Per nascita.

ottobre 4, 2016

 

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Perché non credo nell’umanità?  Beh, che domande. Sono pur sempre nato  a Rimini.

State bene.

Ghino La Ganga

Il peccato è peccato.

ottobre 4, 2016

 

Lei ha parlato del gender che distrugge il matrimonio. Come pastore che cosa direbbe a una persona che soffre da anni con la sua sessualità e che sente che la sua identità sessuale non corrisponde a quella biologica?

«Io ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, di vescovo e anche di Papa persone con tendenza e con pratica omosessuali. Li ho accompagnati e avvicinati al Signore, alcuni non possono… Ma le persone si devono accompagnare come le accompagna Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, lui sicuramente non dirà: “Vattene via che sei omosessuale!”. Quello di cui ho parlato è la cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria del gender. Mi raccontava un papà francese che a tavola stava parlando con i figli, e ha domandato al ragazzo di dieci anni: “Tu che cosa voi fare da grande?”. “La ragazza!”. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del gender, e questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza o questa opzione, o anche chi cambia il sesso. Un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo “colonizzazioni ideologiche”. L’anno scorso ho ricevuto una lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia di bambino e di ragazzo. Prima era una bambina, una ragazza che ha sofferto tanto. Si sentiva ragazzo ma era fisicamente una ragazza. Lo aveva raccontato alla mamma dicendo di voler fare l’intervento chirurgico. La mamma le ha chiesto di non farlo mentre lei era viva. Era anziana, è morta presto. Ha fatto l’intervento, ora è un impiegato di un ministero in Spagna. È andato dal vescovo e il vescovo lo ha accompagnato tanto. Un bravo vescovo questo, “perdeva” tempo per accompagnare quest’uomo. Poi si è sposato, ha cambiato questa identità civile e lui – che era lei ma è lui – mi ha scritto che sarebbe stato di consolazione venire da me. Li ho ricevuti. Mi ha raccontato che nel quartiere dove lui abitava c’era un vecchio sacerdote, il vecchio parroco, e c’era il nuovo. Quando il nuovo parroco lo vedeva, lo sgridava dal marciapiede: “Andrai all’inferno!”. Il vecchio, invece, gli diceva: “Da quanto tempo non ti confessi? Vieni, vieni..”. La vita è la vita, e le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è il peccato. Le tendenze o gli squilibri ormonali danno tanti problemi e dobbiamo essere attenti a dire che tutto è lo stesso: ogni caso accoglierlo, accompagnarlo, studiarlo, discernere e integrarlo. Questo è quello che farebbe Gesù oggi. Per favore ora non dite: il Papa santificherà i trans! Già mi vedo le prime pagine dei giornali… È un problema umano, di morale. E si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità, ma sempre col cuore aperto».

(Estratto della torrenziale intervista a Papa Bergoglio pubblicata ieri su La Stampa, articolo di Andrea Tornielli. L’insieme è micidiale: il Papa parte mellifluo, poi si scatena con la storia delle colonizzazioni ideologiche. Indi riporta tutto al peccato, con l’aneddoto del vecchio parroco sussurrante quel “Da quanto tempo non ti confessi? Vieni, vieni…“. Aneddoto che non solo prelude a tristissimi scenari di pesante espiazione, ma chiarisce una volta per tutte che comunque non si scappa: per la Chiesa chi è omosessuale è un peccatore, chi cambia sesso è un peccatore. Hai voglia a fare storie, con tutte quelle aperture e quei volemose bene: peccatore era e peccatore resta. E comunque: visto che, nonostante tutte le fregnacce clamorose ed offensive udite dai prelati negli ultimi anni, l’omosessuale ed il cambiatore di sesso sono rimasti credenti, la Chiesa  mica può perdere clienti del genere. Risalgono in giostra,  confessano di vivere “contro le cose naturali” (sic) e ci scappa pure il viaggio premio all’animatore turistico argentino che fa il Papa. Eh. State bene. Ghino La Ganga)

 

 

Tra bulli e tromboni.

ottobre 3, 2016

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Assistere al confronto tra Zagrebelsky e Renzi, per me, ha significato null’altro che assistere all’eterno confronto tra due ben precise personalità italiche. Da un lato il trombone professore, da sempre logorroico ed incapace di comunicare  il proprio sapere,  ora restio a farsi da parte nonostante gli evidenti limiti di età:  dunque responsabile dell’allontanarsi progressivo dei giovani da qualsivoglia voglia di approfondimento culturale e scientifico in questo paese, e del loro coincidente e crescente desiderio di approfondire cultura & scienza in qualsiasi paese che risulti diverso dall’Italia. Dall’altro lato il bullo di provincia, che si è laureato  a furia di buchi, puffi, bignami e fotocopie: però bravo a spacciarsi per genio in virtù della costante capacità di capeggiare  lupetti & scout, probabilmente sostenendo che il modo migliore di eseguire il saluto di akela è il prodursi in un vaffanculo con l’avambraccio. Tra quel trombone e quel bullo  si barcamenano  quelli come me: scoglionati e rintronati dalla mezza età, dalle tasse, dai contributi previdenziali e dalle tremende facce che passano sugli schermi.  Verrebbe voglia di andare a votare qualcosa, se almeno servisse ad eliminare definitivamente dalla scena uno dei due squallidi figuranti.

State bene.

Ghino La Ganga

Per i tetti (*).

ottobre 1, 2016

Virginia Raggi sul tetto del Campidoglio

Virginia Raggi sul tetto del Campidoglio

 

 

Alla fine, con crudo realismo, Virginia Raggi ha dovuto pescare dove pescano tutti. Ha pescato infatti tra le quarte e le quinte linee della scassata popolazione contemporanea, fatta di figure che definire tali fa alle stesse un generosissimo complimento. Ne sono sortiti: a) il classico saltafossi opportunista ex gabelliere di sinistra, che cambia casacca ogni tre minuti, specie se ha perso  primarie  alle quali  si  era candidato per ottenere una qualche visibilità che andasse oltre le sue foto da pseudofigo su facebook; b)  il classico imprenditorello del nord, leghista d’animo che però crede nelle relazioni,  dal quale mi aspetto frasi-chiave come: ” sono qui perché me l’ha chiesto un amico“.  Quella poveraccia di sindaca mi fa pure tenerezza, perché il caratteraccio non l’aiuta. Né la può più aiutare quel nevrastenico di Genova che oggi, by the way, rivela che un tempo aveva la tessera PD.  Ossignùr.

State bene.

Ghino La Ganga

(*) Il titolo originariamente era un altro, poi ho constatato che era diventato un luogo comune. Non che questo sia meglio, ma è un po’ come con gli assessori della Raggi: si gira e si gira, alla fine qualcosa si trova.