E tutto d’un tratto l’imam!

gennaio 21, 2016

Sami Abu-Yusuf

Sami Abu-Yusuf

 

 

“Uno dei motivi per cui gli uomini musulmani violentano o infastidiscono le donne è per come vanno vestite. Quando se ne vanno in giro mezze nude e profumate, accadono certe cose. E’ come buttare olio sul fuoco”.

(Così ha riferito durante un’intervista ad una Tv russa tale Sami Abu-Yusuf, imam che predica nella moschea Al Tahuid nel quartiere di Kalk, a Colonia. Dopo questa estemporanea uscita, pare che in Germania si stiano leggermente innervosendo perfino i Verdi: non credo possano essere tacciati di essere dei prevenuti razzisti. In Italia?  Ormai mi aspetto  la consueta reazione di sempre: un gran silenzio. Specialmente dalle donne. State bene. Ghino La Ganga)

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17 Responses to “E tutto d’un tratto l’imam!”

  1. dmitri Says:

    Da quelle donne continuerà ad avere silenzio, purtroppo mia madre non la intervista nessuno. Ah, continuerà ad averlo anche dagli omosessuali.

  2. procellaria Says:

    comunque anche gli imam stanno facendo dei passi avanti, credevo che fossero indietro di 300-400 anni e invece da questa frase sembra che siano indietro solo di 40-60 anni.

    • dmitri Says:

      Pure questa cosa dell’essere indietro andrebbe rivista perché quella roba lì non è come da noi trenta, quaranta o duemila anni fa: non è mai stato così da noi. Aggiungo che non è nemmeno come era nei paesi musulmani cinquanta anni fa.

      • Hacksaw Says:

        “non è mai stato così da noi” è di una ingenuità commovente.

        Posso invitarla a riguardarsi (o probabilmente, se non ha una certa età, a guardare per la prima volta) “Processo per stupro”, 1979?
        Poi ripensi all’imam, e a quelli che erano i “nostri” avvocati, impegnati tutti a dimostrare che la colpa è sempre dei facili costumi della vittima… e provi nuovamente a dire che da noi non era così.

        (e quanto ottimismo ci metto in quel “era”…)

      • dmitri Says:

        Se pensasse alla condizione della donna in quei paesi senza la supponenza sinistra che riserva a me si renderebbe conto che sì, da noi non è mai stato così.

  3. Hacksaw Says:

    @dmitri sono di origini siciliane e ho avuto una parente costretta a suo tempo alla “fuitina” per motivi di denaro. Il creditore del padre della ragazza andò a “prendersela” nottetempo, se la tenne facendoci quello che voleva per un po’, poi “risarcì” la famiglia sposandola e appianando il debito. Prassi non comunissima ma nemmeno così rara. Si era all’inizio anni ’60, non secoli addietro ed le figlie femmine erano niente più che bestiame da vendere allo stupratore miglior offerente.

    Perdoni la “supponenza sinistra”, ma forse ho solo la (discutibile) fortuna di avere qualche informazione in più di quale sia REALMENTE stata la condizione della donna qui.

    • Nessuno Says:

      La questione è la solita, sempre la stessa da anni: è venuta più in evidenza da quando per motivi complessi l’Islam è entrato con vigore dentro i nostri confini.
      Quello che voglio dire è che in casi come questi hanno importanza assoluta alcune cose
      – La scrittura è sempre inequivocabile, inutile ciurlare nel manico, ciò che è scritto inchioda.
      – paragonare alcuni episodi degli anni 60 in una Sicilia che credo di conoscer megghiu di Hakcsaw con una situazione che data da secoli nei paesi musulmani non ha senso.
      – Hack saw vede a Catania, Palermo Siracusa Ragusa, Palazzolo Acreide, aidone Enna agrigento, riesi, floridia Trapani Cefalù … Posso continuare per altre 300 400 volte… tutte queste donne vendute al miglior offerente? La realtà vera nella mia terra? Ma lei come si permette di affermare con tanta sicumera che la realtà isolana sia questa? Ha per caso la stesa idea espressa nel silenzio più totale in tv da Panella? I siciliani tutti fondamentalmente tarati dal gene dello stupratore? E tutto questo per difendere lo stile di vita dei paesi arabi sulla cui evidenza dal 600 dc non c’è nulla da aggiungere. Non so se la supponenza di Hacksaw sia di sinistra o di destra, so per certo che la sua opinione è incongrua con la realtà obiettiva dell’Islam.

      • Hacksaw Says:

        In tre frasi passa dall’indignato distinguere Cefalù da Ragusa, a una “realtà obiettiva dell’Islam” che non distingue la Tunisia dall’Indonesia.

        E’ chiaro come la pensa: i “nostri” meritano che si distingua caso per caso, viceversa i “loro” son tutti maiali.

        Inutile rispondere nel merito, perché se queste son le basi, non c’è nessun ragionamento possibile.

