Tra le beate antenne.

agosto 17, 2016

 

Ettore Bernabei

Ettore Bernabei

 

Posto che di televisione posso vantare  la sola competenza dichiarata da Noodles Aaronson in C’era una volta in America, (ne ho vista molta), resto stupito dal florilegio di coccodrilli apparsi oggi per la scomparsa di Ettore Bernabei, celebrato da molti in virtù di chissà quali meriti. Per tredici lunghi anni egli fu  alla guida di una televisione pubblica nella quale c’erano il canale nazionale, più l’appena nato secondo canale. Non esisteva ancora il  telecomando, ma solo una misera freccia lampeggiante  in basso a destra ad avvisare che toccava alzarsi a cambiar canale, perché di là iniziava qualcosa d’altro. Quel qualcosa d’altro consisteva, quasi sempre, nelle insulse manfrine dei fin troppo programmati sceneggiati tv.  Tra di essi ricordo il micidiale “Eleonora” con Giulietta Masina e Giulio Brogi:  si doveva alfabetizzare il paese, dunque non si badava troppo alle vittime lasciate sul campo dalla noia mortale, anche se si trattava di poveri bambini come il sottoscritto.  Quell’epoca vide, infatti, la programmazione di una tristissima sequela  di classici infernali e di ridicole calzamaglie sulle gambe delle Kessler. Il Bernabei si levò dalle palle solo nel ’74. L’anno dopo  arrivò la riforma della Rai. Si divise perciò l’etere pubblico in tre reti televisive, delle quali la terza, fino al 1986, non si vedeva su tutto il territorio nazionale: il nostro eroe manco aveva lasciato un’eredità tecnica degna di questo nome. Basta pensare a come si giunse impreparati all’uso del colore, senza nemmeno dotare tutte le sedi della necessaria tecnologia: il senso di miseria dato per anni dall’annuncio “programma parzialmente a colori”  era deprimente. La vera novità arrivò  semmai dalle  reti private locali, che fecero concorrenza alla Rai costringendola a parlare  – almeno  all’inizio – un linguaggio nuovo : non fu colpa loro, se poi qualcuno decise di abbandonarle in pasto ad un lombardo solo e paranoico, che  voleva  così tanto differenziarsi dalla Rai da assoldare Mike Bongiorno. Sicchè il pubblico televisivo – ma sarebbe più giusto dire: il paese intero –  da ignorante che era,  ignorante rimase. L’unico risultato ottenuto dal Bernabei fu quello di imporgli per dodici anni di non bestemmiare troppo in video, visto che in privato lo faceva già tanto. Arbasino  rilevò infatti a metà anni settanta che, nell’udire le prime parolacce in tv, i bambini ridevano divertiti, perché sospettavano che prima o poi anche sullo schermo si sarebbe parlato come a casa loro parlavano da sempre  i nonni, la mamma ed il papà. Insomma: Bernabei fu il classico sarto cattolico che confeziona il vestito scuro per la messa. Quel vestito pedante e pesante che non si vede l’ora di levare per rimanere in  mutande sporche e bucate. Ora lo beatificano. Vorrà dire che un giorno beatificheranno pure  Campo Dall’Orto, poveri noi.

State bene.

Ghino La Ganga

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