Washington (Associated Press). Il presidente americano Barack Obama, spazientito dal tempo che e’ costretto a perdere nel rincorrere Silvio Berlusconi impegnato tra udienze, colloqui con Ghedini, liti con Napolitano, bigliettini a camerieri di corte tra cui Feltri e Ferrara, pizzini a D’Alema e altri impegni mondani, ha deciso di donare lo scudo spaziale di George W. Bush al premier italiano. “In questo modo – ha precisato Obama – sara’ in una botte di ferro contro tutti i procedimenti intentati contro di lui e finalmente avra’ un momento per parlare con me di questioni internazionali: adesso, se per caso telefono a Palazzo Chigi, o mi risponde Bondi con quella voce di merda oppure sento solo un gran ansimare di zoccole”. Il gentile dono si e’ infatti reso necessario dopo la recente decisione della Corte Costituzionale sul lodo Alfano. Ha cosi’ proseguito il presidente americano: “Silvio mi dice sempre che in Italia ci sono i comunisti che non lo lasciano lavorare: e allora quale rimedio migliore di tutte le testate rimaste in eredita’ dalla guerra fredda? Io credevo che con le leggi ad personam riuscisse a sbrigarsela in due mesetti, invece non c’e’ mezzo. Tra collusioni con la mafia, corruzione, abuso d’ufficio, falso in bilancio, falso ideologico, conflitto d’interessi e pugnette varie Silvio passa almeno 20 ore del suo tempo a lavorare sulla giustizia. Le altre 4 le passa con le troie”. Obama ha anche spiegato che all’interno dello scudo spaziale ci saranno anche dei cadeau per gli uomini piu’ vicini al premier: un trattore anale per Gianni Letta, un paio di palline da viaggio per Bondi, una farfallina per Mara Carfagna e una scatola di scoregge per Ghedini.

S.p.A. di Polonia

Novembre 10, 2009

borsa valori

Secondo Walesa, il merito della caduta del muro è all’ 80% di Papa Woytila, al 30% di Solidarnosc e il resto di altri.
Cazzo, Regan e Kohl, vedete a non saperne niente di quote azionarie?
State bene,
Ghino la Ganga

Le reazioni servili dei politici italiani alla recente sentenza della Corte di Giustizia Europea riconducono il nostro ridicolo paesello nel recinto che gli compete, ovvero quello del grottesco e del risibile. Una schiera infinita di gaglioffi senza palle e senza distinzione di partito, dal PD al PdL all’Arcigay a Travaglio a sa il cazzo ancora chi si affanna a precipitarsi in difesa di un qualcosa la cui unica utilita’ sarebbe quella di giocattolo erotico per stimolazioni anali ai tanti cattolici rimasti ancora al butt-plug. Arriviamo al capolavoro del sindaco di Ostra Vetere, ovviamente PD, o quello di Galzignano Terme, ovviamente UdC, che comminano una multa di 500 Euro a chi lo toglie da edifici pubblici: non capisce, il poveraccio – e non ce ne stupiamo, nemmeno del fatto che non gli importi - di condannare se stesso e il paese a quell’immagine balorda di stato di serie b, dove le leggi sono fatte per essere gabbate e i furbetti che hanno le trovatine godono dell’ammirazione beota del popolino.

Arriva poi a strapiombo il giudice Nicola Lettieri, rappresentante del governo italiano presso la Corte europea, che nelle prossime settimane sottoporrà il ricorso a spiegare come “sottolineeremo che noi non siamo uno Stato laico, ma concordatario, come sancito dall’articolo 7 della Costituzione, e che quindi ha rinunciato ad alcune delle sue prerogative” – cosi’, tanto per non lasciare dubbi che a) oltre a non rispettare le leggi, b) agli italiani piace pure farsi prendere per il culo, con tutti i miliardi di Euro che vanno in tasca alla chiesa con l’otto per mille e le varie ciliegine sulla torta dei vari conti non pagati, tipo l’acqua del Vaticano, la quale viene gentilmente fornita dal Comune di Roma senza che quegli scarafaggi debbano sborsare neanche un centesimo, ovviamente. Ma e’ perche’ lavorano cosi’ duramente per la salvezza delle anime, che vi credete?

