Pev il culo.

aprile 19, 2016

Fausto Bertinotti

Fausto Bertinotti

 

Finalmente tutto è chiaro. Quest’uomo è un perfetto ( anzi: pevfetto) interprete di ciò che il paese desidera: essere preso per il culo da ogni parte. L’unica differenza sono i tempi: il Fausto Bertinotti ha esercitato la pratica per  quasi un ventennio, pareggiando dapprima un già considerevole record interrotto inaspettatamente dalla seconda guerra mondiale, poi un altro record, interrotto sul più bello da quattro bunga bunga di troppo. Tutti record  surclassati, tuttavia, dall’ininterrotto quarantennio dc, che oggi ha in Renzi un remaker con i controcoglioni:  riproporre già da due anni Fanfani senza che nessuno se ne accorga non è da tutti. Torniamo al Bertinotti, però: ora si professa simpatizzante ciellino, dichiarando di avere trovato in quel moribondo movimento ( nove anni di carcere chiesti dall’accusa per chi ne fu la punta di diamante, le dimissioni rassegnate dall’ultimo ministro utile, per via di una storia di orologi e raccomandazioni filiali) una capacità di prevedere il futuro che la sinistra ha smarrito. Dunque il povero ed incompreso Fausto Bertinotti questo cercava, quando faceva cader governi, decideva ministeri, boicottava referendum (sì, certo: pure lui, primavera 1999) e si accaparrava cariche istituzionali : cercava chi prevedeva il futuro, individuandolo dapprima in  O’Zulu dei 99 Posse, poi in Oliviero Diliberto, infine –  botta finale mica da ridere –  in Paolo Ferrero. E pensare che gli sarebbe bastato leggere con più attenzione le ideone di Don Giussani, ed avrebbe trovato subito chi gli spiegava come prevedere le cose: è tutta una questione di amicizia. Prima ti fai degli amici, poi cambi l’uomo: che se non cambia va cambiato a calci in culo, quello sfigato miscredente, specialmente se snobba  la forza  aggregativa di quella simpatica combriccola di amiconi costituita dalla Compagnia delle Opere. Nel nostro paese le ideologie appaiono, definitivamente, un misero ed antiquato pretesto  dietro al quale una massa di squallidi opportunisti  contadini – che ci ostiniamo a chiamare popolo italiano –  ha nascosto da sempre pulsioni inconfessabili, pulsioni che marxismo e chiesa cattolica hanno edulcorato da par loro: se non hai una lira e sei l’ultimo un giorno sarai il primo, ma se ti fai i cazzi tuoi, e ti attacchi al primo carro che corre più veloce,  quel giorno arriva già dopodomani, perdono ed assoluzione compresi. Che il Fausto Bertinotti abbia trovato un approdo ideale in una ormai smascherata congrega di affaristi cattolici, appare solo la chiusura del cerchio riassumibile nel concetto faccio come cazzo mi viene: non dissimile dalla chiusura del cerchio già operata da un simpatico ex governatore pugliese, che dichiarava di lottar per gli umili, ma l’utero in affitto andava a cercarselo ( e pagarselo caro) nei capitalisti Stati Uniti d’America, senza fare una piega che fosse una.

State bene.

Ghino La Ganga

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Il numero di Playboy di dicembre 1981 mostrava Karina Huff in copertina e nel paginone centrale. Lei aveva ventun anni, il corpo snello e ben formato con il seno naturale piccolo, i capelli biondi cotonati. Come occhi: due fanali azzurri piantati in faccia al lettore. Ricordo le facce  adoranti dei maschi sedicenni miei coetanei quando si passava vicino a un’edicola, nella quale la copertina del mensile era in genere esposta su un lato: quello di minor passaggio, ma di maggiore soddisfazione. Era una splendida bambolina, Karina Huff. Negli anni seguenti girovagò tra film dei Vanzina, comparsate tv in programmi musicali, strambe sit-com sulle reti private: in genere si esibiva in balletti che costituivano la parte migliore della scaletta. Però durò poco, Karina Huff. Ricordo una sua litigata con Maurizio Costanzo, fatto che forse ne inceppò un tantino la carriera. Poi qualche storia d’amore sbagliata. Poi la malattia: una brutta bestia che ne intaccò il corpo e l’espressione, non quei due fanali azzurri sgranati. Peccato sia morta : mi sento  più vecchio. Poi leggo che Nicole Minetti si ricicla come dj:  vedo le sue foto mentre studia, con aria e labbroni assorti, il sync dei brani. Mi sento sempre più vecchio.

State bene.

Ghino La Ganga