi amici: è infatti umana, molto umana. E’ cattolica, tra l’altro. In fondo, vuole solo le cose che vogliono tutte le belle ragazze del sud ( ma anche del nord) : risultare intelligente nelle conversazioni, fare un buon matrimonio. Trattare qui il matrimonio come un atto dovuto: sposa un costruttore miliardario, ma se lo merita, sia per avere cancellato una triste relazione con un politico dal cognome balzano che poi ha cambiato schieramento, sia per avere contenuto la figura del di lei fratello, che ( anche se con molte difficoltà) la sceneggiatura caratterizzerà come un simpatico giovanotto burlone che spara, sì, delle sonore cazzate sui giornali e va in giro con il camice di E.R.sostenendo di intendersi di chirurgia plastica, ma alla fine è un buono che le vuole bene. A questo punto cade il governo, ma la bella ragazza campana,sebben che non sia più ministro, è salva e rispettata, ha una sua posizione nella moderna società italiana. E’ opportuno anche fare presente la grande passione che la nostra ragazza campana prova per la vita e l’opera di Margaret Tatcher, tanto da dedicarle un libro. Ecco, tra l’altro sulla Tatcher sta per uscire un film, e ditemi Voi se questo non può costituire un traino formidabile per questo film su questa bella ragazza campana. Come dite?

Ah. Ho capito. Un film su Mara Carfagna sarebbe una palla mostruosa. Vabbè. Allora sarà per un’altra volta. Dai. Ho capito.

State bene.

Ghino La Ganga

Podestà.

novembre 17, 2011

Che poi, se uno chiede ai bolognesi come è stato essere amministrati da un commissario prefettizio oggi Ministro, dopo il micidiale uno-due Cofferati/Del Bono, secondo me ti dicono che va benissimo, dato che in fondo dell’attuale sindaco Merola (che di mestiere faceva il casellante) non s’è accorto nessuno, mentre la Cancellieri Anna Maria un po’ la rimpiangono.

Sicchè uno, certe domande e certi discorsi, è meglio che non inizi a farli, sennò  tutte quelle storielle sulla democrazia tradita rischiano di non avere più senso: e magari  va a finire che, se Napolitano si fosse messo la divisa come De Gaulle e avesse fatto un proclama anche un tantino più bellicoso –  dicendo ai parlamentari   pidocchi rifatti del bivacco votate e tacete o cose del genere – parecchi  cittadini avrebbero pure apprezzato.

E mica solo quelli di Bologna, veh.

State bene.

Ghino La Ganga