Lo confesso: io amo Virginia Raggi. La amo, perché essa rappresenta ciò che sconvolge la vita di un uomo. Qualche esempio? Appena eletta Sindaca, l’ex marito le dedicò un post struggente su come l’avrebbe protetta da lontano. Il vicesindaco dichiarò  di non esserne il fidanzato: e solo dio sa quanto si mordesse le mani dal nervoso fuori chat. L’ex capo del personale del comune si precipitava ad  aprirle le porte dell’edificio, senza che nemmeno lei lo chiedesse. Un ex impiegato comunale, omonimo del Capuleti di Shakespeare, le intestava polizze sulla vita (sua) e si faceva fotografare con lei sui tetti ( del comune). Perfino un ex comico televisivo di Genova –  seppur già temprato dall’aver perso la testa per l’ex moglie di un calciatore degli anni ottanta –  troppo spesso le manda frasi di stima che somigliano tanto ad una cotta. Ed i Pm che l’hanno sentita? Beh, signori: otto ore di colloquio non sono un interrogatorio, bensì la chiara evidenza di una passione cresciuta minuto dopo minuto. Dunque ribadisco: io amo Virginia Raggi. Sono anch’io pervaso da quel tremore, da quel balbettio, da  quella febbre che coglie un uomo quando egli si trova davanti l’essenza della femminilità: ossia una donna che ha l’aria suadente, lo sguardo da cerbiatta, la timidezza di un’adolescente già  cresciuta eppure dolcemente smarrita, in una città troppo grande per lei ma troppo piccola per l’amore che ella sa scatenare. Sì, io amo Virginia Raggi. Voglio dichiararmi, perdere definitivamente la testa per lei: aprirle porte, inseguirla sui tetti, chattare con lei, farmi i selfie mentre le siedo di fianco in stanze tetre, manifestarle la mia passione, suggerirle promozioni e stipendi. Come dite? Mi manca di intestarle una polizza sulla mia vita? Beh, vi fissate proprio sui dettagli. Prosaici che non siete altro. Uffa.

State bene.

Ghino La Ganga