Caro pilota russo.

giugno 3, 2018

 

Giunge la notizia che in Afghanistan si trova un pilota russo , abbattuto negli anni ottanta durante il conflitto che vide Babrak Karmal sostenuto dall’Armata Rossa da una parte, e la bizzarra coalizione di tribù indipendentiste sostenute dagli Usa dall’altra. Di quella guerra, durata nove anni e passa, noialtri si seppe alla fine ben poco. Niente tv a filmare e documentare, solo sporadici reportage fotografici apparsi in qualche rivista. Fu proprio in uno di questi, pubblicato all’epoca da Illustrazione Italiana, che vidi un’immagine per me sconvolgente: in un gruppo di barbuti inturbantati afghani inginocchiati per la preghiera, spiccava un barbuto inturbantato biondissimo e dalla pelle chiarissima, identificato dalla didascalia come un militare russo fatto prigioniero, indi convertito e passato al nemico. Chissà se era proprio lui, il pilota oggi ritrovato  e che all’epoca, come tanti altri colleghi suoi,  venne disarcionato da ciò che pilotava. Gli Stinger forniti in abbondanza sottobanco dagli americani fecero infatti strage di aerei ed elicotteri sovietici. Proprio un’arma così semplice, ma capace di fa diventare pericolosissimo qualunque  inesperto pastore che lo metteva in spalla e mirava verso il cielo,  fu lo strumento decisivo del conflitto. Quell’aggeggio monorazzo alimentato da batteria e gas  tirò giù quasi la metà degli apparecchi con la stella rossa su ali e fianchi, complice l’allora scarsa tecnologia difensiva elettronica  che ben poco aveva da offrire a tutela di chi si trovava attaccato dai missili. Se ne accorsero nello stesso periodo pure gli inglesi alle Falkland: potevi avere tutti i moderni incrociatori Sheffield che volevi, ma se ti arrivava addosso un missile Exocet ben lanciato da un aereo argentino, beh:  allora erano davvero  dolori. Le cifre delle perdite russe , peraltro, non sono mai state contate con precisione. Al momento della ritirata sovietica del  1989, i morti dell’Armata rossa vennero calcolati in circa diecimila, saliti a diciottomila già agli inizi degli anni novanta. Oggi si parla di oltre ventimila, con un numero di dispersi anch’esso non definito  ed anzi  assai variabile. Che potrei dire oggi io al pilota russo? Caro figliolo, fatti forza. Il mondo che conoscevi non esiste più, e quelli che ti sembravano buoni sono diventati cattivi, e poi di nuovo buoni, e poi ancora cattivi, in un’alternanza di caratteri da lasciare sbalordito anche chi non si interessa di religioni né di ideologie. Non sperare però che qualcuno ti chiarisca le idee: in trent’anni le abbiamo cambiate troppe volte pure noi, che non ci siamo beccati il missile di uno Stinger sul fianco.

State bene.

Ghino La Ganga

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