Indovina la lista.

aprile 29, 2016

scheda_elettorale_superiori

 

 

1)disoccupato esperto di informatica.

2)disoccupato.

3)pensionato settore pubblico.

4)educatore linguistico.

5)disoccupato.

6)studente.

7)pensionato settore bancario.

8)libero professionista.

9)impiegato nel sociale.

10)casalinga e mamma.

11)disoccupato.

12)pensionato settore artigianato.

13)esperto di marketing.

14)organizzatore eventi.

15)disoccupato.

16)fotografa.

17)dipendente pubblico settore sanitario.

(State bene. Ghino La Ganga)

E’ questione di dieta.

aprile 28, 2016

 

La dieta italiana di Lionel Messi:
«Niente zuccheri e verdura biologica»

 

( Il calcio internazionale è divenuto un ricettacolo di avanzi di galera variamente tatuati e pettinati, infestato mai come oggi da squallidi figuri: imparentati o comunque ammanicati con spacciatori, riciclatori di denaro sporco, bagarini di biglietti omaggio, sfruttatori di manodopera minorile, fondatori ed amministratori di società equivoche in paradisi fiscali, finti ambasciatori di buone cause e veri scommettitori su partite nelle quali sono schierati in campo. Per farcelo scordare, ora la buttano a caciara sulla cucina sana: aspettiamoci un masterchef nell’intervallo tra i due tempi. C’è da chiedersi fino a quando continueremo ad accettare la presa in giro: ma la Chiesa Cattolica è lì, a confermarci che una presa in giro può durare molto a lungo. Forse non è un caso che i principali esponenti delle due parrocchie vengano dallo stesso contado. State bene. Ghino La Ganga)

Prendere parte.

aprile 27, 2016

rissa-1

 

 

(dedicato a Malvino : http://malvinodue.blogspot.it/2016/04/allora-dieci-cento-mille-davigo.html )

Non ho voglia di prendere parte alla rissa tra una politica che si dichiara più limpida mentre è più corrotta, ed  una  magistratura che si dichiara meno sensibile alle correnti mentre  alle sue elezioni  si sono presentate cinque liste.

State bene.

Ghino La Ganga

Un uomo di stagione.

aprile 26, 2016

Andrea Corsini

Andrea Corsini

 

 

Leggo i quotidiani,  cercando qualcosa di diverso dalla sequenza: festa della liberazione/brigata ebraica/contestazioni filopalestinesi/elezioni austriache/giornalista egiziana isterica. Trovo  un articolo sul Carlino Rimini nel quale Andrea Corsini, assessore regionale al turismo dell’Emilia Romagna, s’incazza con il servizio meteo: perché nel ponte del 25 aprile aveva previsto l’arrivo di pioggia e freddo, e quei due stronzi sono pure arrivati.

State bene.

Ghino La Ganga

Bologna è una (f)regola.

aprile 24, 2016

 

I problemi cominciarono già trent’anni fa. La federazione comunista più importante dell’Emilia Romagna non riusciva a trovare un candidato cittadino: scelsero il modenese Renzo Imbeni. Si recuperò poi con Walter Vitali, quasi bolognese doc. Le grane però non calarono. Un campanello d’allarme? Le neanche trecento preferenze  ottenute dal segretario della sinistra giovanile Salvatore Caronna, candidato alle politiche ’92: la federazione della quale era segretario contava più di cinquecento iscritti. Per consolazione, anni dopo lo elessero europarlamentare. In vista delle amministrative ’99, si fecero le primarie. Apparentemente tranquille, in realtà sanguinose. Le vinse  Silvia Bartolini, che poi perse malamente le elezioni al ballottaggio contro Giorgio Guazzaloca, al termine di un conteggio schede da tregenda: dopo 54 anni la città si scoprì non progressista. Alle successive amministrative del 2004 non si poteva sbagliare, ci voleva il nome forte. Reclutarono Sergio Cofferati da Genova, che si calò così  tanto nel ruolo di residente a Bologna, da avere un figlio dalla sua segretaria . A sostituirlo giunse Flavio Delbono, mantovano di nascita e reggiano in trasferta: non ebbe figli in città, ma una sua ex segretaria lo mise ugualmente nei pasticci. Mai successo, nella pur godereccia Bologna, che un Sindaco si dimettesse per un affare di donne e di bancomat allegramente intestati. L’uno-due fu micidiale. Si aggrapparono al povero Maurizio Cevenini, l’unico postcomunista  della storia che si vestiva in giacca, cravatta e loden blu fin dagli anni settanta: già consigliere comunale  recordman di celebrazione matrimoni, girava con una Smart rossoblù e stava simpatico a tutti. Ebbe un ictus e mollò la corsa alle primarie. Indi, una brutta sera, si buttò da una finestra del Consiglio Regionale e morì. Candidarono dunque Virginio Merola, laureato in filosofia che aveva fatto il casellante. Come primo atto politico da Sindaco, nominò capo di gabinetto uno che aveva la terza media. S’incazzò pure la Corte dei Conti. Ora mira alla rielezione:  sui manifesti il suo partito ha scritto che si vota anche il 6 giugno, mentre l’unica data utile è il 5. In aggiunta, la capolista Di Girolamo ha chiesto l’intitolazione di un giardino pubblico alle vittime della mafia. Il fatto è che qualunque amministrazione di sinistra che si rispetti ne ha già intitolato uno così, da vent’anni e passa. Cosa dite, andiamo a mangiare i tortellini? Ma sì, è ormai ora di pranzo.

