Roberta Voltolini (1961 - 1996)

Roberta Voltolini (1961 – 1996)

 

E’ passata metà luglio ottantacinque è sera dopocena sei sul locale che va a Bologna domani hai un esame l’ultimo della sessione estiva sul treno sei da solo è strano non c’è nessuno ma proprio nessuno  del resto chi cazzo va da Rimini a Bologna su un treno locale a metà luglio ottantacinque a sera inoltrata in un caldo della madonna in una delle estati più calde del decennio del secolo non piove praticamente mai il treno  locale come fa un treno locale si ferma a tutte le stazioni perfino a Forlimpopoli perfino a Castel San Pietro Terme stazioni vuote non sale nessuno non scende nessuno la situazione sarebbe inquietante se non fosse che non ne senti proprio il motivo leggi gli appunti a margine delle pagine del testo d’esame è come se tutti fossero da un’altra parte in un altro paese in una stazione il locale si ferma un po’ di più proprio davanti all’ufficio del capostazione che esce controvoglia lascia la porta aperta si vede uno schermo a colori sbiadito dev’essere il Festivalbar o qualcosa del genere fai solo in tempo a vedere nello schermo una ragazza carina bionda occhi chiari al pianoforte e sentire che canta tra le tastiere tra i fumi un motivetto  orecchiabile  se solo fosse in inglese e prodotto come si deve senza manfrine da un’etichetta soul in america sfonderebbe venderebbe parecchio basta pensare a quel trombone di Paul Young che successo ha avuto pochi anni prima anche fuori dall’Inghilterra in quel momento senti forte urlare dal capostazione  in carrozza, si parte  rivolto  alla stazione vuota dunque al nulla dunque a nessuno il treno locale parte cigolando verso Bologna è ormai notte ma è caldo molto caldo  del resto c’è stato un inverno freddissimo nevoso dunque quest’estate dell’ottantacinque è caldissima è logico sia così lo dicono tutti.

(In sottofondo suggerisco: Roberta Voltolini, Forza. State bene. Ghino La Ganga)

Da laico.

agosto 5, 2014

Caspar David Friedrich

 

Da laico, quando ascolto la Curia di Bologna  affermare che la trascrizione del matrimoni gay lede la privacy, di colpo mi sento meglio: la storia ultramillenaria della Chiesa Cattolica è ormai  ridotta a barzelletta di provincia, per giunta  di quelle che fan poco ridere. Molto è cambiato,  si comincia ad intravedere la fine dello sfinente ingerirsi nella vita degli uomini di ignobili figuri vestiti da prete. Resta tuttavia presente il pericolo del califfato islamico: quello non è diventata barzelletta provinciale, solo perché lo fu fin  dall’inizio. Però è di quelle barzellette che non fan ridere affatto, e  sarei felice finissero immediatamente. Perchè la pazienza l’ho già terminata con i cattolici, ahimè.

State bene.

Ghino La Ganga