La sessantacinquesima.

febbraio 11, 2015

albano-romina-sanremo-2015

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Il portato della modernità nella musica è che oggi qualsivoglia cantante, per arrivare fine mese, deve ammazzarsi di serate dal vivo come un tempo facevano le sole orchestre di liscio: i soldi delle vendite dei brani son cosa minima, e mantener famiglie allargate (pensate agli almeno dieci figli di Mick Jagger o ai trenta che  – per difetto – si calcola sian stati concepiti da Vasco Rossi) costa che ti ricosta. Sicché tocca creare eventi, tra reunion di band che si odiavano e reincollaggi  di coppie che si evitavano. A febbraio ottantasette, il sabato di sanremo,  in combriccola di amici tirammo l’ora tarda per andare in discoteca vedendo la finale  del festival dei fiori:  ricordo una compare che, alla terza esecuzione di Nostalgia canaglia, disse che la canzone era un delirio, ma che i nostri figli in futuro avrebbero sicuramente visto e udito cose diverse. Invece gli è andata pure peggio, poveri pargoli: dopo essersi sorbiti Albano e Romina, un sedicente comico dal palco ne ha  presi in giro uno in platea per via della panza, un tizio religioso ne ha portati sedici sul palco dicendo che sono venuti al mondo per merito dello spirito santo.

State bene.

Ghino La Ganga

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2 Responses to “La sessantacinquesima.”

  1. MadDog Says:

    Il vero problema è che quella lì sul palco è esattamente l’italia.
    Quella che poi vota, purtroppo.


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