Le pecore sul prato del sottomura a Ferrara

Le pecore sul prato delle sottomura a Ferrara

L’Italia è un paese di imbecilli nel quale cresce l’erba. Per rasarla al prato delle sottomura cittadine, il Comune di Ferrara – che si trova in Italia, un paese di imbecilli nel quale cresce l’erba – ingaggia seicento pecore bresciane, guidate da un  regolare pastore bresciano e da due cani,  bresciani anch’essi. Le seicento pecore, il pastore ed i due cani, in quanto bresciani,  sono muniti tutti di regolari vaccinazioni previste dalla Regione Lombardia – regione che si trova in una paese di imbecilli come l’Italia –  ed iniziano la transumanza verso Ferrara. La transumanza, in qualsiasi paese compreso quello pieno di imbecilli che è l’Italia,  comporta che pecore, pastore e  cani bresciani attraversino in marcia campi e prati dalla Lombardia all’Emilia Romagna, toccando il Veneto meridionale, sostando di notte dove capita fino a che non giungono a destinazione. Perfino in un paese di imbecilli come l’Italia, può capitare che l’ultima sosta notturna in Emilia Romagna, prima di arrivare a Ferrara, avvenga a Bondeno: comune che si trova anch’esso in Italia, paese  che ricordiamo essere un paese di imbecilli. Qui la locale autorità veterinaria  – che è quella, non dimentichiamolo,  di un comune posto in un paese di imbecilli quale è l’Italia- esegue un controllo a sorpresa sul gregge bresciano. Scopre così che le seicento pecore bresciane hanno la vaccinazione contro la brucellosi conforme a quanto previsto dalla Regione Lombardia, regione posta in un paese di imbecilli come l’Italia:  cioè sono state vaccinate alla partenza in un campo aperto. In un paese di imbecilli come l’Italia, ciò confligge  gravemente con quanto previsto dalla regione Emilia Romagna, regione che si ritrova anch’essa  a far parte di un paese di imbecilli come l’Italia. Difatti in Emilia Romagna ( si ricorda: regione posta in un paese di imbecilli come l’Italia)  controllo e  vaccino contro la brucellosi devono farsi in luogo chiuso, cioè in una stalla o in una struttura similare. Per tale motivo la solerte autorità veterinaria di Bondeno –  che è un comune anch’esso posto in un paese di imbecilli come l’Italia –  ha immediatamente multato il pastore per la cifra di 20 euri a pecora; cifra che, moltiplicata per seicento pecore (fatti salvi i due cani e il pastore), fa 12.000 euri. Intanto il gregge è arrivato a Ferrara, città posta in un paese di imbecilli come l’Italia, ed ha iniziato diligentemente la sua opera: le seicento pecore brucano il prato del sottomura cittadino dall’alba al tramonto, i due cani sorvegliano le seicento pecore (probabilmente smoccolando in bresciano quando nessuno li sente), il pastore soprintende all’operazione, i cittadini ferraresi si fanno i selfie con loro. Li ho nel cuore tutti: pecore, cani, pastore, perfino i cittadini ferraresi. Mi sembrano l’ultimo baluardo sensato in un paese di imbecilli come l’Italia.

State bene.

Ghino La Ganga

Rieccolo.

aprile 10, 2016

Piercamillo Davigo

Piercamillo Davigo

 

Dunque l’hanno nominato Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati per quasi acclamazione: e questo è già un fatto interessante. La spaccatissima magistratura italiana appare costretta ad aggrapparsi ai numi tutelari, ai quali da vent’anni e più si aggrappa nei (troppi) momenti di difficoltà: da un lato i due martiri Falcone e Borsellino, dall’altra la stagione di Tangentopoli. La quale stagione di Tangentopoli è diventata, nel tempo, un’epoca mitologica che prescinde dai magistrati che la condussero. Sarebbe difficile, infatti, considerare mitologici l’odierno Antonio Di Pietro ridotto a comparsa da talk show, l’attuale Gherardo Colombo che sta nei cda delle case editrici, il contemporaneo Francesco Saverio Borrelli definitivamente calato nella parte del musicofilo gentiluomo di campagna a cavallo. Sicché di quella stagione l’unico a cui aggrapparsi è rimasto lui: il Davigo Piercamillo di lotta, ed ora di governo. Un sostenitore indefesso della presunzione di colpevolezza, sintetizzata efficacemente in  una dichiarazione  rilasciata nel 2011: “bisogna tenere conto che statisticamente, e non potrebbe che essere così, il maggior numero degli imputati sono colpevoli perché non si può pensare che il maggior numero degli imputati siano innocenti, altrimenti vuol dire che Polizia giudiziaria, Pubblico Ministero, Giudice per le indagini preliminari, Giudice per l’udienza preliminare sono una masnada di deficienti. Qualche volta sbagliano ma, di norma, quelli che vanno a giudizio sono colpevoli”. E se questo è l’antipasto, figuriamoci il pranzo. Le portate saranno quelle alle quali ci ha abituato la magistratura italiana da tanto tempo: stai zitto, tu che hai appena ricevuto una comunicazione giudiziaria, e se proprio ti lamenti perché le tue intercettazioni son finite sui giornali, beh, puoi sempre querelare chi le ha pubblicate ( lo ha detto proprio il Davigo Piercamillo, pochi minuti fa, intervistato da Sky Tg 24).  I processi celeri? Beh, l’Europa ci considera molto produttivi dal punto di vista giudiziario ( sempre il Davigo, stessa sede, poco fa).  I magistrati in politica? Credo non dovrebbero farla, io di politici mi occupo solo se rubano ( sempre il Davigo, stessa sede, poco fa). Ecco qua il pranzo. E’ sempre lo stesso, da più di vent’anni. La magistratura italiana non cambia menù. Del resto, perché dovrebbe? Gli ingredienti sono quel che sono. La cosa drammatica nel criticarli è il ritrovarsi come commensale un Renzi.

State bene.

Ghino La Ganga