Un paese di navigatori.

gennaio 15, 2012

Anni fa, un tizio che conoscevo di vista possedeva un motoscafo da figo. Ci imbarcava spesso donnine. Una sera ne imbarcò una particolarmente bellina. La portò a fare un giro costeggiando. Vennero presi dalla passione e si accoppiarono sul ponte, mentre lui timonava. Che si era avvicinato un tantino troppo alla costa,  lui lo capì perchè udì lo schianto dello scafo contro le imbarcazioni della rada. Che aveva combinato un casino, lo comprese perchè subito gli si pararono innanzi quelli della locale capitaneria di porto: una delle imbarcazioni sfondate era la loro, che si trovavano  ancora a bordo di essa perchè rientrati in rada da poco. Che eran cazzi su cazzi, lo dedusse  perchè la donnina bellina sbarcò bestemmiando e  gli intentò una  causa milionaria: nell’urto, stante la complicata posizione dell’amplesso timonato da tergo, s’era rotta un braccio , una gamba e due denti.

Son cose che mi vengono in mente, quando sento di una barca troppo vicina  alla riva.

State bene.

Ghino La Ganga

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