Le reazioni dei nostri politici e dei nostri “giornalisti” ed “intellettuali” riconferma che aveva perfettamente ragione Nietzche quando indicava il cristianesimo come religione dei deboli, di quelli a cui piace subire e che tutto vorrebbero meno avere la responsabilita’ di scegliere. Quindi, tranquillamente, serenamente e pacatamente che andassero a fare in culo loro e il “simbolo culturale” dei miei coglioni. Quelli poi che vorrebbero tenersi il crocefisso “in nome dei valori di uguaglianza e tolleranza” propugnati dal cristianesimo, mi spiace solo non siano vissuti in altre epoche per essere bruciati in diversi roghi o torturati con procedure medievali. Sarebbe il loro prezzo.

Rumors

Novembre 6, 2009

Dopo la sentenza Pollari, a Sigonella han sentito una risata d’un forte, ma d’un forte che mai.
Poi han capito che la risata arrivava da di là del mare, Tunisia, zona cimitero di Hammamet.

O forse era una pernacchia, sostengono alcuni.

State bene.
Ghino la Ganga

I problemi sono ben altri

Ottobre 30, 2009

La decisione della Questura di Napoli di rendere pubblico il filmato nel quale un pregiudicato viene assassinato rischia di far passare in secondo piano il vero problema epocale, la piaga che i libri di storia non menzionano, la cancrena sociale che, ci ricorda Socci, e’ il vero olocausto dei nostri giorni: l’aborto.

Non giriamoci intorno: le vittime del crimine organizzato rientrano solo nelle decine di migliaia, mentre quando si parla di aborti arriviamo ben oltre il miliardo. Quante volte abbiamo sentito dire vari intellettuali o semplici simpatizzanti cattolici dire che non c’e’ nessuna differenza tra un morto di mafia o camorra e un feto abortito?

E allora agiamo di conseguenza: continuiamo la nostra offensiva contro i relativisti assassini laicisti dando cosi’ la priorita’ al  primo dei problemi mondiali. Non l’ha detto anche Madre Teresa, tra un conto bancario e l’altro, che l’aborto e’ la causa di tutte le guerre del mondo?

E poi, si e’ mai visto un killer della mala votare comunista?

Pornoterapia.

Ottobre 28, 2009

(Avviso:questo post è vietato ai minorenni e a chi non ammette situazioni crude e un linguaggio diretto. Tanto lo leggerete lo stesso, ma io v’ho avvisato. Come colonna sonora suggerisco “Like something 4 porno” di Felix Da Housecat.)

Stava male,Francesco.
Male al diaframma,lo chiamano: quel dolore che ti prende quando ti senti inadeguato.
La morosa Antonella l’aveva lasaciato da un bel po’.
Il problema era stato il come: l’aveva sputtanato in giro.
Un cretino.
Un inetto.
Incapace.
Pressochè impotente.

Antonella era libera,adesso.
Libera e gioconda.
Lo si vedeva bene, da come se ne stava appollaiata sugli sgabelloni da aperitivo, al momento dell’aperitivo, nei luoghi dell’aperitivo, nelle zone da aperitivo, in centro o al mare.
Insieme alle amiche: ridere e ridere.
Sempre a ridere,stavano.
Messaggini.
Aforismi su Facebook.
Feste.
Ragazzi.
Uno diverso a settimana.
Ma anche lo stesso ogni due settimane .

Francesco stava male.
Al diaframma.

Carlo era amico di Francesco.
A Carlo,Antonella stava qui, sul gozzo.
Gli stava sul gozzo da quando aveva capito che ci sarebbe potuto anche andare a letto,perchè lei ci sarebbe stata, nonostante lui fosse un amico di Francesco.
Perciò gli stava sul gozzo anche di più: gli veniva proprio il nervoso, quando la vedeva nei bar vari a far la spaccona.
Evitava di parlarne a Francesco, nonostante le continue domande di lui: “L’hai vista? Dove era? Con chi era?”.

