Paolo.

marzo 26, 2016

Paolo Poli

Paolo Poli

La prima volta che lo vidi a teatro avevo quindici anni. Lui faceva Bus, tratto dagli Esercizi di Stile di Queneau. Sembrava non stancarsi mai: finito lo spettacolo fu chiamato più volte sul palco, dove improvvisò – benissimo –  anche i brani con gli stili che non  credo avesse  preparato. All’ennesima chiamata sul palco, uscì , guardò il pubblico e disse: mi garba che siate tanti e paganti, ora però , suvvìa, pigliate l’uscio e andate a casa. La gente invece rimase in sala, lo chiamò fuori di nuovo. Lui uscì ancora una volta e disse: beh,visto che vi piacciono facezie da poco…  indi si produsse in un numero di Petrolini  (camminando sul palco avanti e indietro lasciò cadere un orologio al suolo, lo guardò invitandolo a seguirlo, poi lo raccolse, lo esaminò  e commentò: oh. poverino, non cammina!). Alla successiva chiamata sul palco uscì, picchiò la mano sulla fronte come  per dire siete matti, poi urlò forte: o grulli! a casa! Uscì di scena e non rientrò più, con la gente che continuava a chiamarlo per almeno un quarto d’ora. L’ultima volta a teatro lo rividi almeno otto anni fa. Faceva Sei Brillanti Giornaliste Novecento in una pomeridiana affollata. Usciva da un quadro per entrare in un altro, aveva un’energia pazzesca. Ad un certo punto sul palco c’erano lui, vestito da donna nella parte di una vecchia prostituta che si ricomponeva, ed un uomo, che lentamente si vestiva da prete, rivelando così  di essere un sacerdote che aveva appena consumato un rapporto mercenario. Poli, nella parte della prostituta, sospirava e diceva al prete: vedete caro, noialtri si fa mestieri che son simili: entrambi si lavora molto alla domenica. Il teatro ebbe come un sobbalzo, poi partì una risata colossale. Venne da ridere anche a lui e al collega. Fecero un inchino al pubblico e ripresero subito con le battute successive. Peccato sia morto. Era proprio un grande.

State bene.

Ghino La Ganga