Expo già esposti.

maggio 6, 2015

Expo Hannover 2000

Expo Hannover 2000

L’unico Expo che visitai fu quello di Hannover ad ottobre del 2000. Era grande quanto tutto il Principato di Monaco. Qualche padiglione era carino. I francesi avevano allestito un vigneto coltivato e proiettavano un collage di brevi spezzoni di loro film dai quali era valorizzato il  territorio: si partiva con la Bardot nella Saint Tropez di Vadim  e si terminava  con Trintignant e la Aimeè nella Deauville di Lelouch.   I norvegesi facevano stendere i visitatori al suolo, mentre proiettavano sul soffitto una videoinstallazione consistente in scie di lava e sassi rotolanti. I giapponesi avevano costruito un padiglione di sola carta: al termine dell’esibizione sarebbe stato tutto riciclato. Gli olandesi avevano messo l’acqua sul tetto e la terra con le piante ai piani sotto: un polder simbolico. I belgi ti facevano sedere su un sellino da bicicletta al bancone del bar ed erano tra i pochi a offrire qualcosa gratis: un assaggio di birra e una scaglietta di cioccolata. Tirolo, Alto Adige e Trentino avevano fatto un padiglioncino comune in legno: loro offrivano delle gran mele, cotte o crude.  La gente faceva a botte per entrare nei padiglioni dei produttori di gadgets elettronici. Mancava il padiglione americano. I punti ristoro erano ovunque carissimi. I parcheggi  erano perlopiù  situati su aree private appartenenti a chissà chi: pagavi dieci marchi ad un immigrato turco, il quale ti assicurava che l’auto sarebbe rimasta incustodita.  Il biglietto d’ingresso all’esposizione costava un botto e non dava diritto ad altro che non fosse lo scarpinare ed il fare code di almeno un’ora per padiglione. Per spostarsi diversamente  si poteva usare l’ovovia  –  cinque marchi dell’epoca a viaggio –  che però collegava solo le estremità dell’area. Oppure si potevano noleggiare dei veicoli elettrici: quelli da due posti costavano centotrenta marchi per giornata. Sfiniti dal gran camminare e dallo stare in piedi in coda, dopo il primo giorno ne noleggiammo uno. Feci per pagare con carta di credito e venni fermato bruscamente: si accettavano solo contanti. Ma cosa dite? Siamo nel duemila! protestai in più lingue, casomai il multietnico personale non capisse. Scrollarono le spalle e mi indicarono un bancomat sulla fiancata di un padiglione:  se proprio volevo divertirmi con  la mia tesserina del cazzo, potevo ritirar moneta da lì. Pagai in contanti. Fotocopiarono la mia carta di identità. Non mi rilasciarono ricevuta né scontrino.  Qualcuno mi riferì poi che il noleggiatore era italiano.

(State bene. Ghino La Ganga)

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