Carlo era preoccupato.
Francesco si stava rimbecillendo.
“Mi sa che mi guardo un porno,stasera.”
“Ah,vabbè.Se non hai di meglio.”
“Cosa ho di meglio?Dimmelo tu…”

Carlo pensò che bisognava intervenire.
No: non con la solita amica cretina da presentargli.
No.
Qui ci voleva roba seria.
Terapia.
Ma fatta da gente brava.
Parlò con Guido,altro amico di Francesco.
Lo coinvolse.
Guido era uomo di mondo.
“Ci vogliono due come dico io.”
“Ma non basta una?”
“No. Due. Ce ne vogliono due. Altrimenti quello si fissa con una, e siamo daccapo.”
“Ah.Bah.Forse hai ragione.Due, allora.”

Gli presentò Jessica e Pamela,viste su internet.
Brasiliane.
Una mora, l’altra bionda.
Due schianti.
Jessica aveva la pelle ambrata, i capelli scuri lisci,il sedere tondo e alto, il seno abbondante,ritoccato dal chirurgo.
Anche Pamela aveva sedere tondo e alto e seno ritoccato dal chirurgo, ma i capelli erano lunghi e biondi e gli occhi erano verdi,merito degli antenati tedeschi.
Carlo parlò con le due ragazze, accompagnato da Guido.
Si trattava di recuperare un amico, il Francesco.
Bisognava esser dolci: il Francesco stava male. Stava male in ‘sto cavolo di diaframma.
Jessica e Pamela capirono,annuirono.
Ci avrebbero pensato loro.
Tutto stava nello stabilire dove,come e per quanto.

Il dove : la casa di Francesco,disse Carlo.
Altrimenti quello si spiazza,gli viene il panico,mi va in crisi.
Meglio ricominciare da un ambiente domestico.

Il come lo decise Guido,invece.
Meglio una volta a settimana.
Meglio se di sabato o di domenica.
La prima volta Jessica.
La seconda Pamela.
Dalla terza settimana, entrambe .

“Che dici? Con due in una volta?” chiese Carlo,sbigottito.
“Sì. Così si guarisce del tutto,credi a me.” sentenziò Guido, nell’approvazione di Jessica e Pamela.

Il quanto, fu meno difficile da decidere di quanto si pensasse.
“In genere, per un pomeriggio, prendiamo cinquecento euro l’una.” riferì Jessica.
“Ma quanto è lungo, il pomeriggio? “ pignoleggiò Carlo.
Jessica e Pamela si guardarono.
“Come è, il vostro amico Francesco? Avete una foto?”
Carlo ne aveva una, sul telefonino.
“Mh.Carino. Okay,facciamo così: la domenica lavoriamo meno. Perciò per cinquecento stiamo fino a sera. Va bene? Poi,se capita che abbiamo un sabato sera libero…magari stiamo di più anche il sabato”.

Affare fatto.
Il primo sabato Jessica era libera.
Offrì Carlo.
Aveva parlamentato a lungo con Francesco,per convincerlo ad accettare.
Alla fine gli aveva perfino messo le mani addosso. Sul bavero della giacca.
“Svegliati,testa di cazzo. Svegliati. Ti vogliamo bene, l’hai capito o no? “
Alla fine Francesco aveva detto sì.
Non sapeva bene nemmeno lui perchè.

Jessica arrivò alle tre di pomeriggio di sabato.
Era bellissima.
In jeans e camicetta bianca,con il seno che tendeva la stoffa..
Era brava,Jessica.
Si sedettero sul divano.
Lei cominciò a baciarlo, con molta dolcezza.
Si abbracciarono.
Si spogliarono.
Andarono a letto.
Per Francesco fu come imparare tutto di nuovo: lei era paziente, calma,lo toccava nel modo giusto,lo fece abituare al preservativo lentamente,infilandoglielo con la bocca.
Venne un paio di volte,Francesco.

