Annunci

Veronica e i soldi.

novembre 16, 2017

Veronica Lario

 

 La sentenza è giusta, però favorisce le ricche. L’uomo non è un bancomat, però non può chiamarsi fuori così, senza nemmeno lasciare alla donna una prepagata al mese. La donna può lavorare, però ha perso molte occasioni a causa del matrimonio  e rischia di perdere quelle che il matrimonio le ha portato. Le rendite da matrimonio fallito sono da abolire, però una donna rischia di ritrovarsi povera come era prima delle nozze. L’uomo ha diritto di rifarsi una vita, però una donna ne ha uno ancora più grande  perché ha un naturale istinto per creare una coppia. L’uomo non può restare in mutande e senza un tetto, però una donna ha più bisogno di una casa di lui, anche se non ci sono figli. Sì, lo sappiamo: l’uomo non può finire sempre a dormire in auto o nei residence per divorziati pagati dai servizi sociali, e non può ridursi  a mangiare spesso alla Caritas, però la donna ha le sue spese, come ad esempio i corsi di zumba per lei e per i figli. Sì, è vero: certe volte i Tribunali avevano esagerato con gli immobili assegnati alla donna, ma la comodità della seconda casa al mare o ai monti è da considerarsi un diritto minimo da garantire. Sì, è vero, a volte la casa coniugale era dei genitori dell’ex marito, e vederci andare ad abitare la ex moglie con il nuovo compagno faceva un po’ incazzare tutti i parenti di lui: ma questo dimostra solo come il nostro non sia mai stato un paese evoluto. Sì, è vero, molte donne tiravano alla lunga la relazione con il nuovo compagno e non si risposavano per non perdere l’assegno, ma si trattava di poche centinaia di casi, al massimo di poche migliaia. Di poche decine di migliaia, insomma. Sì, è vero: quando i Tribunali hanno cominciato a togliere l’assegno, equiparando la stabile convivenza con il nuovo compagno al matrimonio, ci siamo molto incazzate, ma non lo facevamo con vera rabbia. Sì, è vero, quella volta della lettera a Repubblica abbiamo pensato che Veronica era una paladina del buon gusto e della riscossa dei diritti delle donne. Sì, è vero: da un po’ di anni facciamo  fatica a pensarlo, specie dopo aver letto le cifre. Sì, è vero: pensavamo che molti di  quei soldi andassero in opere pie. Sì, è vero: non abbiamo mai capito chi ce lo ha detto, né come abbiamo fatto a crederci. Insomma, lo ammettiamo:  adesso non sappiamo bene che dire. Sì, va bene: però vogliamo dirlo lo stesso.

 

( Elisabetta Ambrosi, sei arrivata qui perché ti fischiavano  le orecchie? Ma pensa. State bene, tu  ed  i lettori. Ghino La Ganga)

 

 

 

 

Rifugiato ed ignorato.

ottobre 31, 2017

 

 

“Oh.”

“Eh.”

“Guido mi ha beccato che mi scopavo sua moglie.”

“La Francesca?”

“Guido ha altre mogli?”

“No.”

“Allora era la Francesca. Me la scopavo. E lui mi ha beccato.”

“Capisco. Reazione?”

“Bah, mi ha minacciato. Ha detto che mi faceva rimuovere.”

“Da cosa?”

“Forse dal suo letto. Ci ha trovati che lei era a messa a pecora e io dietro. Guido ha proprio detto: ti faccio rimuovere.

“E tu? “

“Io sono rimasto fermo. L’ho sfidato con la mia passività.”

“Mh. Capisco. La situazione si è fatta tesa.”

“Sì. La Francesca protestava. Diceva : oh, insomma, cosa facciamo ? Io sono ancora a pecorina. Non ha colto che era una questione tra me  e lui. Lei creava solo confusione. Le abbiamo detto entrambi di stare zitta.”

“Siete andati avanti molto?”

“Almeno un’ora. Guido nel frattempo ha ricevuto una telefonata di solidarietà da Franco.”

“Ah. Ma Franco sapeva che tu eri a casa di Guido  e che Guido ti aveva beccato?”

“Sa che io ogni tanto mi scopo Francesca a pecora a casa sua, e che Guido torna spesso a casa prima. Insomma: immaginava che potesse succedere. Ma non ha fatto nulla per impedirlo.”

“Scusa, Franco cosa avrebbe dovuto fare?”

“Beh, ad esempio: convocare un tavolo di confronto.”

“Sarebbe servito?”

“Ad un cazzo. Però poteva provarci.”

“E insomma, come è finita?”

“Che dopo un’ora Guido è andato a pisciare. Io mi sono alzato, mi sono rivestito e prima che lui tornasse dal cesso sono uscito.”

“Lui non ti ha inseguito?”

“No. Secondo me gli ho evitato un problema. Però sono tornato a casa mia, sono entrato ed ho incontrato mia moglie.”

“Ah. Che ti ha detto?”

“Nulla. Secondo me sperava non tornassi.”

