Sordo (omaggio a Raffaello Baldini).

aprile 14, 2015

orecchio

Nell’ufficio pubblico è tardi. Saranno le due e mezza. Pensare che doveva  essere tutto finito per le dieci. Invece no: siete ancora lì. A discutere del nulla. Il funzionario è spazientito. Guarda te. Poi guarda il tuo collega. Tu hai constatato che non c’è molto da fare: stai zitto. Invece il tuo collega prosegue. Parla. Argomenta. Insiste. Il dirigente lo ascolta distratto: vi ha già detto di no almeno quattro volte. Si sente suonare un allarme. L’allarme collegato ad  una porta dell’edificio . E’ lontano, ma si sente. Un suono costante, circolare. “Qualcuno deve avere aperto un’uscita di sicurezza” dice seccatissimo il funzionario, chiamando la segretaria. Lei va ad avvisare qualcuno. Il tuo collega non capisce, chiede: “Ma che succede?”  C’è l’allarme che suona, gli dite, non lo senti? No. Non lo sente. Confessa di essere un po’ sordo. Da tempo. Riprende a parlare come se  niente fosse.  “Allora non è scemo. E’ proprio sordo, poveretto“. La voce arriva da dietro. Non si sa chi abbia parlato. Il tuo collega non ha sentito. Ma tu sì. Ti giri a guardare chi ha parlato. Nessuno fiata, ma un paio stanno ridendo piano. Stai per ridere anche tu. Però non puoi metterti a ridere proprio lì, di fianco a lui. E’ sordo, mica scemo.

(In sottofondo suggerisco: Rataxes, Maisonette. State bene. Ghino La Ganga)

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