La domenica della settimana seguente, arrivò Pamela.
Con quella cascata di capelli biondi.
Il taxista che l’aveva portata, a momenti, sfondava il cancello della casa di Francesco per guardarla mentre scendeva.
Appena vide Francesco, lo abbracciò.
A lungo,lo tenne lì abbracciato.
Lo coccolò.
Lo baciò e lo portò a letto.
Lei lo guidò, ma Francesco cominciava ad essere meno impacciato.
Venne anche lei, una volta.
“Sei dolce.Sei bravo.” disse Pamela,con una sorpresa sincera.
Per Francesco fu come rinascere.

La domenica dopo arrivarono entrambe.
Francesco lo sapeva,Carlo era stato chiaro: dalla prossima settimana devi sviluppare il tuo io.
Francesco era intimidito.
Due donne così.
Sul suo divano.
Furono brave,con lui.
Lo baciarono.
Lo portarono a letto.
Gli insegnarono come fare: con due donne è più intenso,più impegnativo, lo sapevano.
Lo tennero lì fino a sera tardi,lo fecero godere parecchio.
Era giovane,Francesco,ed era un bel ragazzo: glielo dissero.
Lui si sentì benissimo.
Il lunedì mattina Francesco fece fatica ad alzarsi: era stata una domenica tosta, raccontò a Carlo e Guido.

Il sabato dopo arrivarono ancora una volta insieme.
Francesco era molto più sciolto.
Gli insegnarono dei giochi.
Prima con la bocca.
Poi Jessica lo baciava, e gli mostrava come toccare il clitoride di Pamela con il medio inumidito, mentre lui la penetrava.
Stavolta vennero tutti e tre.

Il sabato successivo,nel letto,Pamela teneva Francesco di fianco,abbracciato per la vita.
Lo baciava sulla bocca, mentre Francesco penetrava Jessica da tergo.
Pamela lo aiutava a puntare il pene e gli diceva dolcemente “ bravo…così..così…” .
Jessica venne,forte.
Poi venne forte anche Pamela,mentre Francesco la prendeva a cucchiaio e Jessica lo leccava lì.
Non lo pensavano neanche loro,che Francesco si sarebbe sciolto così.
Quel sabato rimasero con lui fino a sera tardi, si fecero due spaghetti, guardarono la tv.
Più tardi gli fecero fare l’amore un’altra volta.
Lui le riaccompagnò a casa.
Si fermò a parlare con loro.
“La mia ex ragazza dice che sono impotente…” confessò Francesco.
“Eh?”
Le due ragazze si misero a ridere.
“Francesco,ascolta noi.Noi gli uomini li conosciamo. Stai tranquillo. L’impotenza non è roba tua.Ora vai a nanna, tesoro.Tu sei potente. Ed oggi sei stato molto,molto potente”.
Si baciarono.
Francesco tornò a casa.
Dormì come un sasso.

Il giorno dopo,domenica, Carlo e Guido erano al bar vicino al porto.
Era una bella giornata, il caffè si poteva prendere all’aperto.
Sigarette.
“Allora?” chiese Guido.
“Eh…il nostro Francesco fa progressi. Dolore al diaframma sparito.Sonno regolare e profondo.”
“Quindi?”
“Quindi, direi che con un altro paio di sedute il problema è risolto.”
“Cavolo…un altro paio di sedute… ma quanto ti costa?”
“Finora sarebbero quattromila euro. Sarebbero.”
“Come,sarebbero?”
“Sarebbero…perchè in realtà non sono.”
“Spiegati”.
“Hai presente il commendatore,il padre di Antonella,la ex di Francesco?”
“Sì…allora?”
“E’ mio cliente,lo sai,no?”
“Eh…allora?”
“Ecco: gli ho fatto installare un software supplementare costosissimo,che non serve a un cazzo e che non sapevo come fare a sbolognare. Ci copro ampiamente le spese della terapia di Francesco,e restano ancora dei bei soldi.Tutto in nero,perchè è convinto che io gli abbia anche fatto un prezzo di favore. ”
“Cazzo…geniale….”

Arrivò Antonella.
Ad un altro tavolo.
Con le amiche.
Sorrisoni.
Ragazzi che giravano attorno.
Antonella vide Carlo e Guido.

“Oh,voi.Come state?”
“Bene…”
“Mai una donna,eh? Mai una donna,voi due…..eh,cari voi…svegliatevi! Guardate qua, come siam belle io e le mie amiche!!!”