“Capisco. E tu? Che le hai detto?”

“Che ero un rifugiato politico.”

“Che ti ha risposto?”

“Ha alzato le spalle, mi ha guardato come fossi uno scemo. Poi mi ha detto di non rompere i coglioni ai vicini e  che il pranzo era nel microonde, lei andava in palestra. “

“Beh, ti è andata bene. Nessuno ti ha picchiato.”

“Ma guarda, io alla fine ci speravo. Allora non gliene frega proprio un cazzo a nessuno di me e di quel che ho fatto!”

“In effetti…”

“Quanto sei stronzo.”

“Errore. Quanto siamo stronzi. Perché siamo in parecchi. Vabbè, buon pranzo. Ciao.”

“Ciao.”

( In sottofondo: Arcade Fire, Signs of Life. State bene. Ghino La Ganga)

 

 

Con Facebook non ho  alcun rapporto, il che dovrebbe farmi venire qualche pentimento. Un mio collega mi  mostra il profilo di un comune conoscente, mentre questi festeggia i suoi cinquant’anni in un locale pubblico. Il conoscente comune è  vestito con giacca da torero e perizoma accrescipacco, munito di banderillas con terminale a forma di pene maschile, ed appare intento a penetrare con esse il posteriore di una ballerina di lap dance, ingaggiata per l’occasione e ritualmente sistemata a pecorina, mentre la di lui mugliera e gli invitati si sganasciano di risate seduti sui divanetti posti a fianco. Fin qui nulla di nuovo, direte voi. Sì, giusto: nulla può più sorprenderci, la vita di oggi è solo il fluire di immagini già viste, riviste, rimasticate e ri-assemblate. A fronte di tale assunto, nulla di nuovo può dunque portarci il caso di quel giovanotto che, lungo una via di Riccione , ha filmato la morte di un quasi coetaneo caduto in moto, chiedendo via internet di chiamare un soccorso che non si capiva perché non chiamasse lui per primo. Vabbé, transeat: il giovanotto filmatore pare sia un esperto d’arte, e, visto che ora la Procura si sta interessando al suo pensiero ed al suo agire, si giustificherà senz’altro dicendo di aver voluto riprodurre  in diverso formato la serie fotografica Car Crashes and Accidents di Andy Warhol. Il tutto assumerà perciò la valenza di una performance artistica: macabra, ma pur sempre una performance; e ditemi voi, oggi, quale atto o fatto non possieda i requisiti per diventarlo. Come dite? Ah, già. Si è svolto tutto a Riccione. Beh, e dove starebbe la sorpresa?

State bene.

Ghino La Ganga

Ma certo. Ha ragione lei.

Il brano qui sotto?  Beh: scusate, non ho resistito.

State bene.

Ghino La Ganga

 

Lo sapevi?

ottobre 21, 2017

 

 

“Oh.”

“Eh.”

“Senti, tu lo sapevi che Weinstein saltava addosso alle attrici?”

“No. Tu lo sapevi?”

“No. Come facevo? Io mica conosco qualcuno dello spettacolo. Vivo a Copparola di Sotto.”

“Beato te. Almeno hai la statale vicina. Io sto a Minchiazza di Sopra. Ogni volta devo farmi dieci chilometri di tornanti.”

“Ma conoscevi Weinstein?”

“No. Manco sapevo chi fosse. I film mica li vedo al cinema. Scarico da dove capita.”

“Manco io conoscevo Weinstein. Però Asia Argento la conosco.”

“Ah. Personalmente?”

“No. So chi è. So che adesso sta in America.”

“E vorresti che tornasse?”

“Boh. Che ne so? Tu lo vorresti?”

“Boh. Non è che mi cambierebbe qualcosa. La gente del cinema continua a frequentare la gente del cinema. Mica viene a Copparola di Sotto.”

“Sennò ci proveresti?”

“A fare che?”

“No, dico: se Asia Argento venisse a Copparola di Sotto, tu ci proveresti con lei?”

“No. Perché dovrei?”

“Non lo so. In effetti, manco io ci proverei.”

“E ti senti in colpa per questo?”

“Boh. Direi di no. Dovrei?”

“Credo di no. Però tutti dicono che ci si deve sentire in colpa.”

“Ah, sì, ho letto. Ma non ho mica capito per cosa.”

“Già. Per cosa?”

“Boh. Per cosa? Mica lo so. Scusa, ma allora di cosa stiamo parlando?”

“Ah, boh. Dài, ci sentiamo. Ciao.”

“Ciao.”

(State bene. Ghino La Ganga)

Alle medie.

ottobre 19, 2017

 

 

Se alle medie io fossi stato bocciato, ed avessi proposto a mio padre di fare ricorso, sostenendo che mia madre gli aveva tenuto nascosto quanto ero asino, penso che lui avrebbe fatto ricorso per farmi dichiarare idiota.

Ah, già: non abitavo a Gorizia, ed i miei non erano separati.

Che sfiga.

State bene.

Ghino La Ganga