Il Sanremo di Ghino.

febbraio 12, 2015

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Poiché ad ogni edizione la critica osserva che ci vogliono formule nuove – che però tengano conto delle esperienze passate perché in fondo Sanremo piace in quanto resta sempre il solito baraccone – mi permetto di buttar giù alcune idee per una prossima edizione.

Il presentatore.

Dopo quello abbronzato e fintogiovane, è ora di puntare sui pallori anziani ma truccati che costituiscono il vero volto del paese. Dunque largo ad Ennio Doris, Antonio Fazio, Roberto Cavalli, Flavio Briatore. Quest’ultimo aggiungerebbe il quid da competizione vera, corredando ogni esibizione canora degli insulti che hanno reso celebri le sue sfuriate. Gli autori dovranno fargli però ben dosare i suoi “ ma sei un coglione” e i suoi “fai schifo al cazzo” posizionandoli proprio nel momento in cui il brano è appena terminato e si è spento l’obbligato applauso del pubblico, in modo da centrare qui pochi secondi di quasi silenzio dell’inquadratura della schiena del cantante mentre esce.

Le vallette.

Basta con le cantanti non in gara, che alla fine fan siparietti cantando meglio di quelle in gara. Spazio invece alle donne vere, che pur non cantando conoscono bene il pubblico televisivo e sanno come rendere accettabile perfino l’improponibile. Largo dunque alle regine delle televendite di qualsivoglia natura e genere come Roberta Zanfranceschi, Stefania Orlando, Loredana Di Cicco, Silvia Cavalca. I loro vestiti di scena saranno tuttavia dei non vestiti: ossia esse staranno sul palco in guepiere, reggicalze, baby-doll, tacchi non meno alti del 12. In questo modo si acchiapperà definitivamente tutto quel pubblico maschile che segue le loro televendite per nulla interessato al prodotto in vendita, bensì unicamente allo scoscio o alla scollatura delle predette.

L’ospite.

Qui c’è solo l’imbarazzo della scelta. Si dovrà infatti lasciare definitivamente l’ambito musicale per concentrarsi su una grande operazione di fusione dei temi di Chi l’ha visto e Sconosciuti, rilanciando così l’immagine complessiva della Rai . Si recupereranno dunque tutte quelle persone che erano scomparse ma poi sono ricomparse, chiedendo loro se non era meglio vivere da sparite; poi si cercheranno soggetti che hanno riempito le pagine dei giornali per breve ma intenso periodo, mettendole sul palco a parlare di come hanno vissuto quel momento di intrigante celebrità. Da distribuire nelle serate: Daniele Mastrogiacomo, Donatella Di Rosa, Gianni Pilo, Claudio Petruccioli, Eugenia Roccella, Tana De Zulueta, Daniele Interrante.

La reunion.

Spazio a chi Sanremo l’ha bazzicato, magari l’ha pure vinto. Poi però si è separato, riunito, riseparato e comunque non sa bene che cazzo fare o non si sa come è messo. Ovviamente si invitano sul palco a riunirsi non solo i Jalisse, ma anche i Soerba, gli AeroplaniItaliani, i Gazosa, i Giuliodorme, gli Schola Cantorum, Sabrina Salerno e Jo Squillo, Giada Caliendo & Francesco Boccia. Prima che il pubblico li veda e si renda conto di quanti anni sono passati, lo si surclassa piazzando nell’ultima serata la reunion dei Los Locos: fatti sciogliere la sera prima e ricomposti in appena 24 ore.

La famiglia sul palco.

Dato il grande successo delle famiglia numerose, che tanto discutere fanno sul palco e a messa, verranno invitate tutte le famiglie vincenti della Campania e della Calabria, chiamando i figli e i discendenti che vivono a Duisburg, a Glasgow, a Calì, a Grand Cayman, a Montreal, a Sassuolo, a Monza, a Ventimiglia. Si farà loro occupare totalmente il palco per la prima parte della serata del venerdì. Il presentatore dovrà ovviamente intervistare tutti i componenti delle famiglie, ricordando ogni due minuti che tutto ciò “ è merito dello spirito santo”. Ovviamente, si lavorerà alacremente per ottenere un collegamento telefonico in diretta con Papa Francesco, affinchè egli dirima finalmente la querelle: famiglia numerosa sì o no? Famiglia numerosa è bello o è brutto? Meglio la famiglia numerosa o la famiglia vincente?

Il momento comico.

Visto che i più celebrati alfieri della comicità nostrana contemporanea non han funzionato, tanto vale riciclare vecchi schemi di risata: gavettoni a sorpresa sui cantanti in gara, schiaffo del soldato a turno per i componenti dell’orchestra, strappo della gonna per l’immancabile supermodella/attrice straniera, che si ritroverà sul palco in solo perizoma con picchi d’ascolto immaginabili.

Ecco, credo che come primo schema possa funzionare. Come dite? Mancano i cantanti? Manca la proposta musicale? Ah, già. Avete ragione: la gente guarda Sanremo proprio per quella. Bah, ci penserò. Datemi anche voi qualche idea, però. Mica posso far tutto da solo. Oh.

State bene.

Ghino La Ganga

2 Responses to “Il Sanremo di Ghino.”

  1. uoitiua Says:

    Il campionato di gran cantanti di sanremo mi interessa quanto il campionato pakistano di cricket o le esibizioni di calcio con le macchine. Devo essere profondamente sbagliato.

  2. MadDog Says:

    Ma bisognerà pur anche trovare qualche astropirla vagolante, no?
    Che un doveroso collegamento dallo spazio, non lo si nega più a nessuno oramai.


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