Guido si accese una sigaretta.
Abbassò la voce.
“Pensavo che….”
“..che altre due sedute a Francesco ci vogliono proprio.” finì Carlo.
“Ecco.Bravo. “
“Pensavo anche di farne due noi,di sedute.”
“Ecco. Mi leggi nel pensiero.Ci scappano?”
“Sì. Tranquillo.Bisogna solo trovare due diverse da Jessica e Pamela.Sennò è brutto, e Francesco si deprime un’altra volta.”
“Hai ragione. Giusto.”

Antonella non capiva.
Lei e le sue amiche eran troppo fighe.
Quell’idiota di Carlo.
Quell’idiota di Guido.
Stavan lì a confabulare.
Segaioli.
Impotenti.
O anche tutte e due le cose insieme,come quel coglione di Francesco,il suo ex.
Ne era certa,lei.
Lo dicevano anche le sue amiche, su Facebook.

(State bene.
Ghino La Ganga)

Porte.

Ottobre 27, 2009

porta

Ecco, io non è che vorrei tornare agli anni ottanta perchè ero giovane,per la musica,per il disimpegno, per la spensieratezza,per il pentapartito,per DriveIn,per L’astatosta,per il monclèr le timberland le fuoristrada o chissà che altro, ma perchè una sera del luglio 1985 andammo tutti in banda –almeno venti,ragazzi e ragazze – in una discoteca tra Riccione e Misano dove si eleggeva la Miss del locale,mettiamo MissBiba tanto per dire,e ci piazzammo nelle prime due file stile militarizzazione del posto, e tra gli altri c’era questo mio amico sanmarinese che come tutti i sanmarinesi la cazzata non è che la fa,ma la crea con una certa arte e cattiveria, e fece casino tutta la sera urli fischi schiamazzi;poi salì sul palco la MissBiba dell’anno prima (1984) che faceva la strafiga e diceva di saper ballare, “allora,non ci balli qualcosa?” chiedeva il presentatore in giacca di lino bianca, certo che vi ballo qualcosa,”sì,ballaci una bella mazurka” sparava il sanmarinese tra le risate, e MissBiba 1984 che faceva la sostenuta ignorando il casino, poi inziava la danza ,una cosa assurda a mezza via tra Giselle e La Storia infinita,ed il sanmarinese ogni due passi le urlava “ma la sai fare la sforbiciata?” e lei ignorava piroettando, ma le veniva da ridere, era chiaro perchè cercava di concentrarsi ma torceva le labbra, e quello indomito, “ma la sai fare la sforbiciata?”, ogni dieci secondi; lei poi cominciò a guardare in platea con aria di sfida, proprio lui,guardava, e lui minimamente imbarazzato che incalzava “ ma allora, ‘sta sforbiciata?” e giù risate generali, sicchè lei a un tratto partì e la fece,la sforbiciata, una sforbiciata che non c’entrava una cazzo, fatta solo perchè ormai non se ne poteva più, ma non s’era data lo slancio giusto e la sforbiciata finì in un mezzo cristo, un volo della miseria, patapàm,lunga distesa a culo sulla pedana, un male della madonna, una botta incredibile, con lei interdetta per qualche istante il presentatore in lino banco preoccupato che voleva interrompere ma lei eroica che si rialzava e finiva,finiva come poteva dolorante ,fulminando il sanmarinese che infieriva “ ma insomma, avevi detto che la sapevi fare,la sforbiciata” noi tutti a ridere, finì ‘sta danza assurda, il presentatore di lino vestito che recuperava centro scena e serata, ”avete visto come è stata brava MissBiba 1984,mica come questi cattivelli qua davanti” indicando proprio noi, con in testa il sanmarinese scatenato,che mica smetteva,anzi continuava, ” mica ho fatto niente,io, è lei che dice che sa fare e poi non sa fare”, ormai ballava tutta la discoteca di risate, tutti giù a ridere, anche MissBiba con il culo a pezzi,il presentatore che dava un tono, le candidate MissBiba 1985 che ridevano anche loro, noi non ne parliamo,paonazzi ormai senza fiato, ridere ridere come poche volte,diosanto che roba.

