A tempo.

dicembre 29, 2011

Un’amica osserva che a volte frequento gente discutibile, e non si sa come io faccia. Tempo fa, forse avrei reagito male, combattuto tra due risposte estreme: o un vaffanculo diritto o un senso di colpa triste. Oggi no. Resto spontaneamente tranquillo. Le faccio presente che in realtà ho dei tempi di compagnia prefissati : ad esempio, con quelli che lei giudica infrequentabili trascorro una serata ogni due settimane, perchè poi appunto ho bisogno di recuperare calma e serenità nei quattordici  giorni nei quali non li vedo. Preciso che con il passare degli anni ho imparato  a fare così: ad esempio la Veronica e la sua compagnia ( amici più suoi che miei) li frequento una volta al mese, massimo: perchè già  dopo un’ora a cena insieme mi viene un mal di testa della madonna, e so che ventinove giorni di non frequentazione sono necessari, per farmelo passare. Non so spiegare se sia il risultato di anni di psicanalisi, che mi hanno portato a esercitare una sorta di emulazione :  io vado dal mio analista, gli rompo per bene i coglioni un’oretta con i cazzi miei, indi mi alzo, saluto e me ne vado.  Non so dirlo, davvero. Però con certe compagnie, da un po’ , dichiaro la mia permanenza in apertura di incontro: resterò con voi due ore, perchè dopo mi viene voglia di strozzare (dico indicandoli) tizio, caia, sempronio, mevia, e voi capite che non è bello.

L’amica mi guarda perplessa. Sarà perchè sono passate due ore, ho fermato l’auto, e le ho detto allora ci vediamo presto.

State bene.

Ghino La Ganga