Il film di natale.

dicembre 21, 2014

albero-di-natale

Visto che il cinepanettone è stato momentaneamente riposto in soffitta dalle correnti produzioni nostrane, ci si deve impegnare per trovare un altrettanto valido modello di sceneggiatura che tenga il banco per i prossimi dieci anni. Suggerisco una breve traccia di script, che tenga conto delle più recenti tendenze apparse nei film di riferimento dell’ultimo anno.

Un tizio senza arte nè parte, che non ha completato l’erasmus in Olanda perchè il suo vero scopo era di contrarre un matrimonio gay da trascrivere in Italia al fine di ottenere la tassazione Tasi più bassa, torna nel nostro paese ed affronta la dura realtà: il suo rientro come ex cervello in fuga non interessa granchè, e – passata la prima settimana come ospite semimuto nei talk show serali –  trova quale unico sbocco possibile il riciclarsi come partecipante ad un talent di cucina con ascolto mediobasso. Qui capisce che il segreto non sta nel cucinare ( cosa che egli non sa fare, tra l’altro), bensì nel prendersi una carrettata di insulti senza battere ciglio, cosa che invece gli riesce perfettamente. Giunge perciò ad un ad un passo dalla finale. Qui tuttavia perde di colpo le staffe, prorompendo in una serie di bestemmie che comportano la sua immediata squalifica, ma gli fanno guadagnare l’attenzione di Papa Francesco,  il quale gli telefona in diretta per assolverlo e benedirlo. L’attenzione del Numero Uno Vaticano ( in un dialogo si deve sentire dire proprio così: numero uno vaticano) comporta che per un’altra settimana lo invitino ovunque, pure dall’accoppiata Innocenzi-Santoro , dove fa un figurone: tanto da essere candidato contestualmente sia alle quirinarie dei cinquestelle che alle primarie della lega ( queste ultime non mi risulta esistano, ma siamo pur sempre in  un film). Perse le  selezioni, ma messo qualche euro da parte, il tizio vorrebbe darsi al volontariato: cerca dunque di prendere ispirazione su quali siano i settori più forti  dialogando con Jovanotti (scena chiave del film). Il noto cantante – che appare con un’aureola in testa – gli fa strani discorsi sul nordafrica e su come quella zona sia importante in quanto bisognosa ma rischiosa, perché appena ti giri incontri un Carminati o un Buzzi che ti f’inculano (ovviamente per non subire restrizioni  il dialogo va un po’ modificato, ma il senso è quello, con tutte le f al posto giusto). Affascinato dall’aureola di Jovanotti  –  il quale non è in grado di dirgli con precisione dove se ne acquisti una ma gli spiega che forse  basta scaricare una buona  app sullo smartphone ( qui va dato ampio spazio al product placement: sia sul tipo di telefono che sul come si scaricano le canzoni di Jovanotti a costo ridotto, insegnato dal cantante stesso) – il tizio protagonista decide di andare in Nordafrica facendo il tragitto in mare a bordo di un barcone vuoto di migranti. Giunto a destinazione, in pieno deserto, scopre che con una miscela di sabbia e sputo si ottiene un humus formidabile per coltivare un nuovo tipo di cannabis dagli effetti meravigliosi. Torna dunque in fretta e furia in Italia con un  barcone questa volta pieno di migranti, fugge dal centro accoglienza grazie all’aiuto di una volontaria caritas con la quale intesse una storia d’amore ( il tizio protagonista scopre di essere bisex), affitta un terreno in Toscana e comincia a coltivare cannabis che è un piacere: non possono arrestarlo, perché gli effetti terapeutici del prodotto sono così sensazionali che le case farmaceutiche gli comprano il brevetto pagandolo come non mai, rendendo il tizio protagonista ricchissimo. A questo punto Renzi lo convoca ad una Leopolda e gli fa tenere il panel principale: la porta per la politica è spalancata, il tizio protagonista può finalmente sposarsi sia con il compagno gay tornato dall’Olanda sia con la volontaria caritas, grazie alla nuova edizione del matrimonio breve nel frattempo introdotta nel nostro paese:  è sufficiente firmare un semplice atto presso lo stato civile e puoi trascorrere una settimana con un partner e quella dopo con l’altro, e poi daccapo.  Il film si chiude con il volto sorridente del tizio protagonista: è sotto al mega-albero natalizio di plastica di un centro cittadino e si fa un selfie con un bello spinellone tra le labbra, mentre i suoi due partner ( gay olandese e volontaria caritas) si scambiano i doni ricordando che l’importante non è conquistare, ma amare incondizionatamente la stessa persona.

Prima di dire che questo soggetto è una cagata santissima leggetelo qualche volta, poi mi direte: secondo me con qualche aggiustamento può invece essere un modello  per gli anni a venire. Bisogna anche trovare una parte dove inserire il personaggio di un bambino: e non suggeritemi il solito infanticidio, oppure  il maltrattamento da parte della maestra o, addirittura, l’abbandono da parte del padre rom. Son cose così scontate che ormai manco si puniscono. E comunque deve essere un film di Natale, non dimenticatelo.

State bene.

Ghino La Ganga

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One Response to “Il film di natale.”

  1. mauro Says:

    qui c’è materiale per una serie tv,per una graphic novel,e anche per un musical!
    ciao,ghino,buone feste,stai bene.


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