Ogni tanto imbocco queste porte nel mio passato,tutte d’un fiato.
Non so perchè.
Scusate.

State bene.
Ghino La Ganga

Nella tomba,un politico dc che si ribalta: cazzo, ma proprio in quella via dovevate finire?
Nei monolocali,i trans che non han ben deciso se esser uomini o donne, sicchè assommano la cattiveria dei primi all’isteria delle seconde,per soli cinquemila euro a botta.
Per strada i carabinieri: che si son stancati di giocare a guardie,sicchè adesso giocano a ladri.
All’angolo un sedicente fotografo, che quando ti telefona assume il tono di vero interprete dello spirito del tempo: ho queste foto di te che t’ingroppi una capra; secondo la mia morale -che è quella corrente-valgono cinquantamila euro, trattabili a trentamila; tu intanto paga, che tanto un anno dopo le pubblico uguale.
All’attico, quelli dei media; in genere gay cattolici, che visionano i filmati ma non li divulgano, come a dire ai lettori: pappappèro, schiattate, voi che al massimo vi vedete uno che s’ingroppa una capra su you tube.
Nel superattico, un premier che finalmente ha trovato un pirla con gusti diversi dai suoi, e non vede l’ora di farglielo notare: vedi te, coglione, a evitare le mie feste in sardegna.

Nell’auto blu che s’avvicina, un pataca : così incapace di fare i conti con la sua sessualità da scombinare la vita di tanti, mugliera, figlie,suoceri, vice,portaborse,portafogli,portafigli, assegni.
Capace solo di farmi tanta pena.

Abbia cura di sè,Marrazzo.
Se serve uno psicanalista, Le passo il numero di uno bravo.
Così,almeno Lei, deciderà cosa vuole essere.

Stia bene; stiano bene anche i lettori.

Ghino La Ganga

Via http://metilparaben.blogspot.com/2009/10/laccoglienza-di-santa-romana-chiesa.html

Ed eccolo qui in foto il massacratore Hutu Emmanuel Uwayezu, a sinistra, assieme a quella testa di cazzo storica di Betori, che dovrebbe stare in galera per favoreggiamento e fare i bocchini ai detenuti. Betori, la feccia dell’Italia e la vergogna di Firenze: quando scomparira’ dalla faccia della terra si sentira’ meno fetore di merda, istantaneamente. Che qualcuno gli facesse fare a calci in culo tutta la Salerno-Reggio Calabria.

Il link all’articolo e’ qui di seguito: http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/europe/article6301621.ece. Si’, lo so che e’ il Times, ma chi volete che ve la dia la notizia? Brachino? Minzolini?

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Una sigaretta buonissima.

Ottobre 20, 2009

Lo sapevi.
Lo sapevi,che uscire con Valeria sarebbe stato così.
Bella ragazza.
Niente da dire.
Mora,un gran corpo.
Soprattutto il seno.
Fantastico.
Lo guardavi e stavi bene.
Non sentivi quel che diceva.
Ti dimenticavi perfino un fatto per il quale era famosa.
Quella volta che era uscita con Alberto.
Guidava lei, era andata a prenderlo lei.
Alberto non stava bene: “non sto bene”,le aveva detto.
“Ma sei malato? “ aveva chiesto lei,sospettosa.
“Mannò.. a volte esagero un po’ anche io. Sono un po’ ipocondriaco,ecco.”
Interdetta, era rimasta, la Valeria,smanettando sul volante.
“Ipocondriaco? Cosa vuol dire?”
Alberto non sapeva bene che rispondere.
“Vuol dire che a volte mi sento male…anche quando non sto male. Ecco… succede…è un fatto nervoso.”
Valeria non l’aveva mica digerita.
“Allora sei malato. Te sei malato.”
“No… sono ipocondriaco…non è come esere malato”.
“Ma va’. Te stai male. Sei malato. Ti devi far curare,te.”