State bene.

Ghino La Ganga

Il Principe.

aprile 21, 2016

 

 

Che non fosse solo un bullo di colore nato a Minneapolis, cominciò a capirsi nel 1984 con Purple Rain. L’album conteneva un po’ di tutto, dal funk incazzoso  ballabile al lentaccio alzatore di accendini. Nei suoi primi video e spettacoli dal vivo il carnevale era assicurato: le giacche fluorescenti con le spalline da commodoro imperversavano sul palco, lui con la chitarra ci dava dentro come un matto, manco fosse un Jimi Hendrix redivivo eppure più tarantolato. Alla sezione ritmica stava Sheila E, la più musicalmente talentuosa delle tante superfighe che lo circondarono negli anni: trovatemi un maschio etero che non avrebbe desiderato farsi accompagnare, oltre che da lei,  da Apollonia Kotero, Vanity ( anche lei scomparsa, ahimè), Jill Jones, Sheena Easton, Carmen Electra,  e farle pendere dalle proprie labbra mentre componeva una hit dietro l’altra, quasi disinteressato; oppure, mentre editava il video di Sign O’ The Times mettendo in scena solo le frasi, con le nude e semplici parole sullo schermo, quasi una presa di distanza dalle stravaganze visive del decennio ’80 che pure lo vide affermarsi. Il seguito fu  difficile: venne preso da un’iperproduzione compulsiva, provocò e subì varie rotture con la casa discografica, ebbe quella stramba idea di farsi chiamare TAFKAP –  acronimo che doveva ricordare come si chiamava un tempo, e come non voleva più farsi chiamare per non avere beghe contrattuali – e poi solo The Artist. Il talento era lo stesso, la sintonia con il pubblico invece era parecchio calata: continuava a scrivere bei brani alternati a cose assai modeste, sicché molti cominciarono a disinteressarsi di lui e a perderlo di vista. Compreso me, lo confesso. Addio, Principe: non sei stato costante, ma sei stato importante.

State bene.

Ghino La Ganga

Pev il culo.

aprile 19, 2016

Fausto Bertinotti

Fausto Bertinotti

 

Finalmente tutto è chiaro. Quest’uomo è un perfetto ( anzi: pevfetto) interprete di ciò che il paese desidera: essere preso per il culo da ogni parte. L’unica differenza sono i tempi: il Fausto Bertinotti ha esercitato la pratica per  quasi un ventennio, pareggiando dapprima un già considerevole record interrotto inaspettatamente dalla seconda guerra mondiale, poi un altro record, interrotto sul più bello da quattro bunga bunga di troppo. Tutti record  surclassati, tuttavia, dall’ininterrotto quarantennio dc, che oggi ha in Renzi un remaker con i controcoglioni:  riproporre già da due anni Fanfani senza che nessuno se ne accorga non è da tutti. Torniamo al Bertinotti, però: ora si professa simpatizzante ciellino, dichiarando di avere trovato in quel moribondo movimento ( nove anni di carcere chiesti dall’accusa per chi ne fu la punta di diamante, le dimissioni rassegnate dall’ultimo ministro utile, per via di una storia di orologi e raccomandazioni filiali) una capacità di prevedere il futuro che la sinistra ha smarrito. Dunque il povero ed incompreso Fausto Bertinotti questo cercava, quando faceva cader governi, decideva ministeri, boicottava referendum (sì, certo: pure lui, primavera 1999) e si accaparrava cariche istituzionali : cercava chi prevedeva il futuro, individuandolo dapprima in  O’Zulu dei 99 Posse, poi in Oliviero Diliberto, infine –  botta finale mica da ridere –  in Paolo Ferrero. E pensare che gli sarebbe bastato leggere con più attenzione le ideone di Don Giussani, ed avrebbe trovato subito chi gli spiegava come prevedere le cose: è tutta una questione di amicizia. Prima ti fai degli amici, poi cambi l’uomo: che se non cambia va cambiato a calci in culo, quello sfigato miscredente, specialmente se snobba  la forza  aggregativa di quella simpatica combriccola di amiconi costituita dalla Compagnia delle Opere. Nel nostro paese le ideologie appaiono, definitivamente, un misero ed antiquato pretesto  dietro al quale una massa di squallidi opportunisti  contadini – che ci ostiniamo a chiamare popolo italiano –  ha nascosto da sempre pulsioni inconfessabili, pulsioni che marxismo e chiesa cattolica hanno edulcorato da par loro: se non hai una lira e sei l’ultimo un giorno sarai il primo, ma se ti fai i cazzi tuoi, e ti attacchi al primo carro che corre più veloce,  quel giorno arriva già dopodomani, perdono ed assoluzione compresi. Che il Fausto Bertinotti abbia trovato un approdo ideale in una ormai smascherata congrega di affaristi cattolici, appare solo la chiusura del cerchio riassumibile nel concetto faccio come cazzo mi viene: non dissimile dalla chiusura del cerchio già operata da un simpatico ex governatore pugliese, che dichiarava di lottar per gli umili, ma l’utero in affitto andava a cercarselo ( e pagarselo caro) nei capitalisti Stati Uniti d’America, senza fare una piega che fosse una.

State bene.

Ghino La Ganga