        Però una cosa proprio mi preme: quell’ignobile “tutto questo per difendere lo stile di vita dei paesi arabi”… beh col cazzo! Se paragono lo stile di vita dei paesi arabi al peggio del bigottismo cattolico del secolo scorso, io non difendo gli arabi, anzi!

        Affermo che si comportano da MERDE, come MERDE eravamo noi. Almeno questo sia chiaro, ostia!

        Poi se vogliamo tenerci il mito degli “italiani brava gente” e del “siciliano galantuomo”, faccia pure, sa che me ne viene a me…

    • dmitri Says:

      L’esperienza della sua parente le pare paragonabile a quella di donne valgono per legge meno di un uomo, a quella di bambine date in sposa a degli adulti? Lei non sa di cosa parla, ma non è un grosso problema, perché non soffrirà certo di solitudine. No, la supponenza non è mai perdonabile.

    • marcoz Says:

      @Hacksaw

      Riporto qui quanto ho domandato altrove (senza avere degna risposta, tra l’altro). Si tratta di un’iperbole strumentale, perché le misurazioni col calibro a volte non rendono l’idea.

      Se arrivassero qui da noi gruppi di persone che per procacciarsi la figa fossero soliti dare una botta in testa alla prima che passa per poi portarsela nella caverna, come nelle vignette della Settimana, che senso e che utilità avrebbe affermare che “anche noi quando eravamo primitivi facevamo così”?

      Insomma, lei non si preoccuperebbe, se ci fossero in giro personaggi con la clava, a caccia di femmine?
      E anche se si tratta di avere pazienza, date le premesse, in quanto tempo pensa che la maggioranza delle nuove genti – che in prospettiva ha questa possibilità – ci metterà ad allinearsi con i progressi sociali raggiunti in occidente?

      Dobbiamo forse aspettare che la situazione degeneri ulteriormente prima di prendere atto che c’è un problema, e che va affrontato subito, con risolutezza?

      Saluti

  4. Enzo Says:

    Posso chiedere senza inutili polemiche perché il mio commento di ieri sera non appare?

    • anskijeghino Says:

      @Enzo:
      posso chiederTi senza inutili polemiche a quale commento Ti riferisci?
      Stai bene.
      Ghino La Ganga

      • Rasi Says:

        Come non detto, il commento alla fine è passato. E’ firmato Nessuno. Ho pensato che si trattasse della solita incompatibilità tra le due piattaforme, così ho riprovato partendo da WP. Grazie e scusami.

  5. Mezzogiorno Says:

    ‏تحرش جماعي‎‎
    taḥarruš ǧamāʿī
    harcèlement sexuel collectif

    Gemeinschaftlicher Taharrusch, Testgelände für Männerherrschaft und Allahkratie

    Von Jacques Auvergne.

    Der kollektive Taharrusch (taḥarruš ǧamāʿī) als doppeltes Übungsfeld der Mysogynie und Allahkratie wird nicht lediglich durch das Patriarchat, sondern durch den authentischen Islam verursacht. Das Körperkollektiv des maskulinen sprich auf Erden zum Herrschen berufenen Teils der Umma hat den öffentlichen Raum sittlich zu ordnen (zu islamisieren) und den Körper der nach Koran und Sunna notorisch wankelmütigen und unvernünftigen Frau zu dressieren.

    Die muslimische Ehefrau ist von Allah gegebenes treuhänderisches Gut (amāna, Mehrzahl amānāt)[1] und bedarf des männlichen Schutzes, auf die unverheirateten Töchter passen ihre großen Brüder auf, jede andere nicht durch einen muslimischen Ehemann oder Mahram-Verwandten begleitete Frau ist schutzlos. Der Ruf nach gleichen Rechten für Mann und Frau muss dem Männerbund als schlimme Versuchung (fitna) derart schmerzlich erfahrbar bleiben, dass dessen öffentlich zu inszenierende rituelle Gewaltorgie vergleichsweise als mild und sanft gelten kann.

    Jede heutige junge Frau, ob sie ihren Schambereich (ʿawra) verschleiert oder nicht, nach himmlischem Befehl ist ihr gesamter Körper Aura und blickdicht abzudecken bis auf Hände und Gesicht, soll am eigenen Leib spüren, dass ihr die allgemeinen Menschenrechte und insbesondere die Gleichberechtigung von Mann und Frau verschlossen sind. Der das Vorhandensein eines männlichen Besitzers (walī) signalisierende Hidschab ist nur ein prekärer Schutz vor dem Belästigt- und Vergewaltigtwerden, besser also, die Frau geht erst gar nicht auf die Straße.[2]

    […]

    https://eifelginster.wordpress.com/2016/01/12/442/

    • anskijeghino Says:

      @mezzogiorno:
      Ich wollte aussetzen Ihren Text übersetzt, aber erwies sich komisch. Ich lasse dann auf Deutsch, so will, kann versuchen, herauszufinden, was Sie zu sagen wollten will . Gelingt es ihm , natürlich. Seien Sie gut . Ghino La Ganga


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