Visto Pays Barbare.

ottobre 30, 2014

Pays Barbare ( Y. Gianikian - A. Ricci Lucchi)

Pays Barbare ( Y. Gianikian – A. Ricci Lucchi)

A ‘sta prima edizione del  900Fest ci vai con buone aspettative. Perchè in una serata proiettano Pays Barbare di Gianikian-Ricci Lucchi al cinema Apollo di Forlì. Che è una specie di cineteatro stile primonovecento luogo perfetto per rievocazioni perfette. Con gli autori che tu stimi Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi  in sala.  Inizia la proiezione. Ci sono problemi di audio la cui traccia si ode nitidamente di colpo solo dopo almeno sei minuti. Forse perché s’erano scordati di collegare un qualche cavetto. Comunque il prologo di Piazzale Loreto era senza sonoro o quasi.   Di fianco a te è seduta una tipa non giovane che smanetta sullo smartphone  illuminando la fila a giorno più volte. Fastidiosamente. Tu le dici a bassa voce: scusi signora ma quella luce sta dando fastidio a tutti. Lei risponde: lo so ma volevo trovare una recensione di questo film eh insomma. Con fare quasi seccato. Poi comincia a spalmarsi la crema sulle mani. Pensi sia uno scherzo. Invece  l’odore di crema al limone arriva in tutta la sala.  Intanto il film va avanti con Mussolini in Libia nel 1926. Con De Bono. Poi l’arrivo dei coloni a Tripoli.  Indi strane scene rovinatissime di una sfilata di carnevale forse ad Addis Abeba. Voli aerei sull’Etiopia con la voce commentante di Giovanna Marini che in francese sottotitolato in italiano  prima esprime un concetto. Poi lo canta. Alla lunga vengono due palle come una casa.  Tant’è che la tipa dello smartphone e della crema se ne va. Tu pur sollevato non puoi darle torto. Comunque  ‘sta voce narrante e/o commentante nonché cantante è davvero fuori luogo. Non capisci perché i due autori ce l’abbiano voluta infilare. Anche perché non dice né canta nulla di nuovo.  Ad esempio dell’uso criminale dei gas si sapeva. Della colonizzazione brutale si sapeva. Del razzismo fascista che scoraggiava le unioni miste si sapeva. Vorresti anche dirlo a Yervant Gianikian quando dopo la proiezione afferma di essersi letto tutti i libri di Del Boca. Come se li avesse letti solo lui. Quando dice che gli aerei erano aerei  Caproni come quelli di un film animato di Miyazaki (1). Come se l’avesse constatato solo lui. Ma  che scoperta. Ma pensa te. Come se fosse roba che non sa nessuno. In quel momento che pensi che gli artisti che stimi sono quelli che ti hanno fatto capire cose nuove: ma smetti di stimarli  quando ti dicono cose che sai già con quella spocchia di saperle solo loro. Ti viene in mente che diventano anche un po’ ridicoli. Come  Maccio Capatonda che in Padre Maronno  indica un albero e urla “l’albero !!!” mentre la voce fuori campo commenta: “le grandi verità ! “.   Ed è a quel punto che uscite dalla sala  in parecchi.  Un amico osserva: secondo me se  veniva mio nonno a parlare della sua esperienza in Somalia era più interessante.  Gli date ragione e gli accendete la sigaretta.

State bene.

Ghino La Ganga

(1) cioé Porco Rosso. Non si ricordava il titolo.

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One Response to “Visto Pays Barbare.”

  1. Alessandro Says:

    E in “Si alza il vento” appare il conte Caproni in carne e ossa (insomma… diciamo: in linee e colori).
    Con rarissime eccezioni, non c’è niente di peggio che un incontro con l’autore/gli autori per distruggere tutte le tue illusioni su un’opera d’arte. Meglio che restino nel silenzio, l’opera parla per loro. Immaginati un’ora di intervista con Proust che ti sfinisce con la toilette della principessa Tal de’ Tali o con Wagner che ti fracassa le palle con la sua megalomania. Figurati poi quando parliamo di Gianikian e Ricci Lucchi.


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