La serata era andata in vacca, a quel che aveva raccontato Alberto.
Non era più riuscito a spiegare niente: un po’ gli veniva da ridere.
Non poteva credere che Valeria fosse così.
Invece era così: le dicevi una cosa che lei non afferrava?
Eccoti servito.
Ipocondriaco uguale a malato.
E tanti saluti.

Insomma: lo sapevi.
Sapevi che dovevi pesare le parole.
Frasi brevi.
Cosa preferisci di primo?
E di secondo?
Dopo cena andiamo a….?
Ah.
Discoteca?
Ma certo.
Mi va benissimo.
Come?
Ah:ci sono anche tutti gli altri.
Ma pensa.
Ci sono anche Dario,la Giovanna e tutti quelli là di Cattolica.
Quelli simpatici ma proprio-proprio simpatici-simpatici,insomma.
Il conto,per favore.

Ripartiti ,verso la disco sul colle di Misano.
Era estate.
Una gran fila.
Lei parlava.
Parlava,la Valeria.
Senti che bella musica che si sente già da qui,diceva.
Già.
Che bella.
Tu riflettevi.

“Sei pensieroso?”
Sentisti un brivido lungo la schiena.
Ripensasti alla parola “ipocondriaco”.
Attento,ti dicesti: da pensieroso ad ipocondriaco il passo è breve.
“Mannò… che pensieroso…” dicesti.

Arrivaste nel parcheggio,quello vip, proprio sotto alla scalinata d’ingresso della disco .
Avevi lasciato lauta mancia al parcheggiatore: così i sandalini di Valeria non si rovinavano.
Eccoci.
Lei scese al volo: non poteva aspettare.
Tu non scendesti.
No.
Cintura allacciata,stavi lì.
Valeria si girò, riaprì la portiera.
“Beh?Che fai?”

Respirasti profondamente.
“Non vengo,Valeria. Non ne ho voglia”
“Cosa? Ma scherzi? Siamo qui…dentro ci sono gli altri…..”
“Ecco. Raggiungili e salutali tutti da parte mia.”
Era bloccata. A bocca aperta. Pensava scherzassi.
“Ma dài…scherzi,vero?”
“No. Non scherzo. Vai tranquilla. Ci sentiamo,Valeria. Divertiti.Ciao”

Ora: il tuo ricordo è che la portiera la chiudesti tu, chinandoti sul sedile, mentre lei si scansava attonita.
Ti guardò dal parabrezza,girandosi mentre caracollava sui tacchi.
Era davvero bella: quei capelli neri,quel seno e quel sedere che si muovevano armoniosi, nonostante la postura assurda, perchè ogni tanto si girava per vedere se era uno scherzo.
Arrivata all’ingresso, ti guardò a lungo,prima di chiedere al gorilla dove stava il tavolo prenotato.
Ti fece uno strano gesto.
Una via di mezzo tra un saluto e un “sei pazzo”.

Il parcheggiatore non capiva.
“Va via? Ma…. quella ragazza….”
“Sì, vado via.La ragazza entra,stia tranquillo. E’ in buone mani.C’è il tavolo prenotato. Ci sono Dario e la Giovanna,poi.”
“Ma…boh… contento lei…”
Non poteva crederci.
Ingranasti la retro.
Il brecciolino schizzò via.
“Coglione! Come cazzo guidi…”
Rumoreggiò un gruppo di tipi,scansandosi.
Il parcheggiatore ti fece fare manovra.
Ti salutò come si saluta un matto: con deferenza, che non lo mettessi sotto.
Ricambiasti con una specie di saluto militare.

Imboccasti la discesa, verso il casello di Riccione.
Eri l’unico a scendere.
La fila ininterrotta saliva e saliva.
Qualcuno nella fila ascendente ti suonò: forse aveva riconosciuto la macchina, voleva salutare .
Chissà.
Salutasti alla cieca.

Ti venne voglia di fumare.
Una sigaretta.
Eccola.
Accendino.
Eccolo.
Una bella tirata.
Guidavi con una mano e fumavi con l’altra.
Non c’era fretta.
Stereo acceso.
Da dio,stavi.

Cazzo: come era buona,quella sigaretta.
Forse nel 1993 le facevano più buone.
Va a capire.

State bene.

Ghino La Ganga